Il SudEst

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Jan 17th
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Un mondo di balocchi

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di MADDALENA COVIELLO

Si passeggia per i negozi, gente che acquista ogni giorno. Gente che si lamenta se qualcosa non è sotto ogni costo pensabile.

 

Gente che spende tanto anche per un solo accessorio di lusso. Due facce opposte, ma della stessa medaglia di una realtà e un passato che appartiene e sono vicini. La preoccupazione sale, è naturale chiedere a se stessi, cosa si nasconde o cosa prospetta questo clima, questa situazione, se si ascolta prima un documentario della grande guerra e se la cosiddetta teoria dei geni, faccia sentire dentro di sé che la guerra forse non è mai finita: la gente cattiva, l’amoralità, la prepotenza, il potere e l’abuso del potere dominano ancora sugli uomini e i loro giorni. Il tempo non è altro che la nostra invenzione, il pensiero bisbiglia anche questo oggi in pericolo dalle manipolazioni psicologiche di tv, media, pubblicità e l’osannata formazione privata nel campo della comunicazione. Questo mondo non consegna alla nascita un passato, presente, futuro.  È un’invenzione umana per scandagliare una lontananza che non c’è e serve a distrarre dall’unico vero obiettivo: il reale. Proseguendo il discorso si vocifera tra la gente un licenziamento, un maltrattamento sul lavoro, una paga che non serva neanche a comprare dell’acqua sana tutti i giorni.  Operai che non possono o sono inermi al maltrattamento sul lavoro, tornano a casa e non trovano la comprensione della famiglia nel dire «oggi non ce la facciamo» o il litigio diventa l’unico sfogo reciproco a questa situazione. Qualcun altro tenta di reagire, ma senti che non gli manca poco che è in cura, dove essa diventa l’unico modo per non reagire sopportare piamente la condanna sociale e legislativa, sorridere e giustificare il male che è fatto. Lo faceva un tempo, la religione, ora intenta a fare da ancella alle segrete stanze del potere. Il male è giustificato più del bene. Per strada manca la gentilezza, l’amicizia, la solidarietà, il riconoscimento. Aumenta il servilismo, il rinnegare persino il proprio amico secondo, gli interessi. «Hai sentito? Non più stranieri nel nostro Paese sono loro che rubano il lavoro» dice qualcuno. «Sembra il fascismo» risponde qualcuno sorridendo con scetticismo.  Il razzismo è tornato “in uso”. Si scambia un discorso con un artigiano o un venditore locale: «chi compra non sa quanto costi il materiale e come sia impossibile venderlo a prezzi concorrenziali con le grandi multinazionali, spesso si rimette il guadagno».  Una notizia data apparentemente con distrazione in tv ti conduce a una verità aberrante e di cui nessuno vuole ascoltare o parlare, “non vedo, non sento e non parlo” è il principio. «Esistono ancora oggi i campi di concentramento». Si attiva una ricerca e scopri che è vero, alcuni sono i “Laogai” in Cina. Uomini, donne e bambini sono attualmente costretti al lavoro forzato in condizioni disumane a vantaggio economico del Governo e di numerose multinazionali che producono o investono in Cina. I Laogai sono tuttora strettamente funzionali allo stato totalitario cinese per un doppio scopo: perpetuare la macchina dell’intimidazione e del terrore, con il lavaggio del cervello per gli oppositori politici; fornire un’inesauribile forza lavoro a costo zero. Rimbombano nelle orecchie le parole pronunciate dal professore o professoressa a scuola in un mondo vent’anni fa più mano, quando si cantavano canzoni di uguaglianza, solidarietà e fratellanza: «i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico, non vanno dimenticati». Non significa, come erroneamente perpetrato che “la storia si ripeta”.  Il significato è che l’uomo è sempre uguale a se stesso, pur nel cambiamento storico.