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Aggiungi un posto a tavola

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di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.

 

 

La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

Spatzle con speck

( Di origine germanica, questi gnocchetti sono un must della cucina del Nord-Est. Si possono preparare sia bianchi, sia con gli spinaci nell’impasto, e questa è forse la versione più appetitosa.)

Ingredienti per 4 persone: 250 gr. di spinaci (meglio se freschi); 250 gr. di farina; 100 ml di acqua; 3 uova; un pizzico di noce moscata; sale q.b. – Per il condimento: 100 gr. di speck a julienne; 100 ml. di panna da cucina; 100 gr. di parmigiano grattugiato oppure 100 gr. di Vezzena tagliato a cubetti piccoli; 30 gr. di burro; pepe nero fresco q.b.

Preparazione: Lessate gli spinaci, strizzateli bene, poi con il mixer riduceteli a poltiglia.  In una ciotola sbattete le uova, aggiungete a fontana la farina, quindi l’acqua appena intiepidita, aggiustate di noce moscata e sale e impastate. Otterrete una pastella densa. Nel frattempo, in una padella scaldate il burro, fatevi rinvenire lo speck, aggiungete la panna e fate ritirare un po’. Ora mettete a bollire l’acqua e lasciate cadere attraverso una grattugia dai fori molto larghi la pastella nell’acqua. Vedrete che si rapprende in tanti gnocchetti. Con la schiumarola toglieteli dall’acqua appena vengono a galla e passateli nella padella con lo speck. Aggiungete il formaggio, il pepe, fate saltare e sono pronti.

Tempo stimato 60’ – Difficoltà media

Il vino consigliato

Si può andare con un bianco e in questo caso l’opzione può essere un grande Pinot nero come se ne trovano di ottimi in Alto Adige, con quella fantastica mineralità, quella sapidità decisa, quella freschezza che lo contraddistingue. Oppure anche riscoprire un rosso autoctono dell’Alto Adige che rende celebre la zona di Caldaro: la Schiava. Si può servire anche ad una temperatura fresca, è capace di frutto, di nerbo senza essere invadente, e si armonizza perfettamente alla delicatezza del piatto.