Il SudEst

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Cultura

Bella Italia ... "Pompei, la città risorta dalle ceneri"

Bella Italia ...

di MARIA PACE

Era l’epoca in cui l’uomo divinizzava il fulmine che colpisce, la fiamma che divora, la nube che si scioglie, il vento che abbatte, la fiera che dilania… una religione fatta più di paura che di pietà. Era l’epoca in cui si subiva il fascino della grandiosa bellezza del creato e si cercava, con il mito, di spiegare la pericolosa potenza degli elementi.

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Dall’Albania al Mezzogiorno. Arberesche, un patrimonio da condividere

di SILVIO VIVONE RUBENS*

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Sibari

Cassano allo Ionio (Cosenza)

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Umberto Saba. Un’esperienza di vita e di poesia

di DONATELLA FOLLIERI

Le rose che nascondono un abisso

 

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Dall’Albania al Mezzogiorno Arberesche, un patrimonio da condividere

 

di SILVIO RUBENS VIVONE*

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Sibari

Cassano allo Ionio (Cosenza)

23 settembre 2018

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Antica Roma, Spettacoli e divertimento (seconda parte)

di MARIA PACE

Una figura particolare era il gregarius, il quale costituiva una categoria di minor costo da alternare, negli spettacoli, ai grandi atleti. E questo significa che dietro questi spettacoli, si muoveva un grosso giro d’affari.

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Falstaff

di MARIAPIA METALLO

“Tutto nel mondo è burla. L'uomo è nato burlone”.
( Atto III)


 

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Elena Bono, un caso letterario

di MARIAPIA METALLO

« …La Storia è un mare in cui anche i giganti vengono sommersi dalle tempeste da loro stessi provocate. Ma la Storia è, altresì, non solo il vastissimo campo insanguinato dove giacciono assieme ai giganti combattenti, anche gli incolpevoli, travolti da forze e ragioni a loro estranee. La Storia è anche il piccolo campo lavorato con grande stento e sudore dai poveri, dagli umili che con ostinata pazienza tornano a seminare il buon grano di cui si alimenta la vita dell’uomo…. »... ( Elena Bono tratto dalla presentazione dell’autrice de "Le spade e le ferite")


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Manuela Sáenz: l’eroina tardivamente riscoperta

di MADDALENA CELANO

(…) ed io gli domandai di Manuelita,

ma essi non sapevano,

 

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Antica Roma: Spettacoli e divertimenti (1)

di MARIA PACE

Ludi, così erano genericamente chiamati i giochi e gli spettacoli pubblici degli antichi romani, a proposito dei quali Giovenale, già nel I° secolo d.C.  affermava:

“Il popolo romano una volta distribuiva comandi, fasci e legioni, tutto. Ora non se ne cura e due cose soltanto desidera: pane e giochi.”

Ed era esattamente così. Lo dimostra l’elevato numero di giorni di ludi ufficiali elencati nel calendario: settantasette giorni, alla fine del periodo della Repubblica. E se questa cifra sembra già rilevante, ecco che alla fine del quarto secolo si contavano ben cento e settantasette giorni dedicati ai divertimenti ed alle celebrazioni.

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