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Wael si impicca a 9 anni: vittima di bullismo

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di ROSA MANNETTA

Wael un piccolo di nove anni, ha rifiutato la vita: non tollerava più il razzismo e gli insulti che aveva ogni giorno a scuola.

 

La settimana scorsa è stato trovato impiccato al cancello di un cimitero, in una città turca, a Kartepe. Tempo fa, il papà un medico veterinario, aveva deciso di fuggire dalla Siria, in guerra civile. Il papà ha detto: “Mio figlio Wael, era molto sensibile. Era intelligente e amava la vita. Lui soffriva perché i suoi compagni di classe ogni mattina, gli dicevano: “Sei un siriano, vattene nel tuo Paese”. Dopo pranzo, ha detto che andava alla moschea a pregare. Non è più tornato”. La scorsa settimana, verso sera, alcuni abitanti hanno visto la drammatica fine di Wael. Le telecamere hanno ripreso gli ultimi attimi di vita del piccolo che camminava con una cintura in mano. Questa notizia fa rabbrividire chiunque abbia ancora un senso di umanità. Noi siamo esseri umani: me lo auguro che sia così. E propongo questo fatto raccapricciante nel solito bar Maracuja. Qui avvengono i dibattiti e le interviste. Anna subito, dice: “E’ assurdo tutto questo. Una famiglia scappa da un Paese in guerra e in un’altra nazione, un figliolo decide di morire perché il razzismo, gli rovina la quotidianità. Assurdo. Il bullismo è una pessima caratteristica che avviene anche in Italia. Sono episodi che partono da contesti familiari dove non esiste la parola “rispetto”: chi ha pagato con la vita, è stato il piccolo Wael”. E poi interviene Antonio e afferma: “A proposito di bullismo, ho letto due giorni fa che la dipendente di un’azienda, ha ricevuto delle minacce con un messaggio: “Non dovevi fare un altro figlio, ora al lavoro ti faremo morire”. Questo il messaggio del consulente del datore di lavoro e lui aveva anche consigliato alla donna: “Ti conviene accettare l’offerta. Se rientri al lavoro, ti condurranno alla morte”. E tutti sul lavoro le hanno creato delle enormi difficoltà. Ma lei non ha ceduto e si è rivolta alla Cgil. Questo è un episodio gravissimo e riguarda le dimissioni che sono estorte e imposte. Questo è un caso di bullismo perché si arriva alla manipolazione della vita sociale della dipendente. Il mobbing, invece, è una aggressione psicologica che avviene per un lungo periodo di tempo. Ma comunque, il bullismo verso questa donna che aveva avuto un secondo figlio, è solo da condannare”. Le parole di Antonio sono incisive. A mio avviso, il bullismo deve essere estirpato. Occorre denunciare gli episodi di bullismo, a scuola e sui luoghi di lavoro. E bisogna avere forza, dignità, autostima. Tiziano Terzani scriveva: “La Storia esiste se qualcuno la racconta”. E noi, usciamo dalla paura e parliamone, a testa alta. Nessuno può bullizzare la nostra vita.