Il SudEst

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"New York: il jazz degli anni venti e le sue contraddizioni"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Negli anni venti del secolo scorso nel quartiere nero di New York, Harlem, i bianchi ogni sera andavano ad ascoltare musica.

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L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 18 al 24 Luglio 2020

Luglio soleggiato, vino assicurato

Sole Luna

1° sorge alle 05.28 – tramonta alle 20.39           sorge alle 16.48 – tramonta alle 02.29

11  sorge alle 05.35 – tramonta alle 20.36           sorge alle 00.01 – tramonta alle 11.44

21  sorge alle 05.43 – tramonta alle 20.29           sorge alle 06.09 – tramonta alle 21.35

Accadeva …

23 Luglio 1920  Inizia a Mosca il II Congresso della Terza Internazionale durante il quale Lenin approva la posizione critica di Gramsci nei confronti del PSI.

18 Luglio 1960  61 intellettuali cattolici sottoscrivono un appello contro la collaborazione con i neofascisti e le tentazioni autoritarie.

19 Luglio 1960  Si dimette il Governo Tambroni.

20 Luglio 1960   Primo lancio di un missile Polaris da un sottomarino atomico.

21 Luglio 1970  Gheddafi annuncia la confisca di tutti i beni degli italiani in Libia.

22 Luglio 1970  Un attentato fascista ai binari della stazione di Gioia Tauro provoca il deragliamento del treno del Sole. 6 morti.

23 Luglio 1970  Andreotti rinuncia all’incarico che viene affidato a Emilio Colombo.

24 Luglio 1970  Muore a 81 anni Amedeo Bordiga fondatore con Gramsci del PCI.

19 Luglio 1980  A Mosca si aprono i Giochi della XXII Olimpiade; 65 nazioni tra cui Stati Uniti, Cina, Giappone, Canada e Germania Ovest boicottano i giochi in segno di protesta verso l’invasione sovietica dell’Afghanistan.

18 Luglio 1990  In Italia sono assolti in secondo grado gli imputati per la strage di Bologna.

20 Luglio 1990  A Londra attentato dell’IRA contro la Borsa Valori.

21 Luglio 1990  A Berlino la storica opera rock “The Wall” dei Pink Floyd viene eseguita davanti a 160.000 spettatori della città riunificata e a milioni di spettatori TV.

22 Luglio 2010  La Corte Internazionale dell’AIA dichiara la legittima indipendenza  del Kosovo dalla Serbia.

24 Luglio 2010  Durante la LoveParade a Duisburg, muoiono 21 persone durante una calca venutasi a creare in un tunnel.

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di fare tentativi”.

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

Le parole lo sanno           Marco Franzoso         Mondadori

Mentre la vita corre         Beatrice Mariani        Sperling & Kupfer

La ragazza del club 27    Mauro Biagini             F.lli Frilli Editori

Diario di un guerriero      Cube Kid                     Mondadori

Malalai                            Ortensia Visconti        Rizzoli

Un buon libro da leggere a casa

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Gli onomastici della settimana

18 Luglio – Federico

19 Luglio – Simmaco

20 Luglio – Elia

21 Luglio – Lorenzo

22 Luglio  –Maria Maddalena

23 Luglio  - Brigida

24 Luglio -  Cristina

Auguri!

[Fonte Almanacco di Barbanera - Editoriale Campi – Fondazione Barbanera 1762]

L’Italia delle meraviglie”

Pollica – Salerno Il Comune di Angelo Vassallo, il “Sindaco Pescatore”

Centro agricolo del basso Cilento, situato sulle pendici meridionali del Monte Stella (1131 m s.l.m. ), digradanti al mare fra la Punta Licosa e la foce del fiume Alento. Sorge ai piedi di un colle (Serra di Molino a Vento, 557 m s.l.m.), sul quale si costituì il nucleo originario, poi abbandonato. Lungo la costa si trovano le località turistiche di Acciaroli, a sud-ovest, su un breve promontorio roccioso, e di Pioppi a sud-est, presso lo sbocco della valle del torrente Mortelle. Il territorio comunale è compreso nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. l borgo sorse nel secolo VIII poco a nord del centro attuale e successivamente venne abbandonato. Ricostruito, fu soggetto all'autorità dell'Abbazia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni fino al 1410. Nel XVIII secolo era possesso della famiglia Capano con titolo di principato. Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia è stato capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al Circondario di Vallo della Lucania. Nella notte del 5 settembre 2010 il sindaco, Angelo Vassallo, fu ucciso da colpi di pistola, in un agguato presumibilmente camorristico. In riferimento ad Angelo Vassallo, la RAI manda in onda, l'8 febbraio 2016, la fiction “Il sindaco pescatore”. Nel territorio comunale si trovano: la chiesa di San Nicola, del XVII secolo; all'interno altare maggiore in marmi policromi e soffitto decorato da Matteo Cilento nel 1890, il palazzo dei principi Capano del 1610, con massiccia torre medievale, oggi di proprietà comunale; il convento francescano di S. Maria delle Grazie, del 1611, che conserva all'interno le tele di Nicola Malinconico, il coro ligneo del XVIII secolo dietro l'altare, il soffitto di legno a cassettoni opera di Giuseppe Marrocco da Celso, la statua della Madonna delle Grazie, collocata nel muro di fondo, in una nicchia contornata da un elegante panneggio di stucchi policromi di Pietro Sernicola. la cappella dedicata a San Pietro, risalente al 1524, modernamente restaurata, oggi sconsacrata. La punta è un'oasi WWF.

Tesori nascosti – LA GROTTA DEI DUE OCCHI - Gargano

Tra le calette e le piccole oasi verdeggianti, regno dei gabbiani reali e di falchetti, troviamo le grotte marine: ampie cavità in cui si insinua il mare. In queste gallerie dalle forme particolari, grazie alla luce filtrante e ai suoi riflessi tra rocce e macchia mediterranea, l’acqua assume  incantevoli toni di colore regalandoci spettacoli magnifici. Secoli dopo secoli, millenni dopo millenni con metodica lentezza, le onde del mare hanno eroso la costa calcarea del Gargano modellando scenari naturali, di cui nessuna mano sarebbe stata capace, aprendo squarci, fenditure e gallerie. Ci pensa il sole con i mirabolanti riflessi sull’acqua a completare lo stupore. Le grotte marine sono circa una ventina , la scoperta da parte di due pescatori da due pescatori (i fratelli Trimigno) c’è stata nel 1954, anno in cui il turismo di massa non aveva ancora saputo delle meraviglie del Gargano. Dopo pochi anni nel 1963 a Pugnochiuso , su incarico dell’ing. Enrico Mattei, inizia la costruzione del più famoso centro vacanze di Vieste, che darà una svolta decisiva all’economia del paese da agricola-pastorale a turistica . Le Grotte Marine di Vieste e del Gargano per la loro bellezza e la loro forma hanno ispirato i vecchi pescatori con i nomi più singolari e curiosi. La Grotta campana grande che ha la forma di una mestosa campana alta 70 metri e ricoperta di muschio vellutato .
la Grotta dei contrabbandieri con doppia uscita che, una volta, agevolava la fuga dei contrabbandieri .
la Grotta delle rondini al cui interno hanno nidificato i simpatici pennuti
la Grotta sfondata è come un antico castello che il tempo ha demolito la parte superiore da dove i pini d’aleppo si specchiano nelle acque smeralde .
la Grotta due occhi caratterizzata da due piccole aperture scavate dalle onde del mare .
la Grotta smeralda in cui il mare e la luce si riflettono sulle pareti creando suggestivi effetti di colore.

la Grotta dei pomodori sulle cui pareti vi sono molluschi rossi a forma di pomodoro.
la Grotta delle sirene dove secondo la leggenda un tempo dimoravano le sirene.Secondo le leggende, come quella di Pizzomunno, le grotte marine non sono altro che i ripari delle sirene: è qui che le spaventose figure dal canto ammaliatore, imprigionavano con catene le giovani fanciulle di cui erano gelose. Nella stagione estiva vengono organizzati vari tour delle grotte in motobarca con partenza dal porto di Vieste in cui potrete ammirare dal mare anche la baia di San Felice col famoso “Architiello”, la baia di Campi, i faraglioni di baia delle Zagare e le spiagge di Porto GrecoVignanotica e Pugnochiuso. Per info vi consigliamo La Darsena – Marina Vieste, che effettua anche un servizio di noleggio gommoni nel porto di Vieste.

Curiosando

“Il Giardino Bellini” di Catania

Il giardino Bellini (o Villa Bellini) è uno dei due giardini più antichi e uno dei quattro parchi principali di Catania. Localmente è spesso indicato semplicemente come "'a Villa". Il nucleo più antico del giardino risale al Settecento ed apparteneva al principe Ignazio Paternò Castello di Biscari, che lo aveva voluto secondo le tipologie di allora con siepi strutturate a formare labirinti, decorazione di statue nei vialetti e numerose fontane di varia foggia a zampillo d'acqua o a cascatelle. Tale concezione architettonica gli aveva valso proprio il nome di Labirinto. Il giardino era affidato ad abili giardinieri tra i quali il primo fu Pietro Paolo Arcidiacono e in seguito Giuseppe Squillaci. Dopo la morte del principe mecenate, avvenuta il 1º dicembre 1786, il giardino decadde progressivamente a causa dell'abbandono da parte degli eredi. Venne proposto in vendita a partire dal 1820 ma solo dopo un lungo periodo di trattative, il 29 settembre 1854 il Labirinto venne acquistato dal comune di Catania dalla proprietaria Anna Moncada Paternò Castello, discendente dagli eredi del principe[1]. La trasformazione del giardino per adattarlo all'uso pubblico incontrò numerose difficoltà non ultime quelle economiche dato che per renderlo atto allo scopo previsto si dovevano risolvere i problemi connessi quali l'acquisto di alcuni orti privati adiacenti. Nel 1858 il marchese Antonio Paternò del Toscano, capo dell'amministrazione cittadina scriveva a corredo della sua relazione circa il "Progetto di un pubblico passeggio":

Il governo borbonico autorizzò il finanziamento dei lavori ma sorsero rivalità tra gli esperti incaricati bloccandone l'esecuzione finché, nel mese di aprile 1863 fu dato incarico di dirigerne l'esecuzione all'architetto Ignazio Landolina (1822-1879). Venne iniziata quindi la trasformazione del giardino privato in giardino pubblico, i cui lavori si protrassero fino al 1875.

Nel 1866, ai piedi della collina sud, lato via Etnea, venne posto il busto di Vincenzo Bellini, a cui è dedicato il giardino; sul piazzale ricavato sulla cima della collina a nord (detta del Salvatore) nel 1869 fu costruito un elegante padiglione cinese, la cui la parte inferiore divenne poi una biblioteca.

Nel 1875 il comune di Catania acquistò dai Padri Domenicani i terreni adiacenti a sud-ovest dell'antico Labirinto e nel 1877 la parte a nord (che apparteneva al principe Paternò dei Manganelli) e l'orto di San Salvatore dai Padri Cappuccini. Il 4 ottobre dello stesso anno, sotto la nuova direzione dell'ingegnere Filadelfo Fichera (1850-1909), iniziarono i lavori di unificazione dei nuovi fondi acquisiti. In cima alla collina a sud, invece, troviamo uno spiazzale con il Chiostro dei Concerti, chiamato anche della Musica, costruito nel 1879, usato infatti per fini musicali.

Questi si curò di rendere più funzionale ed agevole la fruizione dell'area attraverso la risoluzione dei delicati aspetti tecnici dovuti alla morfologia del terreno, mettendo in comunicazione il giardino-labirinto del Biscari con i terreni di San Salvatore. Il Fichera - tra i maggiori esperti in materia di ingegneria sanitaria dell'epoca - riuscì ad ovviare alle dette difficoltà attraverso un elegante ed erudito impiego di scalinate, ponticelli e viali, conferendo al Giardino Bellini l'impostazione attuale. Sul lato prospiciente via Etnea si demolirono, la casa Chiarenza e le stalle della casa Majorana. Nel complesso venne realizzato un boschetto piuttosto fitto attraversato lungo il perimetro da un passeggiata con sentieri pedonali collegati e un viale ad anello per le carrozze.

Il "Viale degli Uomini illustri" ad ovest, parallelo a via Salvatore Tomaselli, venne completato nel 1880 con i busti posti su colonne dei personaggi più famosi della storia italiana e catanese, ma già nel 1875 all'inizio del viale era stata posta la statua in bronzo di Giuseppe Mazzini, opera dello scultore Francesco Licata..

La "Villa" venne inaugurata il 6 gennaio 1883 e divenne presto abituale meta delle famiglie catanesi che vi portavano i bambini a giocare mentre passeggiavano conversando con gli amici. L'ingresso monumentale di via Etnea venne realizzato ed aperto nel 1932 nell'ambito del riordino della zona e della costruzione del cavalcavia sulla via Sant'Euplio in base al progetto degli architetti Autore, Samonà e Gesugrande.

L'anno dopo, alla sommità dello scalone, nel piazzale soprastante il tunnel di via Sant'Euplio al cui centro spicca la grande vasca con fontana e cigni vennero collocati i quattro gruppi di statue monumentali che rappresentano le Arti, opera dello scultore Mimì Maria Lazzaro e le Stagioni, opera dello scultore Tino Perrotta.

Alla fine degli anni cinquanta venne riordinata la zona del tunnel di via Sant'Euplio e quelle adiacenti. In quegli anni venne curato ampiamente l'aspetto floreale ed esperti giardinieri creavano veri e propri disegni ed iscrizioni nelle aiuole delle collinette gemelle. Poco tempo dopo venne incrementato il numero di voliere e di volatili esotici, quindi acquisiti ed allevati anche volatili acquatici come anatre e cigni, il cui habitat era stato attrezzato nelle grandi vasche e fontane di cui il giardino era dotato. Verso il 1960 il giardino divenne anche un piccolo zoo con volatili stanziali in libertà ed animali, come varie specie di scimmie, ed infine anche elefanti.

A partire dalla metà degli anni settanta iniziò un progressivo ridimensionamento dei fondi comunali stanziati per la manutenzione ordinaria e la decadenza non tardò a manifestarsi. Le piogge rovinarono ampiamente le aiuole in pendenza della parte sud del giardino e le piante mal curate inselvatichirono. Quelle stagionali scomparvero addirittura. Non miglior sorte toccò agli animali che lentamente si ridussero. L'elefante indiano donato alla città dal circo Orfei, ultimo sopravvissuto del piccolo ma ricco zoo del Bellini, morì alla metà degli anni ottanta.

Dagli ultimi anni novanta è stato usato per manifestazioni culturali e religiose, per concerti canori, perfino per fiere tradizionali. Ha perso tuttavia l'antica frequentazione di famiglie con i propri bambini.

Dopo anni di incertezza e abbandono, nel 2001 un incendio di origine non chiara distrusse totalmente il padiglione cinese posto alla sommità della collinetta nord, assieme al suo contenuto in libri e documenti. Per alcuni anni la fruibilità fu prima ridotta a causa di transenne e ponteggi che permettevano solamente il transito nel senso della lunghezza nel viale alberato adiacente la via Sant'Euplio e poi del tutto negata.

Nel 2007 venne approntato un progetto di recupero funzionale molto contestato perché se fosse stato realizzato avrebbe stravolto l'aspetto globale architettonico e botanico del giardino.

Il 23 settembre 2010, anniversario della morte di Vincenzo Bellini, con una pomposa cerimonia inaugurale e un concerto della banda dei carabinieri tenuto nel chiosco della musica da lungo tempo inattivo, dopo un sommario riattamento, il giardino fu riaperto al pubblico. Tuttavia non venne restaurata quasi nessuna delle originali strutture e neanche curato il patrimonio naturalistico d'insieme lasciando il tutto in condizioni di generale trascuratezza. Il giardino Bellini è ormai classificabile quale parco alberato.

#solovacanzeitaliane

Campagna di sensibilizzazione morale

L’abbandono di un Animale è un reato penale (lg.189/2004) PENSACI!

Por TIAMO li con noi, SEMPRE!

Aggiungi un posto a tavola

di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.


La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

La pasta con le sarde -  Sicilia

(Una ricetta che è una sorta di carta d’identità della cucina siciliana. La pasta con le sarde è apparentemente un piatto semplice ma che in realtà richiede molta cura. L’unica libertà che potete prenderVi è sul tipo di pasta: bucatini, spaghetti o mafaldine, l’importante è che sia pasta lunga e rigorosamente di semola da grano “Italiano”).

Brevi cenni, l’origine

La pasta con le sarde (pasta chî sardi in siciliano) è un piatto tipico della cucina siciliana, inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf). In origine è un piatto stagionale: si può preparare da marzo a settembre, periodo in cui si trovano al mercato le sarde fresche ed è possibile raccogliere nei campi il finocchio selvatico. Esistono molte varianti. Una tra le più importanti è la pasta con le sarde alla trappitara, ricetta gelosamente custodita da famiglie marinare di Trappeto (PA). Secondo la tradizione la pasta con le sarde fu inventata da un cuoco arabo del generale Eufemio da Messina, durante la campagna militare degli arabi nella zona di Siracusa (secondo un'altra versione, poco presente nelle fonti, il fatto sarebbe accaduto a Mazara del Vallo). Il cuoco doveva sfamare le numerose truppe, trovandosi però in condizioni disagiate dovette fare appello alla sua inventiva ed elaborare un piatto con quel che la natura di quel luogo gli offriva; fu così che unì il pesce, rappresentato dalle sarde (o alici nella versione del piatto che risale ai tradizionali spaghetti alla siracusana), e i sapori della terra: finocchietto selvatico, principalmente, e pinoli.

Il piatto di Eufemio viene odiernamente considerato come il primo "mare-monti" della storia, poiché seppe mettere insieme i prodotti naturali del mare e quelli montani. Gli ingredienti principali sono le sarde, la pasta e il finocchietto. La sarda è un pesce azzurro molto diffuso nel mediterraneo. Appartiene allo stesso gruppo delle acciughe o alici, ma è più grassa e deve per questo essere cucinata non oltre le otto ore dalla pesca per non comprometterne il sapore. Si pesca soprattutto da marzo a settembre. Le sarde (o sardelle) previste per questo piatto devono essere quelle fresche e non possono essere sostituite con le sardine sott'olio. Devono essere nettate e sfilettate, eliminando la testa, la coda e la lisca, quindi lavate e asciugate tra due panni puliti. Quanto alla pasta, sono generalmente indicati tre tipi di pasta, tutti di semola di grano duro: i bucatini; i perciatelli, leggermente più grossi dei bucatini e chiamati anche col nome generico di maccheroni; i mezzani o mezzi ziti. Il finocchietto di montagna di cui si parla nelle ricette è il finocchio selvatico.

Nella pasta con le sarde se ne utilizzano le parti più tenere e verdi, i germogli, i rametti più giovani e le tipiche foglie piumose (o barba), che si possono raccogliere in campagna dalla primavera all'autunno e cioè nello stesso periodo in cui è possibile trovare nei mercati le sarde freschissime. Gli altri ingredienti della ricetta "classica" sono: cipolle, acciughe salate, uva passa, pinoli, una bustina di zafferano, olio, sale e pepe. Nella variante "alla messinese" in genere non si utilizza lo zafferano. Va servita con pan grattato tostato.

Ingredienti per 4 persone

400 gr. di bucatini; un mazzo di finocchietto selvatico; 4 filetti di acciuga sotto sale; 500 gr. di sarde freschissime; 30 gr. di pinoli; 30 gr. di uvetta; 2 cipolle;  abbondante pan grattato; olio extravergine d’oliva; 2 cucchiaini di granella di pistacchio (facoltativo); pistilli di zafferano (o mezza bustina); sale e pepe q.b.; 3 cucchiai di ragusano grattugiato; olio per friggere.

Preparazione

In una padella capace fate bollire l’acqua salata. Nel frattempo mondate le sarde, lavatele per bene e apritele portafoglio, tenendone da parte 4. Ora nella pentola lessate per un ¼ d’ora il finocchietto selvatico che scolerete lasciando però l’acqua dove cuocerete la pasta. In una padella, meglio se di ferro, fate andare la cipolla tritata con i filetti di acciuga, i pinoli e l’uva passa. Quando le acciughe si sono sfaldate aggiungete il finocchietto che avrete tagliato grossolanamente con lo zafferano e fate andare, a fuoco lento, per una decina di minuti. In un padellino tostate il pan grattato con la granella di pistacchio. Ora aggiungete al finocchietto le sarde e fate andare ancora per 6/7 minuti. Nel frattempo lessate e scolate la pasta e saltatela in padella con il finocchietto e le sarde. Cospargete di pan grattato e a piacere con il formaggio; in ogni piatto sistemate una delle quattro sarde che avrete fritto.

Tempo stimato: 90’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Grillo

 

Ci vuole un bianco profumato e la Sicilia ne ha moltissimi da offrirne. Una scelta classica è senza dubbio quella del Grillo, un bianco molto profumato che è caratteristico della regione, ma per restare nei pressi della Montagna (l’Etna) allora potremmo optare per un vino assai raro: la Malvasia di Lipari vinificata fresca cioè non passita. La sua vena semi-aromatica, la mineralità e l’acidità sono in felice concordanza con l’aromaticità del finocchietto , la salinità della sarda e la dolcezza finale del piatto.

Pallotte cacio e ova - Abruzzo

(E’ un piatto omnibus: potete proporlo come antipasto, come primo o come secondo, magari accompagnato da un contorno consistente. Semplicissimo da realizzare, fa parte dell’antica tradizione gastronomica abruzzese. Se, invece che col sugo al pomodoro, lasciate le pallotte semplici semplici e le accompagnate con verdure pastellate potete realizzare un ottimo aperitivo).

Brevi cenni, l’origine

Anche se è in dialetto, sono certa che hai capito di che piatto sto parlando, soprattutto se sei del centro-sud: le pallotte cacio e uova, un'eccellenza della tradizione gastronomica abruzzese e alto- molisana, una sorta di monumento della cucina contadine. Come tante altre ricette popolari, la loro origine è povera, legata a una cucina di sussistenza e strettamente legata ai prodotti del territorio, come il formaggio e le uova, che permettevano di dare vita a piatti semplici ma molto sostanziosi, in grado di sfamare le famiglie anche in periodi di difficili e di grandi restrizioni, causate sia dalle calamità naturali che dalle guerre.

Le storie che si tramandano oralmente raccontano che, durante la II Guerra Mondiale, a causa dei saccheggi delle case e dei casali di campagna, si nascondevano il formaggio, qualche uovo e il pane, sotto le travi del pavimento o dietro i mattoni dei muri, ingredienti che le sapienti mani delle donne seppero trasformare in questa delizia. Dopo la guerra le massaie hanno continuato a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, infatti durante le lunghe giornate in campagna serviva un pasto veloce, sostanzioso e ricco di gusto che rifocillasse i contadini. Pensa che secondo alcuni storici, le "pallotte cac'e ove" hanno anche ispirato gli spaghetti alla Carbonara.

Ingredienti per 4 persone

200 gr. di formaggio di vacca semi stagionato; 100 gr. di pecorino stagionato; 6 uova; 3 fette di pane raffermo; 250 ml. di latte; prezzemolo e sale q.b.

Per la salsa: 600 gr. di passata di pomodoro; 1 cipolla bianca; 1 peperone verde; olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: Ammollate il pane nel latte poi strizzatelo. Sbattete le uova in una terrina, aggiungete il pane ammollato e i due formaggi grattugiati. Qualora il composto risultasse troppo molle, aggiungete un altro po’ di formaggio e del pangrattato. Lasciate riposare per ¼ d’ora. Quindi preparate la salsa: in una padella fate imbiondire la cipolla tagliata finemente con il peperone ridotto a cubetti, aggiustate di sale e pepe, aggiungete la salsa di pomodoro e fate sobbollire. Realizzate cin l’impasto di uova e formaggio delle polpettine (pallotte) che friggerete in abbondante olio extravergine d’oliva. Scolatele e ripassatele nella salsa.

Tempo stimato: 45’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

Con questo piatto che è corposo e sapido serve un vino capace di sgrassare ma anche di sostenere. Ed ecco che la cantina abruzzese ci offre un abbinamento straordinario: affidatevi ad un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo. La minore macerazione sulle bucce conferisce al vino maggiore freschezza, ma nulla toglie alla sapidità e alla struttura; in compenso l’acidità che pulisce bene il palato.

"Il blues non è tutto il jazz, ma tutto il blues è jazz"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Il dibattito sulle origini del jazz è ancora oggi vivacissimo.

 

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Aggiungi un posto a tavola

di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.


La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

La stroscia -  Liguria

(Un dolce antichissimo e di facile preparazione che si può aromatizzare in moltepici maniere scegliendo un liquore per l’impasto, ma dove regna sovrano l’olio extravergine di olive taggiasche. Questo dolce è caratteristico della Valle di San Lorenzo ma è diffuso anche nelle altre valli come la Val d’Arroscia e la Valle Argentina).

Brevi cenni, l’origine

Tipico dolce ligure caratterizzato dal gusto dell’olio extra vergine di olive taggiasche della provincia di Imperia.Focaccia dolce secca dall’intenso profumo di limone e delle erbe aromatiche presenti nel vermut. Torta davvero insolita, non la conoscevamo, ma ci ha subito conquistato col suo inebriante profumo di buon olio ligure. Come per la sbrisolona mantovana, la stroscia non va tagliata ma spezzata con le mani; da qui il nome della torta, infatti strosciare in ligure significa spezzare, rompere. Questa particolarità la rende un dolce molto pratico per terminare in dolcezza un picnic all’aria aperta.

Ingredienti per 4 persone

500g. di farina tipo 00; 250 gr. di olio extravergine di olive taggiasche; 200 gr di zucchero (125 per l’impasto il resto per la granellatura); la scorza di un limone o se preferite un’arancia; ½ bustina di lievito vanigliato per dolci; due bicchieri di un liquore aromatico a Vostra scelta.

Preparazione

In una casseruola unite farina, lievito e 125 gr. di zucchero, mescolate bene per amalgamare le polveri, versate a filo l’olio extravergine continuando ad impastare. Quindi aggiungete il liquore e finite con la scora dell’agrume scelto grattugiata. Lavorate bene il composto. Stendete l’impasto in una tortiera dandogli uno spessore di circa 2/3 cm. Cospargete abbondantemente di zucchero e, se si vuole, con qualche zesta di agruma. Infornate per 30’ a 180°.

Tempo stimato: 60’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Ormeasco di Pornassio

 

Sono due le tipologie dell’Ormeasco di Pornassio che si sposano bene con questa torta. L’Ormeasco Passito, con quelle sue note di frutto rosso in confettura, completa l’offerta dolce e di nerbo al palato che è proposta nella preparazione mentre l’Ormeasco Passito Liquoroso e cioè di gradazione ancora più sostenuta, può tranquillamente essere ingrediente del dolce al posto del Vermouth o accompagnarlo in degustazione.

Pallotte cacio e ova - Abruzzo

(E’ un piatto omnibus: potete proporlo come antipasto, come primo o come secondo, magari accompagnato da un contorno consistente. Semplicissimo da realizzare, fa parte dell’antica tradizione gastronomica abruzzese. Se, invece che col sugo al pomodoro, lasciate le pallotte semplici semplici e le accompagnate con verdure pastellate potete realizzare un ottimo aperitivo).

Brevi cenni, l’origine

Anche se è in dialetto, sono certa che hai capito di che piatto sto parlando, soprattutto se sei del centro-sud: le pallotte cacio e uova, un'eccellenza della tradizione gastronomica abruzzese e alto- molisana, una sorta di monumento della cucina contadine. Come tante altre ricette popolari, la loro origine è povera, legata a una cucina di sussistenza e strettamente legata ai prodotti del territorio, come il formaggio e le uova, che permettevano di dare vita a piatti semplici ma molto sostanziosi, in grado di sfamare le famiglie anche in periodi di difficili e di grandi restrizioni, causate sia dalle calamità naturali che dalle guerre.

Le storie che si tramandano oralmente raccontano che, durante la II Guerra Mondiale, a causa dei saccheggi delle case e dei casali di campagna, si nascondevano il formaggio, qualche uovo e il pane, sotto le travi del pavimento o dietro i mattoni dei muri, ingredienti che le sapienti mani delle donne seppero trasformare in questa delizia. Dopo la guerra le massaie hanno continuato a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, infatti durante le lunghe giornate in campagna serviva un pasto veloce, sostanzioso e ricco di gusto che rifocillasse i contadini. Pensa che secondo alcuni storici, le "pallotte cac'e ove" hanno anche ispirato gli spaghetti alla Carbonara.

Ingredienti per 4 persone

200 gr. di formaggio di vacca semi stagionato; 100 gr. di pecorino stagionato; 6 uova; 3 fette di pane raffermo; 250 ml. di latte; prezzemolo e sale q.b.

Per la salsa: 600 gr. di passata di pomodoro; 1 cipolla bianca; 1 peperone verde; olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: Ammollate il pane nel latte poi strizzatelo. Sbattete le uova in una terrina, aggiungete il pane ammollato e i due formaggi grattugiati. Qualora il composto risultasse troppo molle, aggiungete un altro po’ di formaggio e del pangrattato. Lasciate riposare per ¼ d’ora. Quindi preparate la salsa: in una padella fate imbiondire la cipolla tagliata finemente con il peperone ridotto a cubetti, aggiustate di sale e pepe, aggiungete la salsa di pomodoro e fate sobbollire. Realizzate cin l’impasto di uova e formaggio delle polpettine (pallotte) che friggerete in abbondante olio extravergine d’oliva. Scolatele e ripassatele nella salsa.

Tempo stimato: 45’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

Con questo piatto che è corposo e sapido serve un vino capace di sgrassare ma anche di sostenere. Ed ecco che la cantina abruzzese ci offre un abbinamento straordinario: affidatevi ad un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo. La minore macerazione sulle bucce conferisce al vino maggiore freschezza, ma nulla toglie alla sapidità e alla struttura; in compenso l’acidità che pulisce bene il palato.

Jazz italiano: il "mare" inventato da Paolo Di Sabatino

di ROSAMARIA FUMAROLA

Una decina di anni fa, ascoltando annoiata l'ennesima edizione del Festival di Sanremo, fui colpita da un lungo assolo di piano, che rimandava ad un mondo che non era esattamente quello del Festival della canzone italiana, almeno non nella sua accezione comune. Quelle "frasi" di italiano, nel senso però profondo del termine, avevano molto, soprattutto il cuore della musica cantautorale, mescolate tuttavia al linguaggio sapiente, stabile del jazz. Mi dissi che la scelta di lasciare uno spazio, sia pure piccolo ad un discorso raffinato,  era cosa apprezzabile che avrebbe potuto anche nelle edizioni  successive essere replicata ed invece così non fu: non ho più ascoltato durante le esibizioni festivaliere la bellezza di un pianismo come quello del jazzista teramano Paolo Di Sabatino, che in quel lontano Sanremo accompagnava il cantatuore Fabio Concato.

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L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 11 al 17 Luglio 2020

Luglio soleggiato, vino assicurato

Sole Luna

1° sorge alle 05.28 – tramonta alle 20.39           sorge alle 16.48 – tramonta alle 02.29

11  sorge alle 05.35 – tramonta alle 20.36           sorge alle 00.01 – tramonta alle 11.44

21  sorge alle 05.43 – tramonta alle 20.29           sorge alle 06.09 – tramonta alle 21.35

Accadeva …

17 Luglio 1890  Con la legge sulle opere Pie viene completato il processo di laicizzazione dei beni ecclesiastici.

13 Luglio 1920  A Trieste squadre fasciste incendiano l’Hotel Balkan sede delle organizzazioni slovene della città, e danno fuoco alla tipografia dove si stampa “l’Avanti”.

11 Luglio 1930  Gli antifascisti Giovanni Bassanesi e Gioacchino Dolci sorvolano Milano con un piccolo aereo lanciando manifesti contro il regime.

12 Luglio 1960  Nenni denuncia alla Camera il clima di guerra civile e propone di metter il Presidente del Consiglio in stato di accusa davanti alla Corte Costituzionale.

13 Luglio 1960  La Corte Costituzionale dichiara legittimo il monopolio pubblico delle trasmissioni televisive.

16 Luglio 1960  Un accordo tra Confindustria e sindacati sancisce la parità dei salari tra uomo e Donna.

11 Luglio 1970 Saragat conferisce ad Andreotti l’incarico per formare il nuovo Governo.

14 Luglio 1970  Esplode la rivolta di Reggio Calabria innescata dalla protesta per l’assegnazione del capoluogo di Regione a Catanzaro.

16 Luglio 1970  Il Pretore di Genova vieta la balneazione nel tratto di mare tra la foce del Bisagno e Nervi, per l’inquinamento delle acque.

16 Luglio 1980  Ucraina e Bielorussia si proclamano Stati indipendenti dalla Federaione.

11 Luglio 2000  Israele e Autorità Nazionale Palestinese tornano ad incontrarsi in un vertice a Camp David (USA). Sono presenti il premier Ehud Barak e il leader Yasser Arafat. Nonostante gli sforzi della Casa Bianca non si raggiunge un accordo di pace.

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“L’affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a prposito di Auschwitz non fu affatto un’affermazione ma una risposta.

Domanda: ditemi dov’era Dio a Auschwitz? – Risposta: e l’uomo dov’era?”.

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

L’uomo senza inverno     Luigi La Rosa                     Piemme

Gratitudine                      Oscar di Montigny             Rizzoli

L’angelo dell’abisso        Pierre Bondage                  Frassinelli

Fronte di scavo               Sara Loffredi                      Einaudi

Noi Partigiani                  G. Lerner e L. Gnocchi       Feltrinelli

Un buon libro da leggere a casa

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Gli onomastici della settimana

11 Luglio – Olga

12 Luglio – Fortunato

13 Luglio – Enrico

14 Luglio – Camillo

15 Luglio  – Bonavventura

16 Luglio  - B. V. del Carmine

17 Luglio -  Alessio

Auguri!

[Fonte Almanacco di Barbanera - Editoriale Campi – Fondazione Barbanera 1762]

L’Italia delle meraviglie”

Il Santuario Pelagos

Il Santuario è una zona marina di 87.500 km² che nasce da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano. L’originalità del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo è insita nel fatto che esso costituisce un’area gestita da tre Paesi in un territorio costiero e di alta mare. E un "ecosistema di grandi dimensioni" che presenta un notevole interesse scientifico, socio-economico, culturale ed educativo. In termini molto generali, l'insieme del Santuario può essere considerato come una subunità biogeografica distinta del Grande Ecosistema Marino (LME – Large Marine Ecosystem) del Mediterraneo. Questa subunità è caratterizzata da una maggiore produttività causata da una varietà di meccanismi di fertilizzazione che aumentano il livello di produzione primaria: le acque costiere, l'effetto differito del mescolamento invernale, zona frontale, fenomeni di upwelling e strutture complesse che comportano divergenze e convergenze. Una stima approssimativa elenca più di 8.500 specie di animali microscopici che rappresentano tra il 4% e il 18% delle specie marine mondiali. Questa biodiversità è notevole, in particolare per quanto riguarda il numero dei predatori al vertice della catena trofica, come i mammiferi marini, perché il Mediterraneo rappresenta solo 0,82% della superficie e il 0,32% del volume degli oceani del mondo. Tuttavia, la biodiversità all'interno di questa sub-unità dell'Ecosistema Marino di Grande Dimensione del Mediterraneo subisce la pressione combinata delle fluttuazioni naturali dell’ambiente e gli impatti delle attività umane.

Tesori nascosti – VALLE ARGENTINA tra storia e leggenda

La tradizione, la storia, la pace, alla scoperta della Valle Argentina e degli antichi lavori artigianali.”

La valle Argentina è la massima elevazione della Liguria, infatti predomina con il suo massimo dislivello dalla quota zero del terminale della valle ad Arma di Taggia, fino ai 2200 metri del Monte Saccarello.

Una Panoramica della Valle - Andiamo alla scoperta della valle Argentina con il centro di Taggia, con le sue tante testimonianze storiche ed artistiche. Possiamo ammirare i palazzi medioevali con la via medioevale di san Dalmazzo, il ponte medioevale, e le opere artistiche che troverete nel convento dei Domenicani, fino ad arrivare a Triora, chiamato anche il paese della streghe. Il suo nome gli è stato dato successivamente al processo del 1588, dove quelle che si pensavano streghe furono date al rogo. Importante è il suo centro storico, la chiesa parrocchiale e il museo etnografico dove potete conoscere tutto sulle streghe di Triora. Ma Triora è famosa anche per la chiesa campestre di San Bernardino da Siena, dove attraverso una breve passeggiata vi consigliamo di assaggiare il popolare pane di Triora, annoverato tra i prodotti tipici.

Se volete conoscere la storia del pane di Triora è possibile visitare il museo del frantoio Panizzi di Badalucco risalente al XVIII° secolo e se siete amanti dell’olio potete gustare anche l’olio locale.

Alla scoperta delle località: risalendo la Valle Argentina troviamo: Badalucco, Taggia, Realdo, Andagna, Montalto, Molini di Triora, Triora, Corte, Verdeggia e Creppo. “Non perdetevi una passeggiata nei vicoli dei centri storici, una vista emozionante dei paesaggi tra il Mediterraneo e le Alpi.” Da notare che la lunghezza della valle è limitata, con i suoi meno di 30 chilometri, troviamo un contesto che si sviluppa con una imponente varietà di ambienti, da quello marittimo a quello alpino.

Un percorso lungo il Torrente Argentina: si estende per 36 Km con il suo principale affluente, il torrente Carpasina. Non ha una grande portata, nasce presso il Monte Saccarello nel comune di Triora, per poi continuare il suo percorso nella valle che porta il suo nome “Valle Argentina”. Il percorso del torrente finisce nel Mar Ligure presso il paese Arma di Taggia.

Curiosando

“La Barcolana” di Trieste

La Barcolana è una storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste la seconda domenica di ottobre. Nota per essere una delle regate con più partecipanti, in occasione della 50ª edizione nel 2018 è entrata ufficialmente nel Guinness dei Primati come "Largest Sailing Race", regata più grande del mondo, grazie alle 2689 imbarcazioni iscritte. La particolare formula che la contraddistingue la rende un evento unico nel panorama velico internazionale: su una singola linea di partenza infatti si ritrovano a gareggiare fianco a fianco velisti professionisti e semplici appassionati, su imbarcazioni di varie dimensioni che vengono suddivise in categorie a seconda della lunghezza fuori tutto.

Nata nel 1969 per iniziativa della Società Velica di Barcola e Grignano, deve il suo nome completo di Regata Coppa d'Autunno Barcolana al fatto che da sempre si tiene nella seconda domenica di ottobre, a conclusione della stagione agonistica. Alla prima edizione parteciparono 51 imbarcazioni, tutte di circoli velici triestini, ma anno dopo anno la popolarità di questo evento è cresciuta fino a coinvolgere equipaggi internazionali con velisti internazionali di caratura mondiale, come Paul Cayard, Ben Ainslie, Russell Coutts, James Spithill, Dean Barker, Vasilij Žbogar, Brad Butterwort e Jochen Schümann e grandi velisti italiani come Cino Ricci, Mauro Pelaschier, Luca Devoti, Giorgio Gorla, Massimiliano Sirena, Francesco de Angelis e Vasco Vascotto.

Negli anni più recenti Barcolana ha avuto una crescita significativa non solo dal punto di vista dei partecipanti ma anche da quello dell’internazionalizzazione e dell’impatto economico sul territorio.

La manifestazione è stata presentata in diverse occasioni all’estero, all'Ambasciata d'Italia a Londra, a Monaco di Baviera, all'Ambasciata d'Italia a Tallinni e nel 2019 ha stretto un accordo di gemellaggio con l’Island Sailing Club, circolo organizzatore della Round The Island, storica regata che si tiene a Cowes, Isola di Wight. Il 16 novembre 2019 una delegazione della Barcolana è stata accolta all’Assemblea Annuale della Federazione Cinese Della Vela dove l’evento è stato presentato ai rappresentanti dei circoli velici cinesi.

Nel 2019 il Professor Guido Guerzoni, docente dell’Università commerciale Luigi Bocconi, ha realizzato uno studio sul ritorno economico che la Barcolana ha per il territorio di Trieste e del Friuli-Venezia Giulia, stimandolo in oltre 95 milioni di euro a edizione.

La Barcolana ha ospitato a Trieste l'Amerigo Vespucci, la Nave Scuola della Marina Militare, sia nel 201, quando si è anche simbolicamente iscritta alla Barcolana 50 con l’ultimo numero di Mascone, il 2689, che nel 2019. Sempre nel 2018 la linea di partenza della regata è stata sorvolata dalle Frecce Tricolori, la pattuglia acrobatica dell'Aeronautica Militare.

Nel corso degli anni sono stati molti gli sportivi di altre discipline e i personaggi famosi a partecipare alla regata, attratti dalla particolarità dell'evento, tra questi Tina Maze, Zvonimir Boban, Kristian Ghedina, Andrea Lo Cicero, Primož Roglič, Ranieri III di Monaco e Massimo D'Alema, Alessandro Benetton e Deborah Compagnoni.

#solovacanzeitaliane

Campagna di sensibilizzazione morale L’abbandono di un Animale è un reato penale (lg.189/2004) PENSACI!

Por TIAMO li con noi, SEMPRE!

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