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di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.


La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

La stroscia -  Liguria

(Un dolce antichissimo e di facile preparazione che si può aromatizzare in moltepici maniere scegliendo un liquore per l’impasto, ma dove regna sovrano l’olio extravergine di olive taggiasche. Questo dolce è caratteristico della Valle di San Lorenzo ma è diffuso anche nelle altre valli come la Val d’Arroscia e la Valle Argentina).

Brevi cenni, l’origine

Tipico dolce ligure caratterizzato dal gusto dell’olio extra vergine di olive taggiasche della provincia di Imperia.Focaccia dolce secca dall’intenso profumo di limone e delle erbe aromatiche presenti nel vermut. Torta davvero insolita, non la conoscevamo, ma ci ha subito conquistato col suo inebriante profumo di buon olio ligure. Come per la sbrisolona mantovana, la stroscia non va tagliata ma spezzata con le mani; da qui il nome della torta, infatti strosciare in ligure significa spezzare, rompere. Questa particolarità la rende un dolce molto pratico per terminare in dolcezza un picnic all’aria aperta.

Ingredienti per 4 persone

500g. di farina tipo 00; 250 gr. di olio extravergine di olive taggiasche; 200 gr di zucchero (125 per l’impasto il resto per la granellatura); la scorza di un limone o se preferite un’arancia; ½ bustina di lievito vanigliato per dolci; due bicchieri di un liquore aromatico a Vostra scelta.

Preparazione

In una casseruola unite farina, lievito e 125 gr. di zucchero, mescolate bene per amalgamare le polveri, versate a filo l’olio extravergine continuando ad impastare. Quindi aggiungete il liquore e finite con la scora dell’agrume scelto grattugiata. Lavorate bene il composto. Stendete l’impasto in una tortiera dandogli uno spessore di circa 2/3 cm. Cospargete abbondantemente di zucchero e, se si vuole, con qualche zesta di agruma. Infornate per 30’ a 180°.

Tempo stimato: 60’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Ormeasco di Pornassio

 

Sono due le tipologie dell’Ormeasco di Pornassio che si sposano bene con questa torta. L’Ormeasco Passito, con quelle sue note di frutto rosso in confettura, completa l’offerta dolce e di nerbo al palato che è proposta nella preparazione mentre l’Ormeasco Passito Liquoroso e cioè di gradazione ancora più sostenuta, può tranquillamente essere ingrediente del dolce al posto del Vermouth o accompagnarlo in degustazione.

Pallotte cacio e ova - Abruzzo

(E’ un piatto omnibus: potete proporlo come antipasto, come primo o come secondo, magari accompagnato da un contorno consistente. Semplicissimo da realizzare, fa parte dell’antica tradizione gastronomica abruzzese. Se, invece che col sugo al pomodoro, lasciate le pallotte semplici semplici e le accompagnate con verdure pastellate potete realizzare un ottimo aperitivo).

Brevi cenni, l’origine

Anche se è in dialetto, sono certa che hai capito di che piatto sto parlando, soprattutto se sei del centro-sud: le pallotte cacio e uova, un'eccellenza della tradizione gastronomica abruzzese e alto- molisana, una sorta di monumento della cucina contadine. Come tante altre ricette popolari, la loro origine è povera, legata a una cucina di sussistenza e strettamente legata ai prodotti del territorio, come il formaggio e le uova, che permettevano di dare vita a piatti semplici ma molto sostanziosi, in grado di sfamare le famiglie anche in periodi di difficili e di grandi restrizioni, causate sia dalle calamità naturali che dalle guerre.

Le storie che si tramandano oralmente raccontano che, durante la II Guerra Mondiale, a causa dei saccheggi delle case e dei casali di campagna, si nascondevano il formaggio, qualche uovo e il pane, sotto le travi del pavimento o dietro i mattoni dei muri, ingredienti che le sapienti mani delle donne seppero trasformare in questa delizia. Dopo la guerra le massaie hanno continuato a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, infatti durante le lunghe giornate in campagna serviva un pasto veloce, sostanzioso e ricco di gusto che rifocillasse i contadini. Pensa che secondo alcuni storici, le "pallotte cac'e ove" hanno anche ispirato gli spaghetti alla Carbonara.

Ingredienti per 4 persone

200 gr. di formaggio di vacca semi stagionato; 100 gr. di pecorino stagionato; 6 uova; 3 fette di pane raffermo; 250 ml. di latte; prezzemolo e sale q.b.

Per la salsa: 600 gr. di passata di pomodoro; 1 cipolla bianca; 1 peperone verde; olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: Ammollate il pane nel latte poi strizzatelo. Sbattete le uova in una terrina, aggiungete il pane ammollato e i due formaggi grattugiati. Qualora il composto risultasse troppo molle, aggiungete un altro po’ di formaggio e del pangrattato. Lasciate riposare per ¼ d’ora. Quindi preparate la salsa: in una padella fate imbiondire la cipolla tagliata finemente con il peperone ridotto a cubetti, aggiustate di sale e pepe, aggiungete la salsa di pomodoro e fate sobbollire. Realizzate cin l’impasto di uova e formaggio delle polpettine (pallotte) che friggerete in abbondante olio extravergine d’oliva. Scolatele e ripassatele nella salsa.

Tempo stimato: 45’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

Con questo piatto che è corposo e sapido serve un vino capace di sgrassare ma anche di sostenere. Ed ecco che la cantina abruzzese ci offre un abbinamento straordinario: affidatevi ad un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo. La minore macerazione sulle bucce conferisce al vino maggiore freschezza, ma nulla toglie alla sapidità e alla struttura; in compenso l’acidità che pulisce bene il palato.

 

Jazz italiano: il "mare" inventato da Paolo Di Sabatino

di ROSAMARIA FUMAROLA

Una decina di anni fa, ascoltando annoiata l'ennesima edizione del Festival di Sanremo, fui colpita da un lungo assolo di piano, che rimandava ad un mondo che non era esattamente quello del Festival della canzone italiana, almeno non nella sua accezione comune. Quelle "frasi" di italiano, nel senso però profondo del termine, avevano molto, soprattutto il cuore della musica cantautorale, mescolate tuttavia al linguaggio sapiente, stabile del jazz. Mi dissi che la scelta di lasciare uno spazio, sia pure piccolo ad un discorso raffinato,  era cosa apprezzabile che avrebbe potuto anche nelle edizioni  successive essere replicata ed invece così non fu: non ho più ascoltato durante le esibizioni festivaliere la bellezza di un pianismo come quello del jazzista teramano Paolo Di Sabatino, che in quel lontano Sanremo accompagnava il cantatuore Fabio Concato.

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L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 11 al 17 Luglio 2020

Luglio soleggiato, vino assicurato

Sole Luna

1° sorge alle 05.28 – tramonta alle 20.39           sorge alle 16.48 – tramonta alle 02.29

11  sorge alle 05.35 – tramonta alle 20.36           sorge alle 00.01 – tramonta alle 11.44

21  sorge alle 05.43 – tramonta alle 20.29           sorge alle 06.09 – tramonta alle 21.35

Accadeva …

17 Luglio 1890  Con la legge sulle opere Pie viene completato il processo di laicizzazione dei beni ecclesiastici.

13 Luglio 1920  A Trieste squadre fasciste incendiano l’Hotel Balkan sede delle organizzazioni slovene della città, e danno fuoco alla tipografia dove si stampa “l’Avanti”.

11 Luglio 1930  Gli antifascisti Giovanni Bassanesi e Gioacchino Dolci sorvolano Milano con un piccolo aereo lanciando manifesti contro il regime.

12 Luglio 1960  Nenni denuncia alla Camera il clima di guerra civile e propone di metter il Presidente del Consiglio in stato di accusa davanti alla Corte Costituzionale.

13 Luglio 1960  La Corte Costituzionale dichiara legittimo il monopolio pubblico delle trasmissioni televisive.

16 Luglio 1960  Un accordo tra Confindustria e sindacati sancisce la parità dei salari tra uomo e Donna.

11 Luglio 1970 Saragat conferisce ad Andreotti l’incarico per formare il nuovo Governo.

14 Luglio 1970  Esplode la rivolta di Reggio Calabria innescata dalla protesta per l’assegnazione del capoluogo di Regione a Catanzaro.

16 Luglio 1970  Il Pretore di Genova vieta la balneazione nel tratto di mare tra la foce del Bisagno e Nervi, per l’inquinamento delle acque.

16 Luglio 1980  Ucraina e Bielorussia si proclamano Stati indipendenti dalla Federaione.

11 Luglio 2000  Israele e Autorità Nazionale Palestinese tornano ad incontrarsi in un vertice a Camp David (USA). Sono presenti il premier Ehud Barak e il leader Yasser Arafat. Nonostante gli sforzi della Casa Bianca non si raggiunge un accordo di pace.

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“L’affermazione più profonda che sia mai stata pronunciata a prposito di Auschwitz non fu affatto un’affermazione ma una risposta.

Domanda: ditemi dov’era Dio a Auschwitz? – Risposta: e l’uomo dov’era?”.

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

L’uomo senza inverno     Luigi La Rosa                     Piemme

Gratitudine                      Oscar di Montigny             Rizzoli

L’angelo dell’abisso        Pierre Bondage                  Frassinelli

Fronte di scavo               Sara Loffredi                      Einaudi

Noi Partigiani                  G. Lerner e L. Gnocchi       Feltrinelli

Un buon libro da leggere a casa

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Gli onomastici della settimana

11 Luglio – Olga

12 Luglio – Fortunato

13 Luglio – Enrico

14 Luglio – Camillo

15 Luglio  – Bonavventura

16 Luglio  - B. V. del Carmine

17 Luglio -  Alessio

Auguri!

[Fonte Almanacco di Barbanera - Editoriale Campi – Fondazione Barbanera 1762]

L’Italia delle meraviglie”

Il Santuario Pelagos

Il Santuario è una zona marina di 87.500 km² che nasce da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano. L’originalità del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo è insita nel fatto che esso costituisce un’area gestita da tre Paesi in un territorio costiero e di alta mare. E un "ecosistema di grandi dimensioni" che presenta un notevole interesse scientifico, socio-economico, culturale ed educativo. In termini molto generali, l'insieme del Santuario può essere considerato come una subunità biogeografica distinta del Grande Ecosistema Marino (LME – Large Marine Ecosystem) del Mediterraneo. Questa subunità è caratterizzata da una maggiore produttività causata da una varietà di meccanismi di fertilizzazione che aumentano il livello di produzione primaria: le acque costiere, l'effetto differito del mescolamento invernale, zona frontale, fenomeni di upwelling e strutture complesse che comportano divergenze e convergenze. Una stima approssimativa elenca più di 8.500 specie di animali microscopici che rappresentano tra il 4% e il 18% delle specie marine mondiali. Questa biodiversità è notevole, in particolare per quanto riguarda il numero dei predatori al vertice della catena trofica, come i mammiferi marini, perché il Mediterraneo rappresenta solo 0,82% della superficie e il 0,32% del volume degli oceani del mondo. Tuttavia, la biodiversità all'interno di questa sub-unità dell'Ecosistema Marino di Grande Dimensione del Mediterraneo subisce la pressione combinata delle fluttuazioni naturali dell’ambiente e gli impatti delle attività umane.

Tesori nascosti – VALLE ARGENTINA tra storia e leggenda

La tradizione, la storia, la pace, alla scoperta della Valle Argentina e degli antichi lavori artigianali.”

La valle Argentina è la massima elevazione della Liguria, infatti predomina con il suo massimo dislivello dalla quota zero del terminale della valle ad Arma di Taggia, fino ai 2200 metri del Monte Saccarello.

Una Panoramica della Valle - Andiamo alla scoperta della valle Argentina con il centro di Taggia, con le sue tante testimonianze storiche ed artistiche. Possiamo ammirare i palazzi medioevali con la via medioevale di san Dalmazzo, il ponte medioevale, e le opere artistiche che troverete nel convento dei Domenicani, fino ad arrivare a Triora, chiamato anche il paese della streghe. Il suo nome gli è stato dato successivamente al processo del 1588, dove quelle che si pensavano streghe furono date al rogo. Importante è il suo centro storico, la chiesa parrocchiale e il museo etnografico dove potete conoscere tutto sulle streghe di Triora. Ma Triora è famosa anche per la chiesa campestre di San Bernardino da Siena, dove attraverso una breve passeggiata vi consigliamo di assaggiare il popolare pane di Triora, annoverato tra i prodotti tipici.

Se volete conoscere la storia del pane di Triora è possibile visitare il museo del frantoio Panizzi di Badalucco risalente al XVIII° secolo e se siete amanti dell’olio potete gustare anche l’olio locale.

Alla scoperta delle località: risalendo la Valle Argentina troviamo: Badalucco, Taggia, Realdo, Andagna, Montalto, Molini di Triora, Triora, Corte, Verdeggia e Creppo. “Non perdetevi una passeggiata nei vicoli dei centri storici, una vista emozionante dei paesaggi tra il Mediterraneo e le Alpi.” Da notare che la lunghezza della valle è limitata, con i suoi meno di 30 chilometri, troviamo un contesto che si sviluppa con una imponente varietà di ambienti, da quello marittimo a quello alpino.

Un percorso lungo il Torrente Argentina: si estende per 36 Km con il suo principale affluente, il torrente Carpasina. Non ha una grande portata, nasce presso il Monte Saccarello nel comune di Triora, per poi continuare il suo percorso nella valle che porta il suo nome “Valle Argentina”. Il percorso del torrente finisce nel Mar Ligure presso il paese Arma di Taggia.

Curiosando

“La Barcolana” di Trieste

La Barcolana è una storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste la seconda domenica di ottobre. Nota per essere una delle regate con più partecipanti, in occasione della 50ª edizione nel 2018 è entrata ufficialmente nel Guinness dei Primati come "Largest Sailing Race", regata più grande del mondo, grazie alle 2689 imbarcazioni iscritte. La particolare formula che la contraddistingue la rende un evento unico nel panorama velico internazionale: su una singola linea di partenza infatti si ritrovano a gareggiare fianco a fianco velisti professionisti e semplici appassionati, su imbarcazioni di varie dimensioni che vengono suddivise in categorie a seconda della lunghezza fuori tutto.

Nata nel 1969 per iniziativa della Società Velica di Barcola e Grignano, deve il suo nome completo di Regata Coppa d'Autunno Barcolana al fatto che da sempre si tiene nella seconda domenica di ottobre, a conclusione della stagione agonistica. Alla prima edizione parteciparono 51 imbarcazioni, tutte di circoli velici triestini, ma anno dopo anno la popolarità di questo evento è cresciuta fino a coinvolgere equipaggi internazionali con velisti internazionali di caratura mondiale, come Paul Cayard, Ben Ainslie, Russell Coutts, James Spithill, Dean Barker, Vasilij Žbogar, Brad Butterwort e Jochen Schümann e grandi velisti italiani come Cino Ricci, Mauro Pelaschier, Luca Devoti, Giorgio Gorla, Massimiliano Sirena, Francesco de Angelis e Vasco Vascotto.

Negli anni più recenti Barcolana ha avuto una crescita significativa non solo dal punto di vista dei partecipanti ma anche da quello dell’internazionalizzazione e dell’impatto economico sul territorio.

La manifestazione è stata presentata in diverse occasioni all’estero, all'Ambasciata d'Italia a Londra, a Monaco di Baviera, all'Ambasciata d'Italia a Tallinni e nel 2019 ha stretto un accordo di gemellaggio con l’Island Sailing Club, circolo organizzatore della Round The Island, storica regata che si tiene a Cowes, Isola di Wight. Il 16 novembre 2019 una delegazione della Barcolana è stata accolta all’Assemblea Annuale della Federazione Cinese Della Vela dove l’evento è stato presentato ai rappresentanti dei circoli velici cinesi.

Nel 2019 il Professor Guido Guerzoni, docente dell’Università commerciale Luigi Bocconi, ha realizzato uno studio sul ritorno economico che la Barcolana ha per il territorio di Trieste e del Friuli-Venezia Giulia, stimandolo in oltre 95 milioni di euro a edizione.

La Barcolana ha ospitato a Trieste l'Amerigo Vespucci, la Nave Scuola della Marina Militare, sia nel 201, quando si è anche simbolicamente iscritta alla Barcolana 50 con l’ultimo numero di Mascone, il 2689, che nel 2019. Sempre nel 2018 la linea di partenza della regata è stata sorvolata dalle Frecce Tricolori, la pattuglia acrobatica dell'Aeronautica Militare.

Nel corso degli anni sono stati molti gli sportivi di altre discipline e i personaggi famosi a partecipare alla regata, attratti dalla particolarità dell'evento, tra questi Tina Maze, Zvonimir Boban, Kristian Ghedina, Andrea Lo Cicero, Primož Roglič, Ranieri III di Monaco e Massimo D'Alema, Alessandro Benetton e Deborah Compagnoni.

#solovacanzeitaliane

Campagna di sensibilizzazione morale L’abbandono di un Animale è un reato penale (lg.189/2004) PENSACI!

Por TIAMO li con noi, SEMPRE!

Aggiungi un posto a tavola

di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.


La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

Pallotte cacio e ova - Abruzzo

(E’ un piatto omnibus: potete proporlo come antipasto, come primo o come secondo, magari accompagnato da un contorno consistente. Semplicissimo da realizzare, fa parte dell’antica tradizione gastronomica abruzzese. Se, invece che col sugo al pomodoro, lasciate le pallotte semplici semplici e le accompagnate con verdure pastellate   potete realizzare un ottimo aperitivo).

Brevi cenni, l’origine

Anche se è in dialetto, sono certa che hai capito di che piatto sto parlando, soprattutto se sei del centro-sud: le pallotte cacio e uova, un'eccellenza della tradizione gastronomica abruzzese e alto- molisana, una sorta di monumento della cucina contadine. Come tante altre ricette popolari, la loro origine è povera, legata a una cucina di sussistenza e strettamente legata ai prodotti del territorio, come il formaggio e le uova, che permettevano di dare vita a piatti semplici ma molto sostanziosi, in grado di sfamare le famiglie anche in periodi di difficili e di grandi restrizioni, causate sia dalle calamità naturali che dalle guerre.

Le storie che si tramandano oralmente raccontano che, durante la II Guerra Mondiale, a causa dei saccheggi delle case e dei casali di campagna, si nascondevano il formaggio, qualche uovo e il pane, sotto le travi del pavimento o dietro i mattoni dei muri, ingredienti che le sapienti mani delle donne seppero trasformare in questa delizia. Dopo la guerra le massaie hanno continuato a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, infatti durante le lunghe giornate in campagna serviva un pasto veloce, sostanzioso e ricco di gusto che rifocillasse i contadini. Pensa che secondo alcuni storici, le "pallotte cac'e ove" hanno anche ispirato gli spaghetti alla Carbonara.

Ingredienti per 4 persone

200 gr. di formaggio di vacca semi stagionato; 100 gr. di pecorino stagionato; 6 uova; 3 fette di pane raffermo; 250 ml. di latte; prezzemolo e sale q.b.

Per la salsa: 600 gr. di passata di pomodoro; 1 cipolla bianca; 1 peperone verde; olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: Ammollate il pane nel latte poi strizzatelo. Sbattete le uova in una terrina, aggiungete il pane ammollato e i due formaggi grattugiati. Qualora il composto risultasse troppo molle, aggiungete un altro po’ di formaggio e del pangrattato. Lasciate riposare per ¼ d’ora. Quindi preparate la salsa: in una padella fate imbiondire la cipolla tagliata finemente con il peperone ridotto a cubetti, aggiustate di sale e pepe, aggiungete la salsa di pomodoro e fate sobbollire. Realizzate cin l’impasto di uova e formaggio delle polpettine (pallotte) che friggerete in abbondante olio extravergine d’oliva. Scolatele e ripassatele nella salsa.

Tempo stimato: 45’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

 

Con questo piatto che è corposo e sapido serve un vino capace di sgrassare ma anche di sostenere. Ed ecco che la cantina abruzzese ci offre un abbinamento straordinario: affidatevi ad un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo. La minore macerazione sulle bucce conferisce al vino maggiore freschezza, ma nulla toglie alla sapidità e alla struttura; in compenso l’acidità che pulisce bene il palato.

Pallotte cacio e ova - Abruzzo

(E’ un piatto omnibus: potete proporlo come antipasto, come primo o come secondo, magari accompagnato da un contorno consistente. Semplicissimo da realizzare, fa parte dell’antica tradizione gastronomica abruzzese. Se, invece che col sugo al pomodoro, lasciate le pallotte semplici semplici e le accompagnate con verdure pastellate potete realizzare un ottimo aperitivo).

Brevi cenni, l’origine

Anche se è in dialetto, sono certa che hai capito di che piatto sto parlando, soprattutto se sei del centro-sud: le pallotte cacio e uova, un'eccellenza della tradizione gastronomica abruzzese e alto- molisana, una sorta di monumento della cucina contadine. Come tante altre ricette popolari, la loro origine è povera, legata a una cucina di sussistenza e strettamente legata ai prodotti del territorio, come il formaggio e le uova, che permettevano di dare vita a piatti semplici ma molto sostanziosi, in grado di sfamare le famiglie anche in periodi di difficili e di grandi restrizioni, causate sia dalle calamità naturali che dalle guerre.

Le storie che si tramandano oralmente raccontano che, durante la II Guerra Mondiale, a causa dei saccheggi delle case e dei casali di campagna, si nascondevano il formaggio, qualche uovo e il pane, sotto le travi del pavimento o dietro i mattoni dei muri, ingredienti che le sapienti mani delle donne seppero trasformare in questa delizia. Dopo la guerra le massaie hanno continuato a cucinare questo piatto, ma per altre necessità, infatti durante le lunghe giornate in campagna serviva un pasto veloce, sostanzioso e ricco di gusto che rifocillasse i contadini. Pensa che secondo alcuni storici, le "pallotte cac'e ove" hanno anche ispirato gli spaghetti alla Carbonara.

Ingredienti per 4 persone

200 gr. di formaggio di vacca semi stagionato; 100 gr. di pecorino stagionato; 6 uova; 3 fette di pane raffermo; 250 ml. di latte; prezzemolo e sale q.b.

Per la salsa: 600 gr. di passata di pomodoro; 1 cipolla bianca; 1 peperone verde; olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: Ammollate il pane nel latte poi strizzatelo. Sbattete le uova in una terrina, aggiungete il pane ammollato e i due formaggi grattugiati. Qualora il composto risultasse troppo molle, aggiungete un altro po’ di formaggio e del pangrattato. Lasciate riposare per ¼ d’ora. Quindi preparate la salsa: in una padella fate imbiondire la cipolla tagliata finemente con il peperone ridotto a cubetti, aggiustate di sale e pepe, aggiungete la salsa di pomodoro e fate sobbollire. Realizzate cin l’impasto di uova e formaggio delle polpettine (pallotte) che friggerete in abbondante olio extravergine d’oliva. Scolatele e ripassatele nella salsa.

Tempo stimato: 45’ – Difficoltà: Facile.

L’abbinamento enologico: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo

Con questo piatto che è corposo e sapido serve un vino capace di sgrassare ma anche di sostenere. Ed ecco che la cantina abruzzese ci offre un abbinamento straordinario: affidatevi ad un Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo. La minore macerazione sulle bucce conferisce al vino maggiore freschezza, ma nulla toglie alla sapidità e alla struttura; in compenso l’acidità che pulisce bene il palato.

L’Agenda del SudEst.it

A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 4 al 10 Luglio 2020

Luglio soleggiato, vino assicurato

Sole Luna

1° sorge alle 05.28 – tramonta alle 20.39           sorge alle 16.48 – tramonta alle 02.29

11  sorge alle 05.35 – tramonta alle 20.36           sorge alle 00.01 – tramonta alle 11.44

21  sorge alle 05.43 – tramonta alle 20.29           sorge alle 06.09 – tramonta alle 21.35

Accadeva anni fa

4 Luglio 1910  Alla Camera inizia un dibattito sulla Scuola Elementare Statale che ha il favore dei socialisti e radicali mentre è avversata dai cattolici.

4 Luglio 1940  Le truppe italiane in Africa varcano il confine del Sudan, contemporaneamente tra inglesi e italiani si accende la guerra nel Mediterraneo.

5 Luglio 1950  Viene ucciso Salvatore Giuliano il famoso bandito autore anche dell’eccidio di Portella delle Ginestre.

5 Luglio 1960  Nel corso di uno sciopero generale contro la disoccupazione, a Licata in provincia di Agrigento, un giovane viene ucciso dalla Polizia – Il Ministro degli Interni Giuseppe Spataro accusa i comunisti di aver fomentato i disordini di Genova – Un gruppo di neofascisti incendia a Ravenna la casa del Senatore comunista Arrigo Boldrini Presidente della ANPI – Viene devastata a Milano la sede del Partito Radicale, mentre a Roma vengono lanciate bombe contro sezioni del PCI.

6 Luglio 1960  A Roma la Polizia reprime duramente una manifestazione antifascista non autorizzata organizzata dalle Associazioni Partigiane. Vengono proclamati scioperi nelle maggiori città d’Italia.

8 Luglio 1960  Durante le manifestazioni per lo sciopero generale a Palermo e Catania rimangono uccise altre 4 persone – Il Presidente del Senato Cesare Merzagora propone una tregua di 15 giorni che impegni il Governo a tenere le forze dell’ordine in caserma.

9 Luglio 1960  80 mila persone partecipano ai funerali delle vittime di Reggio Emilia uccise durante una manifestazione antifascista.

6 Luglio 1970  Dimissioni del Governo Rumor.

8 Luglio 2000  A Roma si tiene il corteo dei Gay World Pride

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”.

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

Io sono la strega                Marina Marazza         Solferino

Tornare a galla                   Margaret Atwood      Ponte alle Grazie

Il mistero dell’Erebus         Micheal Palin            Neri Pozza

Lontano lontano                 Gianni Di Gregorio    Sellerio

Melville, un romanzo           Ivan Bunin               Guanda

Un buon libro da leggere a casa

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Gli onomastici della settimana

4 Luglio – Elisabetta

5 Luglio – Antonio

6 Luglio – Maria Goretti

7 Luglio – Edda

8 Luglio  – Priscilla

9 Luglio  - Armando

10 Luglio -  Felicita

Auguri!

[Fonte Almanacco di Barbanera - Editoriale Campi – Fondazione Barbanera 1762]

L’Italia delle meraviglie”

La Riserva Naturale di Punta Aderici

L’area protetta è la prima Riserva istituita in Abruzzo nella fascia costiera e nasce dall’esigenza di conciliare l’aspetto naturalistico dell’ area con quello turistico, relativo alla fruibilità delle spiagge. La Riserva ha una estensione di circa 285 ettari (che arrivano a 400 con l’Area di protezione esterna) e va’ dalla spiaggia di Punta Penna, attigua al Porto di Vasto (Punta della Lotta), alla foce fiume Sinello (confine con il comune di Casalbordino). Nell’anno 2000, il Comune di Vasto ha adottato il Piano di Assetto Naturalistico (PAN) della Riserva Naturale Regionale Guidata di Punta Aderci, elaborato dalla Cooperativa CO.GE.C.S.T.R.E. di Penne, approvato in via definitiva dal Consiglio Regionale il 25.09.2007. Nella Riserva, la zona pianeggiante appare maggiormente antropizzata, il paesaggio agricolo è di tipo tradizionale, con ampi vigneti, oliveti e appezzamenti coltivati prevalentemente a graminacee. L’area di maggiore interesse naturalistico è costituita dalla spiaggia di Punta Penna : un anfiteatro marino che ospita numerose essenze vegetali tipiche. Il promontorio di Punta Aderci (26 m s.l.m.) caratterizza l’intera area offrendo una visuale a 360° su tutta la Riserva. In alcune cavità di Punta Aderci è possibile ammirare l’Halymenia floresia, considerata l’alga rossa più bella del Mediterraneo. Da Punta Aderci lo sguardo può spaziare sul Parco Nazionale della Maiella, del Gran Sasso – Laga e dei Sibillini: al tramonto,con buona visibilità, si può intravedere il Parco regionale del Conero.

La lunga spiaggia di sabbia di Punta Penna termina con la spiaggia di sassi dei Libertini sottostante la falesia del promontorio di Punta Aderci. La spiaggia dei Libertini è accessibile sia dalla spiaggia di Punta Penna che, attraverso un breve sentiero di 80 gradini, che la collega alla sterrata che conduce al promontorio di Punta Aderci (26 m s.l.m.). Sull’altro lato del promontorio si trova la spiaggetta di Punta Aderci. Da qui si prosegue per la lunga spiaggia di ciottoli di Mottagrossa. Da questa spiaggia fino alla foce del fiume Sinello, inizia uno dei tratti di costa più solitari e di difficile accesso dell’Adriatico centrale. Sovrastante la spiaggia di Mottagrossa si percorre un panoramico percorso in quota (circa 20m s.l.m.) di circa 3 Km, (ex tracciato ferroviario) che consente, a piedi o in bike, di scoprire le pinete sul mare, valloni e tratti di macchia mediterranea. Le pinete offrono al visitatore la possibilità di una rinfrescante sosta durante i mesi estivi. La Riserva termina alla foce del fiume Sinello poco oltre le caratteristiche arcate in mattoni che delimitavano il vecchio tracciato ferroviario; proseguendo inizia il lungomare della città di Casalbordino. Deviando a sinistra, poco prima della foce, ci si allontana dalla costa percorrendo un sentiero che costeggia il fiume Sinello e che attraversa la zona interna della Riserva. Per le alte temperature estive e per la lunghezza del percorso, questo tratto di sentiero è preferibile visitarlo in mountain bike.

Tesori nascosti tra sabbia e grotte – La statua di San Pio sui fondali delle Tremiti

Si dice che sia la statua marina più imponente del mondo. Realizzata dallo scultore foggiano Mimmo Norcia, è alta 3 metri (in aggiunta agli 80 cm. del basamento già installato sul fondale), adagiata su un fondale di 14 metri in località Isola di Capraia. Per posarla sul fondo marino, si è resa necessaria una complicata operazione di ingegneria, in quanto è occorso rendere il basamento in qualche modo flessibile per assecondare le correnti

Si dice che sia la statua marina più imponente del mondo. Realizzata dallo scultore foggiano Mimmo Norcia, è alta 3 metri (in aggiunta agli 80 cm. del basamento già installato sul fondale), adagiata su un fondale di 14 metri in località Isola di Capraia. Per posarla sul fondo marino, si è resa necessaria una complicata operazione di ingegneria, in quanto è occorso rendere il basamento in qualche modo flessibile per assecondare le correnti marine marine.

La posizione della statua di Padre Pio nei fondali delle Tremiti vuol essere la rappresentazione ideale di un richiamo forte alla fede che, pur tra burrascosi inverni, può sempre brillare di luce incantevole e trasparente: un dono di Dio tutto immerso nei colori della natura. La sua struttura essenziale, a croce, richiama l’umiltà e la semplicità del frate che nella sua solitudine contemplativa tiene aperte le braccia e suggerisce all’ambiente circostante un’aria di limpida sacralità.

Per questo, in occasione del ventennale del posizionamento della statua, la comunità delle Tremiti vuole rendere omaggio a Padre Pio, a cinquant’anni dalla morte, con una serie di iniziative che culmineranno con un’immersione nelle vicinanze del prezioso simulacro.

Curiosando

“Le due sorelle” Melendugno (LE)

Torre dell’Orso tra la “storia ufficiale” e la natura s’insinua il mito che lega uno dei posti più belli del Salento ad affascinanti leggende che ancora si raccontano e tramandano da generazioni.

A pochi metri dalla grotta di San Cristoforo si ergono due enormi scogli affioranti denominati “Le due Sorelle”. La struttura di queste rocce mostra in modo evidente i lenti processi naturali che hanno portato all’arretramento della costa. Il paesaggio, colorato dal contatto tra il bianco del calcare e il blu del mare, racconta in modo evidente il lavoro operato dall’erosione.

Il mito di questo patrimonio della natura, che segna di fatto il confine sud della baia di Torre dell’Orso, è legato alla storia di due sfortunate sorelle che proprio in quei pressi trovarono la morte.

La leggenda è così raccontata: “Un tempo vivevano due sorelle dalle fattezze meravigliose: un giorno, lasciata la campagna, si recarono al mare per cercare un po’ di frescura e refrigerio alla calura estiva. Le sorelle si recarono sulla scogliera della baia di Torre dell’Orso e lì soffiava un venticello odoroso di mare e di pini silvestri, così inteso e ammaliante che la sorella più giovane si sentì sempre più attratta dal mare… Giunse il momento che il mare si rivelò in tutto il suo splendore e la ragazza avvinta dalle tinte smaglianti e dall’invitante frescura che sembrava emanare, senza esitare, si lanciò nel vuoto in un atto disperato d’amore. Le grida della ragazza che invano si dibatteva tra la spuma, destarono la sorella che a sua volta si buttò nel vuoto nel vano tentativo di strapparla alla morte… In pochi istanti il mare si trovò a cullare due corpi inermi e senza vita… Le grida delle due sorelle furono udite da un pescatore che si recò sul luogo e scrutò il mare, ma nulla vide se non meravigliato per la prima volta, due faraglioni posti l’uno a fianco all’altro, del tutto identici che sembravano abbracciarsi. Sul ritorno, sconcertato e turbato in cuor suo, il pescatore, per non aver mai notato prima quelle bellezze naturali, decise di chiamare quel luogo LE DUE SORELLE”.

#solovacanzeitaliane

Campagna di sensibilizzazione morale L’abbandono di un Animale è un reato penale (lg.189/2004) PENSACI!

Por TIAMO li con noi, SEMPRE!

Jan Garbarek: "Tutti i linguaggi sono miei"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Esiste un numero altissimo di persone che decidono di dedicare la loro vita alla musica.

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Aggiungi un posto a tavola

di ANGELO GIANFRATE

 

La storia della cucina italiana ha subito l’influenza di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, hanno lasciato il loro segno, non solo artistico e culturale ma anche gastronomico. Romani, greci, arabi sono solo alcuni dei popoli che hanno contribuito a creare una tradizione culinaria che dura ormai da secoli.


La tradizionale cucina italiana ha ricevuto apprezzamenti in tutto il mondo e i suoi prodotti di grande gusto e genuinità hanno riscosso diversi riconoscimenti. Gran parte dei prodotti italiani, infatti, possono vantare la certificazione DOCG (denominazione di origine controllata e garantita).

Le minne di Sant’Agata

(Potremmo definirli dei dolci processionali visto che si preparano in concomitanza con la lunghissima festa di Catania, Sant’AGATA. In realtà sono il contraltare del cannolo e una versione ridotta e corretta della cassata. Non sono difficili da preparare, ma è bene armarsi di pazienza per la presenza dei tanti passaggi).

Brevi cenni, l’origine

Sant'Agata (229 / 235 – Catania 5 febbraio 251) è stata, secondo la tradizione cattolica, una giovane vissuta nel III secolo, durante il proconsolato di Quinziano. Dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa viene venerata come santa, vergine e martire. Il suo nome figura nel Martirologio Romano da tempi antichissimi. Il suo memoriale è il 5 febbraio; è Patrona, tra l'altro, di Catania, di Gallipoli, della Diocesi di Nardò-Gallipoli, della Repubblica di San Marino e Malta. Dopo la Vergine Maria, è una delle sette vergini e martiri ricordate nel canon della Messa.

Agata è stata una delle martiri più venerate dell'antichità cristiana, fu messa a morte durante la persecuzione di Decio (249-251) a Catania, per non avere mai tradito la professione della sua fede cristiana.

La sua biografia scritta menziona interrogatori, torture, una resistenza perseverante e la vittoria di una fede incrollabile, che nell'insieme sono uno dei primi esempi in assoluto della letteratura agiografica nel corso della storia della Chiesa.[4] Questa prima testimonianza scritta (strutturata) di vita e opere, morte e miracoli, si riflette nelle opere successive, la più antica delle quali, a noi pervenuta, è un passio risalente all'anno 1000, conservato alla Bibliothèque nationale de France, probabilmente realizzato ad Autun.. Nelle sue miniature illustrate a margine, Magdalena Carrasco ha indagato le tradizioni iconografiche di età carolingia o della prima antichità.

Il suo martirio testimonia come a Catania sicuramente già nel III secolo esistesse una comunità cristiana. Altra conferma proviene dal rinvenimento a Catania nel 1730 di un'iscrizione datata tra la fine del III secolo e gli inizi del IV che segnalava la sepoltura di Iulia Florentina, una bambina di Ibla sepolta, per volere dei genitori, “dove sono le sepolture dei martiri cristiani”. Tale iscrizione è una testimonianza importantissima circa l’immediata diffusione del culto di sant’Agata, dopo la sua morte, non solo in città, ma anche fuori dal territorio etneo. Va ricordata a tal proposito anche l’iscrizione rinvenuta a Ustica (Palermo), databile alla fine del III secolo dove si accenna a una certa Lucifera morta il giorno di Agata. Circa la diffusione immediata anche in Oriente interessante è la testimonianza di Metodio di Olimpo (c. 250-311), in Licia, che nella sua opera “Symposium” fa riferimento ad Agata presentando la sua vita come modello di vita cristiana..

Nel periodo fra la fine del 250 e l'inizio del 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania anche con l'intento di far rispettare l'editto dell'imperatore Decio, che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, mise in atto una feroce persecuzione. La tradizione riferisce che Agata fuggì con la famiglia a Palermo, alla Guilla, ma Quinziano li scovò e li fece tornare a Catania. Il punto che la giovane catanese attraversò per uscire da Palermo e tornare alla sua patria, oggi è detto Porta Sant'Agata. Quando la vide di presenza, Quinziano s'invaghì della giovinetta e, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e adorare gli dèi pagani. Si può ipotizzare, coesistente a ciò, anche un quadro più complesso: ovvero, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, poteva esserci l'intento della confisca di tutti i loro beni. Di certo, era un contesto storico estremamente drammatico per i cristiani: papa Fabiano era morto, ucciso, da più di un anno, la sede era vacante, e il successore Cornelio sarebbe stato eletto ben 14 mesi dopo il suo martirio.

Al rifiuto deciso di Agata, il proconsole l'affidò per un mese alla custodia rieducativa della cortigiana Afrodisia e delle sue figlie, persone molto corrotte. È possibile che Afrodisia fosse una sacerdotessa di Venere o Cerere, e pertanto dedita alla prostituzione sacra. Il fine di tale affidamento era la corruzione morale di Agata, attraverso una continua pressione psicologica, fatta di allettamenti e minacce, per sottometterla alle voglie di Quinziano, arrivando a tentare di trascinare la giovane catanese nei ritrovi dionisiaci. Ma Agata uscì da quella lotta vittoriosa e più forte di prima, tanto da scoraggiare le sue stesse tentatrici, le quali rinunciarono all'impegno assunto, riconsegnando Agata a Quinziano.

Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i principi, Quinziano diede avvio a un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. La tradizione ha tramandato i dialoghi tra il proconsole e la santa, da cui si evince senza dubbio come ella fosse edotta in dialettica e retorica..

Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l'intento di piegare la giovinetta. Inizialmente venne fustigata e sottoposta al violento strappo dei seni, mediante delle tenaglie. La tradizione indica che nella notte venne visitata da San Pietro, che la rassicurò portandole conforto e ne risanò miracolosamente le ferite. Venne infine sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. La notte seguente all'ultima violenza, il 5 febbraio 251, Agata spirò nella sua cella.

Una tradizione vuole che, negli anni della persecuzione di Decio che ebbe inizio nel 249, la copatrona di Malta abbia soggiornato per un periodo in una cripta dell'isola, divenuta il centro di un culto secolare.

Se non esiste dubbio storico alcuno sulla morte per martirio, che è autenticato, anche dall'enorme diffusione del culto oltre il luogo natio e fin dall'antichità, tuttavia, non abbiamo sufficienti dettagli storici sulla sua morte.

Secondo la Leggenda aurea (1288) del beato Iacopo da Varagine, Agata consacrò la sua verginità a Dio. Di ricca e nobile famiglia, rifiutò le proposte del prefetto romano Qunziano, che la inviò dalla tenutaria di un bordello. Trovandola una donna tenace e intrattabile, anche costei rifiutò l'incarico di Qunziano, che, dopo minacce e pressioni, la fece mettere in prigione, principalmente a motivo della sua fede cristiana.

Tra le torture subite vi fu il taglio dei suoi seni con le pinze. Dopo ulteriori scontri drammatici con Qunziano, rappresentati in una sequenza di dialoghi nel suo Passio che documentano la sua forza d'animo e la sua devozione costante, sant'Agata fu poi condannata ad essere bruciata sul rogo, ma un terremoto la salvò da quel destino; fu allora condotta in prigione, dove San Pietro, apostolo e martire, apparve a lei e guarì le sue ferite. Sant'Agata morì in prigione, secondo la Legenda Aurea "nell'anno di nostro Signore 253 al tempo di Decio, l'imperatore di Roma". Sull'anno della morte, a causa di errate traduzioni, viene infatti riportato il 253 da Iacopo da Varagine, mentre il vulcanologo Carlo Gemmellaro riporta il 252. Tuttavia sulla data della morte non esiste dubbio sia avvenuta nel 251, in quanto le fonti principali riportano tale data..

Ingredienti per 4 persone

per il pan di Spagna: 3 uova; 60 gr. di farina tipo 0; la scorza di ½ arancia grattugiata; un pizzico di sale; 60 gr. di zucchero semolato;

Per la crema di ricotta: 300 gr. di ricotta di pecora; 80 gr. di zucchero; 60 gr. di gocce di cioccolato; 30 gr. di canditi;

per la pasta reale: 200 gr. di farina di mandorle; 200 gr. di zucchero; 50 cc di acqua;

per la guarnizione: 300 gr. di zucchero a velo; 30 cc di succo di limone; 2 albumi; ciliegie candite (per ogni cascatella ne serve una).

Preparazione: Per prima cosa bisogna preparare il pan di Spagna. Sbattete in una ciotola le uova con lo zucchero, la scorza dell’arancia e un pizzico di sale fino ad ottenere un composto molto spumoso e pallido. Aggiungete piano piano la farina continuando a mescolare facendo attenzione che l’impasto non si smonti. Versate in una teglia da forno imburrata e infarinata e cuocete a 180° per 30’, fate raffreddare a forno spento.

Intanto preparate la crema di ricotta semplicemente sgocciolando per bene la stessa ricotta e montandola con lo zucchero , le gocce di cioccolato e i canditi. Il composto deve risultare cremoso e omogeneo. Per la pasta reale sciogliete lo zucchero in un tegame insieme all’acqua fredda e portate ad ebollizione. Spegnete il fuoco e aggiungete la farina di mandorle. Amalgamare bene fino a che il composto non avrà assunto una consistenza compatta, liscia e morbida e tenderà a staccarsi dalle pareti del tegame.

Bagnate quindi una spianatoia con dell’acqua e versatevi la pasta reale ottenuta. Quando si sarà intiepidita, lavoratela un altro po’ per renderla ancora più liscia e omogenea e stendetela  con un mattarello in una sfoglia spessa circa tre millimetri. Ora passate a comporre le cascatelle. Foderate una serie di piccoli stampi semisferici con della pellicola trasparente e rivesti teli con la pasta reale. Quindi farcite gli stampini con la crema di ricotta e tappate ognuno di essi con dischi di pan di Spagna spessi circa cinque millimetri leggermente bagnati con rosolio. Estraete delicate le “Minne” di Sant’AGATA dai rispettivi stampini e copriteli con la glassa preparata amalgamando gli albumi montati a neve e il succo di limone e lo zucchero a velo. Infine, guarnitele con una ciliegia candita de passatele in frigo per 45’ prima di servire.

Tempo stimato: 180’ – Difficoltà: elaborato.

L’abbinamento enologico: lo Zibibbo

l Moscato d'Alessandria era originario dell'Egitto, ed è stato introdotto per opera degli arabi come "zibibbo" a Pantelleria, dove tuttora ne viene coltivata la quasi totalità della produzione nazionale. In Sicilia era coltivata dagli arabi. Di origine araba sono anche i caratteristici terrazzamenti dell'isola in cui viene coltivato il vitigno. Oggi lo Zibibbo viene coltivato con una coltura moderna "cordone speronato" in Sicilia e con particolare successo nella zona tra Erice e Mazara del Vallo, le cui uve producono un vino secco di grande pregio, ideale per abbinamenti con ostriche e pesci dalla carne bianca come saraghi, orate, ecc. Dall'uva Zibibbo si ricava non solo il vino Zibibbo IGT, ma anche DOC come il moscato di Pantelleria e l'Erice vendemmia tardiva Zibibbo.

Il vino che si ricava dallo zibibbo è giallo paglierino, carico con riflessi dorati, dolce e con elevato grado alcolico dal caratteristico profumo. Oltre al consumo a sé stante è utilizzato per la produzione del vino DOC di Pantelleria, nella versione passito, moscato, spumante, del Pantelleria Zibibbo dolce e del vino Erice vendemmia tardiva Zibibbo. Si accompagna a formaggi e pasticceria.

l 26 novembre 2014 a Parigi l'UNESCO ha dichiarato la pratica agricola della coltivazione della vite Zibibbo ad alberello, tipica di Pantelleria, patrimonio immateriale dell'umanità. Si tratta della prima pratica agricola al mondo ad ottenere questo prestigioso riconoscimento.

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