Il SudEst

Tuesday
Oct 27th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Territorio territorio Minoranze etniche e disagio socio-economico

Minoranze etniche e disagio socio-economico

Email Stampa PDF

 

 

di VINCENZA D'ONGHIA

Raramente le pandemie colpiscono in maniera uniforme tutti gli strati della popolazione.

 

La Peste nera del XIV secolo, l’epidemia di peste bubbonica che ridusse di un terzo la popolazione mondiale e destabilizzò gli equilibri politici del tempo, ebbe modo di mietere il maggior numero di vittime tra le popolazioni più povere, piegate dalla malnutrizione e dal duro lavoro nelle campagne o accalcate nei miseri e malsani tuguri delle città medievali. Anche l’attuale pandemia da Covid-19 sta causando una pesante crisi economica con un aumento vertiginoso del tasso di disoccupazione ed un indebolimento delle reti di assistenza sociale e se consideriamo che tra gli strati sociali più poveri sono più diffuse le patologie croniche invalidanti, è inevitabile che sempre più persone si troveranno a rischio di mortalità associata all’infezione. Paradossalmente, in alcuni paesi molto ricchi, nonostante i provvedimenti adottati per la salvaguardia del lavoro, intere fasce di popolazione a basso reddito non hanno accesso ad essi e risultano omesse dai piani di contingenza. Le conseguenze di protezioni finanziarie inadeguate per lavoratori a salario minimo sono maggiormente evidenti in paesi con alti livelli di povertà estrema come l’India. Inoltre, le popolazioni più povere, già in difficoltà ad avere accesso al sistema sanitario in circostanze normali, si trovano del tutto abbandonate in una condizione di emergenza, senza contare il fatto che vengono raggiunte con maggiore difficoltà dalle informazioni sanitare e ciò determina conseguenti trasgressioni delle misure messe in atto dai governi per arginare l’epidemia.

A tale proposito, risulta molto interessante quanto emerso da uno studio condotto sulla popolazione di New York, l’area più colpita dalla pandemia negli Stati Uniti, secondo cui i tassi di ospedalizzazione e di mortalità più alti per Covid-19 si registravano tra le fasce di popolazione più svantaggiate. Altri studi condotti sulla popolazione dello stato del Massachusetts hanno dimostrato che le comunità locali con una più alta percentuale di residenti in stato di povertà o con basso reddito tendono ad avere una maggiore prevalenza di Covid-19. Stesso dato emerge nelle città e nei piccoli centri in cui vi sono più lavoratori nel settore della sanità, dell’assistenza sociale, dei trasporti pubblici e dei servizi e in quelli in cui c’è il più alto tasso di locazione e mancanza dell’assicurazione sanitaria. L’impatto, sia sanitario che economico, di Covid-19 è quindi chiaramente più forte nelle comunità in cui maggiore è la vulnerabilità sociale e tutto ciò contribuisce sicuramente alle differenze geografiche nella distribuzione della malattia. Uno studio condotto a Boston tra marzo e maggio 2020 su 2729 pazienti ha evidenziato che circa la metà erano afroamericani, un terzo ispanici e uno su sei senzatetto. Confrontati con soggetti di origine caucasica o afroamericana, più ispanici risultavano aver necessitato del ricovero, soprattutto al di sopra dei 60 anni, sebbene i caucasici presentassero il tasso di mortalità più elevato, dato imputabile all’età avanzata della maggior parte dei malati. La qualità dell’assistenza sanitaria, le disparità socio-economiche e il razzismo che, insieme alle condizioni di vita e lavorative, influenzano l’aspettativa di vita, la presenza di cronicità e l’accesso ai servizi sanitari, sono tutti fattori che giocano un ruolo cruciale nel rischio di esposizione, di malattia e di mortalità nel corso dell’epidemia da Covid-19. Lo studio enfatizzava inoltre l’importanza di una “rete di sicurezza” in centri in cui vi è un’elevata concentrazione di popolazione a rischio per disparità socio-economiche e presenza di minoranze etniche, basata su informazioni relative alla qualità di vita del paziente in grado di orientare le decisioni dei clinici relativamente al ricovero e alle dimissioni. Ad esempio, laddove si intravedesse una situazione in cui sembrava difficile l’autoisolamento, è stato prolungato il ricovero oppure, per i pazienti in condizioni non severe o critiche le cui condizioni di vita impedissero l’autoisolamento o un idoneo recupero, come i senzatetto, è stato creato un centro di convalescenza post-Covid-19 in un edificio vuoto adiacente all’ospedale. Altre iniziative comprendevano la consegna a domicilio di pasti preparati dalla mensa ospedaliera, la distribuzione di telefoni cellulari per facilitare il follow-up a distanza e la consegna a domicilio di farmaci.

Uno dei punti di forza dello studio appena descritto risiedeva nel fatto che i dati relativi al gruppo etnico raggruppati per età erano disponibili per il 91,3% dei soggetti, laddove nella maggior parte delle casistiche essi sono incompleti. In un momento storico come quello attuale, in cui la sensibilità verso i problemi razziali è altissima, è essenziale ricordare che gli afroamericani, la cui storia è stata segnata dall’oppressione e dalle ingiustizie sociali, devono fare i conti con altissimi tassi di povertà e problemi giudiziari nonché con enormi difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria e conseguente elevata prevalenza di patologie croniche come malattie cardiovascolari, diabete, malattie renali e respiratorie e HIV. Tutto ciò ha probabilmente indotto le comunità afroamericane e le comunità di origine africana in molti paesi del mondo ad accettare il mito della cosiddetta “immunità nera” nei confronti di SARS-CoV-2 come una possibile via d’uscita da un’ulteriore terribile sfida nel contesto di una crisi sanitaria globale. Il primo africano contagiato è stato un giovane studente camerunense residente in Cina, guarito dopo alcune settimane. L’episodio ha determinato l’emergere di una serie di teorie con scarso fondamento scientifico secondo le quali la costituzione genetica o addirittura la presenza di melanina rendevano le persone di origine africana immuni al virus, prontamente diffuse da media e social nonostante celebri personalità afroamericane dichiarassero pubblicamente di aver contratto l’infezione. Tali azzardate ipotesi hanno indotto a comportamenti scorretti e contrari alle misure di profilassi in alcune comunità, con il risultato di un incremento di contagi. In realtà, non esistono dati sufficienti per stabilire un nesso di causalità tra la suscettibilità all’infezione e fattori etnici e la diffusione di ipotesi non supportate da evidenze scientifiche può peggiorare la situazione proprio di fasce di popolazione svantaggiate che dovrebbero essere maggiormente protette dalla diffusione del virus. Se consideriamo, ad esempio, che la maggior parte degli afroamericani risiede nelle grandi aree urbane di New York, Detroit, Chicago, Boston, New Orleans e Philadelphia in comunità circoscritte, è facile comprendere come un agente patogeno possa diffondersi a causa della prossimità. Inoltre, nelle grandi città, gli afroamericani tendono a svolgere attività nel settore dei servizi, fattore che impedisce loro di lavorare da casa e determina una maggior esposizione al contagio, per cui qualsiasi sottovalutazione del rischio, rischia di trasformare un’area urbana in un enorme focolaio. Non a caso, alcuni studi hanno dimostrato che gli afroamericani presentano un più elevato tasso di infezione e mortalità da Covid-19. Molto interessanti sono anche alcuni studi condotti nel Regno Unito, che hanno esaminato i fattori professionali che esponevano le minoranze etniche al contagio da SARS-CoV-2, evidenziando che esse svolgono attività a stretto contatto con il pubblico, non praticabili a distanza e sottopagate. Se a ciò si aggiunge la clandestinità, il sovraffollamento delle abitazioni e condizioni come denutrizione o obesità dovuta a malnutrizione è facile intuire che l’infezione da Covid-19 possa assumere, in questi contesti sociali, connotati di severità e criticità.

Sono quindi necessarie misure urgenti per contenere la diffusione del virus e l’impatto sanitario della pandemia tra le minoranze etniche e le comunità di migranti che partano dall’individuazione e trattamento precoce delle cronicità, l’educazione alla salute e la comunicazione sanitaria tenendo conto delle caratteristiche linguistiche e culturali di ciascuna comunità e la tutela dei lavoratori dal punto di vista sanitario ed economico con progetti mirati alla distribuzione dei dispositivi di protezione individuale, alla pianificazione di strategie per il distanziamento fisico e al controllo dei contratti e delle condizioni di lavoro affinchè  non vi siano discriminazioni in caso di assenza dal lavoro per isolamento fiduciario o malattia e venga incentivato, dove possibile, il lavoro a distanza. Nell’uscire dalla pandemia dobbiamo garantire che le disparità emerse, ingiuste ed evitabili, vengano appianate. I governi devono proteggere le fasce svantaggiate e le minoranze da future criticità e danni per la salute a lungo termine durante il processo di ripresa socio-economica una volta che il pericolo sanitario sarà definitivamente alle spalle.

Immagine I: Domenico Di Bartolo, “La distribuzione delle elemosine”, 1441, Siena, Ospedale S. Maria della Scala

Bibliografia

  1. Ahmed F. et al., Why inequality could spread COVID-19, Lancet Public Health. 2020 May;5(5): e240. doi: 10.1016/S2468-2667(20)30085-2. Epub 2020 Apr 2
  2. Hawkins D., Social Determinants of COVID-19 in Massachusetts, United States: An Ecological Study, J Prev Med Public Health 2020;53:220-227 • https://doi.org/10.3961/jpmph.20.256
  3. Hsu HE et al., Race/Ethnicity, Underlying Medical Conditions, Homelessness, and Hospitalization Status of Adult Patients with COVID-19 at an Urban Safety-Net Medical Center — Boston, Massachusetts, 2020, US Department of Health and Human Services/Centers for Disease Control and Prevention MMWR / July 10, 2020 / Vol. 69 / No. 27
  4. Laurencin CT et al., The COVID-19 Pandemic: a Call to Action to Identify and Address Racial and Ethnic Disparities, J Racial Ethn Health Disparities. 2020 Jun;7(3):398-402. .doi: 10.1007/s40615-020-00756-0
  5. Aldridge RW et al., Black, Asian and Minority Ethnic groups in England are at increased risk of death from COVID-19: indirect standardisation of NHS mortality data, Wellcome Open Res. 2020 Jun 24;5: 88.doi: 10.12688/wellcomeopenres.15922.2. eCollection 2020