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Sub e ordigni in mare

Sub e ordigni in mare


di GIOVANNI LAFIRENZE

Questa strana e climaticamente burrascosa stagione estiva è già iniziata. D’estate un gran numero di villeggianti visita e permane in località di mare. Spiagge o scogliere ormai attrezzate per accogliere turisti abituali e occasionali. Famiglie, coppie, adolescenti incantati da panorami, sabbie e tramonti. Anche quest’anno, l’associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra vuole sensibilizzare sub e diportisti sul pericolo prodotto dai residuati bellici inesplosi, presenti a varie profondità nei fondali marini delle nostre coste. Intanto partiamo da qualche dato: Nel 2017 i nuclei SDAI della Marina Militare hanno rimosso circa 22.000 residuati bellici (mare, laghi, fiumi). Nel 2018 i sommozzatori SDAI hanno già lavorato 10.333 ordigni bellici. Le immersioni sportive possono effettuarsi in apnea: maschera e aeratore. In questo caso se non ci si cala da una barca è facilmente presumibile che il bagnante non è lontano dalla costa, perciò non dovrebbe trovare residuati, ma tale teoria è smentita dalle notizie dei quotidiani locali. Infatti, solo per porre qualche esempio, il 18 giugno a Cerveteri è individuato in mare un ordigno bellico inesploso a poche decine di metri dalla riva. Il 22 giugno i Palombari dello SDAI di Augusta hanno operato nell´isola di Favignana (TP), su richiesta della Prefettura di Trapani, per identificare un possibile ordigno esplosivo rinvenuto da un apneista a 10 metri di profondità e 100 dalla costa. Anticipati gli esempi possiamo consigliare ai sub apneisti di godersi fondali, Gorgonie o Posidonie. Discorso diverso per i sub brevettati, coloro che si immergono con erogatori (sempre due), bombole e che non lasciano mai nulla al caso, ma calcolano e prevedono tutte le fasi dell’immersione.  Il sommozzatore sportivo difficilmente si cala da una scogliera, più volte utilizza una barca ben equipaggiata. Infatti tali immersioni non vengono mai effettuate da soli, ma sempre in gruppo (minimo due sub). In ogni caso il fondale potrebbe essere sabbioso, scoglioso, colorato o variegato di splendide sfumature. L’involucro esterno dei residuati bellici inabissati a distanza di tanti anni, assumono più o meno gli stessi colori dell’habitat marino che li “custodisce”. Tali ordigni potrebbero apparire semi insabbiati o celati tra scogli. Il sub che pensa d’aver individuato un residuato bellico non deve cedere alla tentazione di toccarlo, smuoverlo, anzi deve segnalare ad altri sub che lo accompagnano di allontanarsi dalla zona, quindi evitando di smuovere sabbia, scattare delle foto al presunto ordigno, al fondale che lo circonda. Se è possibile collegare un galleggiante da segnalazione ad un masso non troppo vicino al presunto ordigno, quindi rispettando tempi e curva di sicurezza, risalire in barca prendere il punto GPS e segnalare tutto alla Capitaneria di Porto competente per la zona di mare in oggetto. Le operazioni effettuate: foto, galleggiante e punto Gps, agevoleranno gli uomini della Guardia Costiera a risolvere più velocemente l’emergenza in corso.

 

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