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Home Territorio Consumatori L' appetito vien leggendo: alla (ri)scoperta dell'antico mangiare

L' appetito vien leggendo: alla (ri)scoperta dell'antico mangiare

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di GIUSEPPE CARIELLO

Il Limoncella

Impossibile sapere il nome del comune mortale a cui Zeus regalò il segreto del limoncello, il più importante dono del signore dell'Olimpo dopo il fuoco. Sicuramente, però, sappiamo dove è successo: nella Terra delle Sirene. Cosa sarebbero queste spiagge e questi scogli senza i limoni? E le tavole senza il limoncello?

Le origini, dunque, sono misteriose! Alcuni ricordano l'uso dei pescatori e contadi di bere un po' di liquore di limone al mattino per combattere il freddo; altri parlano di monaci laboriosi intenti a conservare il bello della vita tra una preghiera e l'altra quando le strade erano insicure e il mare popolato di saraceni predoni.

Nei secoli bui, dunque, circolavano anche gli infusi più diversi, ottenuti con le fragole, il mirto, il mandarino, la noce di Sorrento…e il limone appunto: erano produzioni comuni nei conventi costruiti tra le rocce e il mare. I monaci certosini cacciarono le Sirene dalla loro terra ma ne conservarono le abitudini più sane, come bere il limoncello.

Sia come sia, nelle case è sempre stata diffusa l'abitudine di conservare nella credenza qualche bottiglia di fragolino, nocillo e limoncello. Quando Capri cominciava a costruire la propria favola moderna all'alba della società di massa, Ignazio e Arturo Cerio, Fersen, Munthe, Krupp e tanti altri sfaccendati ricchi e famosi presero l'abitudine di bere quello fatto da Vincenza Canale che gestiva la pensione “ Mariantonia”.

Difficile, dunque, ricostruire una vera e propria storia del Limoncello di Sorrento; a contendersi la sua paternità non troviamo, infatti, solo Sorrento, ma anche Amalfi e Capri .

Dobbiamo ammettere però che è la città di Capri ad avere un vantaggio sugli altri. Proprio una famiglia di Capri, infatti, è stata la prima a registrare il marchio "Limoncello" ormai noto in ogni angolo del mondo. Si narra di una pensione dell'Isola Azzurra, una piccola e caratteristica pensione dove sorgeva un meraviglioso giardino di limoni e di arance. A curare questa oasi di profumi e di sapori era la signora Maria Antonia Farace che con quei limoni creava un “liquore” davvero unico che offriva sul desco dei suoi ospiti.

Maria Antonia tramandò la sua ricetta al nipote Massimo Canale che nel dopoguerra aprì un ristorante vicino alla villa di Axel Munte. In quel ristorante si serviva proprio il famoso Limoncello di sua nonna. La ricetta arrivò anche a suo figlio che decise addirittura di dare il via ad una piccola produzione artigianale di Limoncello. Fu proprio lui a registrare il marchio nel 1988.

Quel che è certo è che il Limoncello è un liquore dal sapore intenso, un sapore che può essere ottenuto solo con i limoni di questo tratto di costa. Sia che la paternità sia di Amalfi, di Sorrento o di Capri quindi poco importa. Il Limoncello ormai, inoltre, ha fatto il giro del mondo intero, un liquore famoso che tutti ci invidiano e di cui allora non possiamo che andare fieri.

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La Ricetta

16 limoni

2 l di alcol etilico

2 l di acqua

1,5 kg di zucchero

Procedimento:

Sciacquate per bene i limoni sotto l’acqua , quindi asciugateli e pelateli avendo cura di prelevare solo la parte gialla della scorza. Ponete dunque le bucce e 1,4 l di alcol in un recipiente e lasciatele riposare per un mese in luogo fresco e scuro. Trascorso questo tempo versate lo zucchero in un tegame e fatelo sciogliere con l’acqua a fuoco dolce badando a non fargli prendere il  bollore, lasciate poi freddare ed unite lo sciroppo di glucosio così ottenuto alle scorze di limone in infusione, unite quindi anche i restanti 600 cl di alcol, tappate  e lasciate in infusione per altri quaranta giorni. Fatto ciò filtrate il limoncello ed imbottigliatelo.