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Pistola contro le penne

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di MARCO SPAGNUOLO

La storia si ripete al De Nittis


Nella notte di  domenica 17 dicembre, i ragazzi e le ragazze del Collettivo De Nittis si sono recati presso il loro  istituto per occuparlo.  Decisione estrema presa per rispondere ad  un’estrema situazione di  ricatto da parte della preside sulle attività culturali e artistiche – ricordiamo che stiamo parlando di  un Liceo artistico, per cui queste attività sono un’occasione per gli studenti  di esprimere ciò che studiano fra i banchi coniugando sapere e creatività. Ricatto che, come denunciato  molte volte dagli stessi studenti del su detto liceo, si è esteso spesso alla negazione del diritto di assemblea di classe o di istituto in seguito  a manifestazioni cittadine.

Al proposito di  dare una lettura più nitida della faccenda, al di  là delle storpiature che ne hanno fatto in molti questi giorni, abbiamo raccolto delle testimonianze dirette fra chi c’era quella notte.

“Abbiamo usato una rete sul retro che era già tagliata e per non fare danni abbiamo usato quella, ma ci siamo subito accorti di due macchine vuote parcheggiate nel cortile della scuola […]. Quando siamo tornati al cancello, abbiamo sentito  il rumore del clacson ed è uscito il vigilantes con l’arma gridando “fermi o sparo”, così abbiamo iniziato a correre gridando “siamo studenti”, e quando ci siamo fermati ci ha intimato di scoprirci. Ha detto che ha uscito l’arma perché credeva fossimo ladri, ma poi ha affermato di aver parlato  il giorno precedente (il sabato) con la preside, che sapeva che ci fosse la volontà di occupare la scuola.”

“Correndo, una ragazza si è tagliata sulla mano e, avendo problemi di difese immunitarie, si è subito sentita male ed è dovuta ricorrere alle cure in ospedale, così come un’altra ragazza che si è ferita alla gamba, scavalcando nella fuga.”

La risposta degli studenti è stata immediata: “Abbiamo subito preparato  uno striscione “non spari il sole se gli spari addosso”, siamo arrivati all’alba a scuola e abbiamo chiuso i cancelli con le catene e appeso lo striscione. Nella mattinata si  è letto più volte il comunicato riguardo l’occupazione e abbiamo tenuto una assemblea autoconvocata,  dopo che alcuni sono entrati  nella scuola, mantenendo un’autogestione fino alle 18.00.”

Inoltre, uno dei rappresentanti ci ha tenuto a precisare: “prima di tutto dobbiamo dire che l’agente non si è né dichiarato quando ha uscito l’arma né si trovava in un’auto  di servizio. In secondo luogo, la ragazza che è caduta dal muretto ha chiesto all’agente di aprirle il cancello per uscire, e il taglio era vistoso, e la risposta è stata “come sei scesi, così sali”. Poi è gravissimo il fatto che lui stesso abbia ammesso di sapere che loro fossero studenti, quindi ha consapevolmente usato un’arma per intimidirci sapendo che fossimo inermi, disarmati e assolutamente non pericolosi contro un agente, anche se solo uno e da solo”.

Una vicenda, che assieme a ciò che è successo al Liceo Virgilio – e che abbiamo riportato settimane fa – e in tante scuole, registra un crescente uso della forza e della violenza da parte di chi è chiamato a gestire il potere – che sia una scuola, una circoscrizione o una città – per l’incompetenza nel dare ciò che spetta a chi spetta al  momento giusto, arrivando a episodi di chiusura totale.