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Liliana Segre e il suo invito ai maturandi a rileggere la Costituzione, simbolo di un’ Italia che ha lottato per la libertà

Liliana Segre e il suo invito ai maturandi a rileggere la Costituzione, simbolo di un’ Italia che ha lottato per la libertà

di MARIA DEL ROSSO

È giunto il tempo degli esami di Maturità 2020 per gli studenti italiani nonostante sia stato un anno scolastico difficile per la didattica a distanza a causa dell’epidemia.

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Antonio Maceo ed Ernesto “Che” Guevara: vite parallele

di MADDALENA CELANO*

Il destino ha fatto in modo che venissero al mondo nella stessa data, il 14 giugno, anche se in due secoli diversi. Un 14 giugno come oggi,  il Generale Antonio Maceo nacque nel 1845 e, il comandante Ernesto Guevara, il 14 giugno del 1928. Uno a Santiago de Cuba; l'altro, nella città argentina di Rosario.

La tradizione rende questa data un giorno utile per unire l'eredità di due grandi guide morali per il popolo di Cuba. Le enormi somiglianze culturali ed ideologiche, tra i due, sono legate a questioni essenziali, anche se non sorprende che siano presenti in due figure con caratteristiche così diverse, segnate da enormi distanze nel tempo, dal luogo di nascita, professione e origine sociale.

Gli ideali li hanno riuniti nella stessa causa: la battaglia per la libertà di Cuba dal giogo coloniale. Entrambe le figure sono legate a Cuba, dal luogo di nascita, nel primo caso, e dalla nazionalità acquisita, nel secondo caso, nativo dell'Argentina. Che Guevara ha conquistato, grazie ai suoi meriti, l’ amore del popolo cubano.  E la nuova patria lo chiamò per sempre quando i suoi compagni di combattimento lo ribattezzarono: Che.

Le loro vite avevano molto in comune: la volontà di combattere senza essere sopraffatte dalle avversità, il genio militare nato dal fervore della battaglia e la difesa, senza compromessi, della totale indipendenza della patria,  per la quale avevano deciso di morire, se necessario.

In quest’ occasione, L’ Ambasciata della Repubblica di Cuba in Liberia, ha celebrato, questo 14 giugno 2020, i due eroi: Antonio Maceo ed Ernesto “Che” Guevara. In giornata, è stato trasmesso il documentario "Che Guevara, dove non puoi mai immaginarlo" dalla serie “Cuba: Caminos de Revolución”. Il documentario è una sintesi, con immagini inedite, che ci avvicinano a questo uomo eccezionale che ha trasceso la sua generazione e continua ancora oggi ad affascinare,  come punto di riferimento,  per la capacità di sacrificio, coraggio, rigore e tenerezza.

Con il passare degli anni, la figura di Ernesto Guevara smise di essere propriamente argentina - divenne cubana, per diventare una personalità internazionale, che fa già parte del patrimonio mondiale dell'umanità.

È un simbolo di ribellione, simbolo di lotta per le giuste cause. Il suo viso viaggia per il mondo e accompagna coloro che combattono.

Anche se, in Argentina,  da diversi decenni, hanno cercato di svalutare la sua condizione di argentino. La verità è che, oggi, Ernesto Guevara, insieme a Carlos Gardel, Eva Duarte e Juan Domingo Perón, è tra le quattro personalità argentine più importanti del XX secolo.

Il 14 giugno 1928, nella città di Rosario, in Argentina, Ernesto Guevara de la Serna nacque alle cinque e tre del mattino. Fu il primo figlio di Ernesto Guevara Lynch e Celia de la Serna, che si erano sposati nel 1927 a Buenos Aires. La nascita di Ernesto avviene casualmente nella città di Rosario. I suoi genitori erano partiti da diversi giorni dalla  zona di Misiones, dove risiedevano, in modo che Celia potesse partorire a Buenos Aires. Tuttavia, Celia sentendosi male e di fronte agli ovvi sintomi del parto, decidono di rimanere a Rosario, una città nella provincia di Santa Fe.

Dopo diversi giorni di permanenza, prima a Rosario e poi a Buenos Aires, i genitori di Ernesto tornano a Misiones, dove avevano una piantagione  nell'area portuale del Caraguatay, vicino ai territori del Brasile e del Paraguay.

Da qui, la storia si dipana e diventa nota a tutti. Il giovane Guevara, dopo diverse peripezie ed avventure nel Continente latino-americano, si stabilisce momentaneamente in Messico. In Messico decide di aderire al Movimento del 26 Luglio, movimento capeggiato da Fidel Castro. Una volta raggiunta la costa cubana e salendo verso la Sierra Maestra, il Che lascia la sua borsa medica per afferrare il fucile. Non ci volle molto affinché inizi il mito del Che. Il suo coraggio, il talento, la disciplina e la condotta temeraria, lo hanno reso molto popolare in tutta Cuba. Dopo pochi mesi diventerà, dopo Fidel, il secondo uomo più importante della Guerriglia. Ogni volta che c'era un'azione militare innovativa, la gente diceva: "Sono cose da Che".

Con il trionfo della rivoluzione e la sua partecipazione internazionalista, la sua figura divenne la seconda grande personalità della rivoluzione cubana e mito internazionale.

A 92 anni dalla sua nascita, Ernesto "Che" Guevara è più argentino e cubano che mai. È un simbolo universale dei popoli.

*Responsabile esteri di Convergenza Socialista

È ancora attacco al diritto all'aborto

di LAVINIA ORLANDO

 

Con una deliberazione di Giunta dello scorso 10 giugno, la Regione Umbria ha provocato una rinnovata attenzione su di una delle tante tematiche che abbracciano la sfera dei diritti civili e, al contempo, del diritto alla salute nel nostro Paese.

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Terra, un pianeta da salvare

di FLAVIO DIOGRANDE

Ambiente e salute, un binomio contraddistinto dalla fragilità, nella misura in cui il rapporto del genere umano con l’ambiente è una delle determinanti fondamentali per comprendere lo stato di salute della popolazione umana. Solo per citare un esempio di stringente attualità, la crisi pandemica che stiamo lentamente superando potrebbe essere collegata, secondo esperti di conservazione ambientale, scienziati e Nazioni Unite, alle pesanti attività predatorie e distruttive dell’uomo – pensiamo alla deforestazione, all’espansione delle coltivazioni e al commercio illegale di animali selvatici – che nel corso degli anni hanno generato rischi tangibili per la conservazione dell’integrazione dell’ecosistema.

Un rapporto del 2016, elaborato da UNEP (United Nations Environment Programme), evidenziava come la mancanza di biodiversità e la riduzione dell’ambiente naturale potessero agevolare la nascita, la trasmissione e la diffusione di virus patogeni. Proprio la biodiversità – fonte essenziale per l’uomo di beni, risorse e servizi ecosistemici indispensabili per la sua sopravvivenza – è il tema scelto quest’anno in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, intitolata "È il momento per la Natura" e svoltasi in Colombia.

Questa giornata celebrativa, arrivata alla 46esima edizione, fu istituita per ricordare la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente che si tenne a Stoccolma dal 5 al 16 giugno del 1972, nel corso della quale fu elaborato il Programma Ambiente delle Nazioni Unite e fu stilata la Dichiarazione di Stoccolma, in cui furono sanciti principi, diritti e responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente.

Secondo l’Onu è necessario promuovere a livello globale una maggiore consapevolezza delle problematiche ambientali, che rappresentano una preoccupazione esistenziale dato che la biodiversità è, come afferma lo stesso organismo internazionale, «la base che sostiene tutta la vita sulla terra e sott'acqua e ogni aspetto della salute umana, fornendo aria e acqua pulita, cibi nutrienti, conoscenze scientifiche e fonti di medicina, resistenza naturale alle malattie e mitigazione dei cambiamenti climatici». La modifica o la rimozione di un elemento di questa rete influisce sull'intero sistema di vita e può produrre conseguenze negative".

Per gli scienziati, che hanno lanciato l’allarme sulla drammatica perdita della biodiversità del pianeta – circa un milione di specie animali e vegetali su un totale di circa 8,7 milioni sono prossime ad estinguersi –  con l’attuale ritmo di estinzione delle diverse specie animali e vegetali potremmo presto trovarci di fronte alla sesta grande estinzione di massa. Se le precedenti estinzioni sono state causate da un eccessivo sfruttamento delle specie – caccia e pesca –, dalla distruzione degli habitat per infrastrutture e dall’agricoltura intensiva, ora è soprattutto l’emergenza climatica a incidere sul declino della natura, che potrebbe rompere l'equilibrio del pianeta con gravi ripercussioni sull’esistenza umana.

Le Nazioni Unite ricordano come l’emergenza di Covid-19 abbia evidenziato il fatto che «quando distruggiamo la biodiversità, distruggiamo il sistema che supporta la vita umana. Oggi si stima che, a livello globale, circa un miliardo di casi di malattia e milioni di morti si verificano ogni anno a causa di malattie causate da coronavirus; e circa il 75% di tutte le malattie infettive emergenti nell'uomo sono zoonotiche, cioè trasmesse alle persone dagli animali». La natura, osserva l'Onu, «ci sta inviando un messaggio», l’ultimo di una serie di segnali che si fanno sempre più frequenti e allarmanti.

A tal proposito, nella ricorrenza della Giornata mondiale dell’ambiente, il WWF ha ripercorso e collegato le emergenze degli ultimi diciotto mesi, che hanno avuto un forte impatto mediatico, al fine di dare una prospettiva più chiara di ciò che la crisi climatica può provocare.

Si parte dal novembre 2018 e dalla preoccupante moria degli insetti. Negli ultimi ventisette anni, secondo uno studio tedesco, vi è stata una riduzione di più del 75% della biomassa degli insetti, che garantiscono l’impollinazione di moltissime piante e quindi rappresentano la base alimentare per tutta l’umanità. Nel maggio del 2019, il rapporto IPBES mostra come il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% dell’ambiente marino siano stati alterati in modo significativo dall’intervento umano, mettendo a rischio la sopravvivenza di un milione di specie. Si arriva poi all’estate del 2019 con l’Amazzonia in fiamme. Andarono in fumo interi ecosistemi della foresta amazzonica e più di dodici milioni di ettari del polmone verde della Terra, che regola il ciclo delle piogge, fornisce il 20% delle acque dolci che arrivano negli oceani, sequestra tra i 140 e i 200 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno, raffredda il Pianeta, contrasta la desertificazione, produce cibo e medicine per tutto il Pianeta. Nel settembre del 2019, il nuovo Report dell’IPCC avverte che le temperature oltre la media stagionale dell’inverno Artico hanno determinato una riduzione dei ghiacci marini e terrestri. Anche l’Italia paga il suo doloroso tributo in questa breve cronistoria, con Venezia che nel novembre del 2019 viene sommersa dalla marea provocata da un vortice di venti che assume una velocità fuori dal comune e sospinge grandi masse d’acqua verso la laguna. Verso la fine del 2019 la popolazione mondiale resta scioccata dalle immagini provenienti dall’Australia, dall’Indonesia, dal Bacino del Congo e dalla California, messe in ginocchio da una serie di incendi di grandi dimensioni che producono morte e devastazione, cancellando persone e più di un miliardo di animali. Il divampare violento degli incendi è legato ad alterazioni climatiche che hanno provocato siccità e temperature record. Tra la fine del vecchio anno e l’inizio del 2020 si assiste all’invasione delle locuste, moltiplicatesi grazie all’insolita abbondanza di vegetativa nel Corno d’Africa. Gli sciami, da allora, migrano per cercare nuove aree di alimentazione e devastano i raccolti che incontrano, mettendo a rischio l’approvvigionamento di cibo di oltre venti milioni di persone in quindici Paesi africani. Si arriva poi alla scomparsa delle barriere coralline – che rappresentano uno degli ecosistemi marini più importanti poiché forniscono nutrimento e riparo a più di un quarto delle specie oceaniche – e all’ondata di calore anomala che travolge l’Antartide, il continente più freddo del pianeta. Ciò potrebbe causare in futuro un innalzamento del livello degli oceani fino a 60 metri, che metterebbe a rischio la sopravvivenza di miliardi di persone e interi sistemi produttivi, oltre a sconvolgere la circolazione oceanica globale. Infine, lo studio che rivela come la capacità delle foreste tropicali di assorbire CO₂ si sia ridotta di un terzo nell’arco di trent’anni, a causa di siccità, deforestazione e temperature più elevate.

Un giorno Albert Einstein ebbe a dire: «Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione». Oggi come ieri la gravità della crisi ambientale imporrebbe un deciso e immediato cambio di rotta, ma la strada verso il cambiamento appare al momento più una speranza, che una reale urgenza.

corriere.it

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"Il riconoscimento del simile come strumento di conservazione della specie"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Per quale ragione un bambino inizia a seguire con passione le lezioni di un insegnante o al contrario se ne disinteressa, rifiutando qualunque forma anche minima di collaborazione con il docente? La risposta è l'amore che nutre per sé stesso. Quest'amore fa sì che se riconosce chi gli sta di fronte come simile a sé, quel bambino lo rispetterà, tributandolo se non dell'attenzione e dei sentimenti che riserva alla sua persona, quantomeno di qualcosa che molto gli somiglia.

Siamo abituati per ragioni letterarie ed artistiche in genere, ma anche banalmente esistenziali, a congetturare su cosa sia l'amore, a cercare di capire cosa si celi dietro amicizie che durano una vita intera ed appunto, al particolare feeling che può legare un maestro ad un discente.

Molti ritengono che a governare la materia sia il principio secondo cui gli opposti si attraggono. Altrettanti sostengono che "chi si assomiglia si piglia". A mio avviso il primo, nonostante le apparenze, non è altro che un diverso modo di guardare al secondo, una sorta di eccezione che confermerebbe la regola secondo cui a farla da padrone nelle relazioni umane è sempre il principio di somiglianza. Che senso ha infatti l'idea di cercare fuori da noi ciò che ci completi, se non ammettere che esiste qualcosa che ci abita che non viene ancora riconosciuto all'esterno e che ne abbiamo bisogno per "confermarci" per essere completamente e fino in fondo noi stessi?

Ovviamente se il vero motore che sta alla base di ogni cosa è questo sentimento, non è detto che esso si sviluppi sempre correttamente e se esistono nel mondo degli animali esempi di madri che rifiutano la prole, allo stesso modo esiste un gran numero di donne che è incapace di entrare in sintonia con i propri figli, permettendo una comunicazione sentimentale ancor prima che culturale, di contenuti dunque, che sarebbe necessario veicolare. L'assenza di questo riconoscimento, pur non mettendo direttamente a repentaglio la sopravvivenza, la rende però più irta di ostacoli  di quanto già non sia, provocando una sorta di cecità, di invalidità dei piccoli nel fidarsi e nell'affidarsi agli altri. Ciò non significa necessariamente che questi non possano conoscere la felicità nel corso della loro esistenza, poiché i fattori che rendono la vita degna o meno di essere vissuta e che possono pertanto correggere o confermare l'imprinting iniziale a cui ho fatto riferimento, sono per fortuna molteplici ed alla fine prevedere il percorso di ciascuna esistenza prima ancora che  sia compiuta è di fatto impossibile.

Il meccanismo di affratellamento col simile si replica poi come un modulo, una misura che applichiamo a tutto ciò che ci circonda e che ci fa prendere una direzione piuttosto che un'altra in ogni momento della nostra vita, sebbene dall'esterno  non sia possibile prevedere come si realizzerà, poiché io soltanto conosco ciò che mi somiglia anzi, posso scoprire chi io sia proprio attraverso l'altro, che mi fa conoscere parti di me stesso che non sospettavo di avere e che mi consentiranno poi il riconoscimento di me fuori da me. Il "grande gioco"  dell'amore mi pare assolvere il suo ruolo fondamentale, se non il suo unico scopo infatti, proprio nella conoscenza profonda di ciò che siamo.

Possiamo sperimentare il meccanismo del  riconoscimento anche nell'incontro e nella vicinanza col mondo degli animali, ma anche nell'adesione politica o nell'arte. Perché ad esempio Saffo e Catullo hanno sempre goduto dell'amore incondizionato dei lettori di ogni tempo? Perché adoriamo certi  autoritratti di  Vincent Van Gogh, se non per la pura identificazione con essi, per il trovarsi in quegli occhi eternati magicamente dall'artista? E persino la filosofia, la sociologia etc. hanno tutte alla loro base uno studio che prevede un confronto tra ciò che vediamo fuori o leggiamo e  ciò che siamo o sappiamo di essere. Ci commuove così la sepoltura di una donna incinta vissuta e morta ventottomila anni fa come la giovane gestante ritrovata ad Ostuni, perché ci riconosciamo nell'esperienza di essere o essere stati giovani, di avere dei figli. Ed ancora, cosa sta alla base dell'amore per la cultura della Grecia antica se non il riconoscimento in essa della prima vera autentica matrice dell'Occidente? Ovviamente potrei continuare a cercare ed elencare esempi all'infinito, ma credo che tutti concordiamo su questo elementare modo di procedere di cui  la mente umana ed infondo forse  tutta la natura, si serve per conservarsi.

Ne deriva che non è difficile cogliere in ciò quell'essere inevitabilmente e per istinto conservatore che Marcuse attribuisce all'uomo, fatto questo a suo volta difficile da mettere in discussione.

A questo punto però non possiamo non farci un'ultima domanda: perché siamo conservatori, che scopo cioè realizziamo nel preferire percorrere strade che già conosciamo? E perché dunque in estrema ratio, il nuovo ci fa paura? La sola risposta che mi sento di dare è che quello appena descritto  sia un meccanismo difensivo che la natura ci mette a disposizione, il primo ed il più efficace per garantirci  la sopravvivenza e che fa sì   che per istinto evitiamo di imbatterci  in  una serie di pericoli che porrebbero fine alla nostra esistenza in un tempo breve.

In conclusione dunque, mi pare sia sensato affermare che, ad onta delle affascinanti e perciò indispensabili speculazioni di cui siamo capaci, dietro i sentieri più sofisticati battuti dal nostro pensiero, così come delle strategie belliche, nonché  di quelle squisitamente sentimentali, si celi sempre il progetto della natura di conservare attraverso di noi sé stessa.

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Il bazooka anti-Covid della Bce

di SIMONE DEL ROSSO

Il 4 giugno scorso Christine Lagarde ha annunciato le nuove decisioni di politica monetaria della Bce: il Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme) sarà incrementato di 600 miliardi di euro, rispetto ai 750 miliardi del piano di acquisti titoli già in atto dalla metà di marzo, portando il bazooka di Francoforte a quota 1350 miliardi di euro.

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Ciao Maestro, lettera a Guglielmo Mollicone

di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Caro Maestro,

Maestro lo sei per professione e per vocazione. Hai formato tanti cittadini, hai lasciato qualcosa in ciascuno di loro. Quindi capirai perché ti chiamiamo Maestro. E caro Maestro ti dobbiamo delle scuse. Scusaci se non abbiamo capito il tuo dolore, il tuo tormento. Ci abbiamo provato, ci proviamo, ma non è facile. Non possiamo capire il tuo dolore nel perdere tua moglie e rimanere solo con due bambine. Il tormento tra la vita che deve continuare e il dolore per la perdita. Il dolore segna e tu sei stato segnato molto. Hai riposto tante speranze nelle tue figlie. Consuelo e Serena. La tua forza e la tua speranza. Poi Consuelo è andata per la sua strada, seguendo le tue orme di Maestro. Sei rimasto con Serena, con la sua vitalità, con i suoi sogni e progetti. Poi, però, hai vissuto il dolore che nessuno merita di vivere. Vedere una figlia morta, buttata in un bosco. Un dolore che spacca il cuore, che nessuno può capire senza viverlo e che nessuno può accettare dopo averlo vissuto. Improvvisamente non sei stato più il semplice Maestro di Arce. Giornalisti, investigatori, curiosi, hanno iniziato a cercarti. Sei diventato un simbolo, ma hai dovuto anche sopportare di essere sospettato. Il 1 giugno 2001, è iniziata una terribile battaglia, a cui non ti sei mai sottratto. Non è facile essere razionali, quando un dolore ti divora. Non hai potuto proteggere Serena dalla cattiveria omicida, ma vuoi dare giustizia a Serena. Sei stato illuso nel 2003, quando venne arrestato Carmine Belli. Ti dissero è lui l'assassino di Serena. E tu, ti sei fidato. Come era naturale, per dare giustizia a Serena, per trovare pace. Non era Belli l'assassino e tu hai trovato la forza di ricominciare da zero. Senza smettere di dire ciò che pensavi, di indicare la strada. Anni di indagini e di richieste di archiviazione, ti hanno logorato. Non hai ceduto, ma ti è costato molto. Non sei stato mai solo, ma spesso solo con il tuo dolore che nessuno di noi può capire. Le indagini sono continuate, grazie al tuo impegno, all'impegno degli investigatori e ora si torna in Tribunale e tu ci sei. Perché per persone come te, si può usare solo il presente e il futuro. Ci sei e ci sarai sempre. Non ti abbiamo sempre capito, ti abbiamo a volte giudicato, scusaci. Abbiamo capito però la tua necessità di giustizia, che ora è la nostra esigenza. Non puoi parlare ora, eppure la tua voce si sente forte, come sempre e così sarà sempre. Maestro tu vivi e vive Serena, morti dentro sono gli assassini che hanno tolto la vita a Serena e la pace a te. Perdona le lacrime di coccodrillo che dovrai sentire, perdona chi usa e userà il tuo dolore per fare spettacolo e carriera. Ci ritroveremo in aula con te e per te. Siamo mortali, siamo fragili, commettiamo errori ma la vera sconfitta è perdere la dignità, la voglia di giustizia. Questa è la tua lezione più bella, più preziosa, più vera. Una lezione che , Caro Maestro, ti è costata tantissimo. Ti dimostreremo che abbia imparato la Lezione. E' una promessa, Caro Maestro.

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