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84esima Campionaria Generale Internazionale. Pronti al via dal 3 ottobre

84esima Campionaria Generale Internazionale.  Pronti al via dal 3 ottobre

di LAVINIA ORLANDO

A quasi dieci giorni dalla sua apertura prevista sabato 3 ottobre, l’84esima edizione della Campionaria Generale Internazionale, intitolata “Pronti....Partenza….Fiera”, è ormai pronta.

Il programma prevede nuove proposte ed eventi di prestigio a cominciare da Be Wine!, il Salone Mediterraneo dei Vini che rappresenterà la rinascita dei vini del Mezzogiorno grazie alla partecipazione di numerose cantine. Non mancheranno Masterclass con degustazioni ed ospiti di fama internazionale. Il tutto per il rilancio dell'intero comparto enologico italiano.

Altra novità sarà il Salone dell’Innovazione Sostenibile che presenterà i migliori progetti di innovazione pugliese.  Una sorta di mostra-convegno caratterizzata dalla visione del cambiamento attraverso start up e imprese. All’interno i visitatori saranno coinvolti dalla tecnologia multimediale del progetto Puglia Experience, l’esperienza innovativa in cui il pubblico sarà immerso in un percorso interattivo e sensoriale.

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Clima, Davide contro Golia per fare la Storia

di FLAVIO DIOGRANDE

Riscattare il proprio presente per edificare il futuro di tutti su basi solide: è questo l’obiettivo dei sei giovani portoghesi che, presso la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, hanno intentato una causa contro 33 Paesi per le troppe emissioni inquinanti prodotte.

Gli attivisti, di età compresa tra i 21 e gli 8 anni, accusano gli Stati – tra i quali, oltre ai 27 Paesi Ue, figurano anche Svizzera, Turchia, Norvegia, Ucraina e Russia – di minare il diritto di stare all’aperto e di vivere senza ansia, a causa delle emissioni di CO2 prodotte nei propri confini e a quelle dovute ai processi di estrazione e al commercio internazionale.

L’azione legale promossa da Catarina, Cláudia, Martim, Sofia, Andrè e dalla piccola Mariana rappresenta un momento storico dato che si tratta della prima causa che interessa nello stesso momento più Paesi, portati alla sbarra per la mancata adozione di politiche ambientali tese a ridurre gli effetti catastrofici della crisi climatica in atto. I querelanti – che attraverso una campagna di crowdfunding pubblicata sulla piattaforma CrowdJustice hanno raccolto 30.000 euro per affrontare le spese legali iniziali – chiedono alla Corte di emettere ordinanze vincolanti nei confronti dei Paesi denunciati al fine di prevenire la discriminazione contro i giovani e tutelare i loro diritti di vivere all’aperto.

Uno scontro generazionale e politico, una sfida lanciata a un modello economico e produttivo che rischia di compromettere irrimediabilmente il futuro del pianeta, come spiega la quindicenne Sofia Oliveira, una delle attiviste promotrici di questa memorabile battaglia: «Abbiamo visto ondate di caldo insopportabili che causano carenza d’acqua e danneggiano la produzione di cibo, e violenti incendi ci fanno temere di viaggiare attraverso le foreste del nostro paese. Se assistiamo a questi eventi estremi già nel 2020, come sarà il futuro?»

La denuncia climatica arriva al termine dell’ennesima estate bollente, che in Portogallo ha fatto registrare il luglio più caldo degli ultimi 90 anni. Già nel 2018 a Lisbona si erano registrati 44° e tre anni fa la zona di Leiria, da cui provengono quattro dei giovani attivisti, era stata distrutta da devastanti incendi boschivi che avevano ucciso oltre 120 persone. Secondo gli esperti queste tendenze peggioreranno in futuro, aumentando notevolmente i rischi di inquinamento ambientale.

Per Gerry Liston, uno degli avvocati della Ong Global Legal Action Network (Glan), che sostiene la causa, l’azione legale intrapresa dai giovani portoghesi potrebbe segnare una svolta epocale perché Strasburgo stabilirebbe degli standard insindacabili anche per i tribunali dei singoli Paesi: «Questo caso è unico. Si tratta del maggior numero di paesi mai portato alla Corte Europea. Se vinciamo, avrà un effetto molto significativo in tutta Europa».

Le cause legali attualmente in corso relative al clima – in totale, nell’ultimo decennio, i casi sono più di 1500 – riguardano singole aziende, o nazioni intere che hanno arrecato danni all’ecosistema con politiche industriali miopi e deleterie: in questo senso, il caso più eclatante è quello olandese, con il governo obbligato dalla Corte suprema a ridurre del 25% le emissioni di gas serra entro l’anno in corso, a seguito di una sentenza di condanna per una causa intentata nel 2014 da alcuni gruppi ambientalisti.

corrierenazionale.it

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"La storia vera di Silvia B. e dell'equivoco di somigliare ad un criminale"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Quella che segue è una libera riscrittura della lettera che ho ricevuto un mese fa.

 

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Liliana Segre, Israele e la questione palestinese

di CARMELA BLANDINI

Si sentono molte domande di chi vorrebbe vedere la Senatrice Liliana Segre entrare nella gabbia dei leoni e combattere contro Israele per difendere il popolo palestinese dai soprusi del governo di Netanyahu.

Io la mia opinione me la sono fatta leggendo i libri della senatrice, ascoltando le sue interviste e cercando di comprendere le parole che dice, ma anche quelle che non dice. Infatti alcune parole precise la senatrice non le dice mai e non lancia accuse a nessuno. Però possiamo dire che un fatto che la riguarda è molto chiaro e cioè, dopo che ricevette minacce di morte e dovette accettare di vivere sotto scorta, declinò l’invito ad andare a vivere in Israele dove nessuno l’avrebbe minacciata. Questo dovrebbe farci riflettere.

A chi si fa domande riguardo al pensiero e alla posizione personale della senatrice Segre sulla questione palestinese, non rimane che cercare di darsi una spiegazione sul perchè lei non voglia dire nulla contro Israele.

Partiamo dal presupposto che pur essendo italiana e nata in Italia, tuttavia è ebrea e il suo popolo è anche quello ebreo, un popolo martoriato e perseguitato nei secoli dei secoli, e in ultimo anche dall'Olocausto nazista e fascista.

Nessuno di noi, credo, rinnegherebbe le proprie origini e, specialmente, se fossero origini nate e cresciute nel dolore atroce che va dalla schiavitù in Egitto fino alla guerra del Sinai.  Il popolo israeliano è stato perseguitato per secoli e la sua storia è colma dell’odio subìto sin dagli albori.

Ricordiamo che ancora oggi si nega, da parte di tanti Stati ed organizzazioni, il diritto all’esistenza dello stato d’Israele.

Noi italiani accetteremmo di mettere in discussione il diritto di esistere dell’Italia come Stato?

Nel mondo tanti paesi violano i diritti umani: L’Arabia Saudita, l’Iran, la Cina, ecc; però nessuno mette in discussione il loro diritto di esistere, anzi tanti Paesi del mondo hanno partecipato persino alle Olimpiadi in Cina e negli U.S.A. che sono Stati dove ancora si pratica la pena di morte.

Il problema, dunque, non è Israele ma il suo governo che perseguita i palestinesi, e Liliana Segre, infatti, è rimasta in Italia e non è mai andata in Israele. Consideriamo, dunque, che lei non può odiare le sue origini ebree, invece collega e accomuna, a ragione, l’antisemitismo al razzismo, cioè a tutto quello che ha portato la grande tragedia nella sua vita di giovane ragazza.

Se adesso parlasse a favore del popolo palestinese sarebbe, dunque, come ammettere che lei stessa è antisemita e razzista contro gli ebrei.

Ma questo sarebbe davvero pretendere troppo e a me sembra ingiusto che si possa pretenderlo.

Uno che non ha capito assolutamente nulla del pensiero di Liliana Segre, tra gli altri, è Matteo Salvini, che, quando lei divenne senatrice a vita, la invitò a partecipare ad un convegno organizzato da lui contro l’antisemitismo. La senatrice rifiutò decisamente e spiegò che secondo lei la lotta contro l’antisemitismo è inaccettabile se non viene combattuto insieme ad ogni idea di razzismo e al rifiuto totale di esso.

Quale risposta avrebbe potuto essere più intelligente e chiara? Eppure fu troppo intelligente e lui non la capì.

Quello che la senatrice, sempre, dice chiaramente, ed è scritto anche in questa foto in alto che è qui pubblicata, è che per lei le vite hanno tutte lo stesso valore, un valore alto, unico e assoluto, e, secondo me, pensa anche alle vite dei palestinesi.

Moni Ovadia, autore, attore, cantante, chansonnier, ebreo che alla politica di occupazione di Tel Aviv sui palestinesi ha sempre riservato giudizi durissimi, dice chiaramente che chi attacca e insulta Liliana Segre per il suo silenzio sulla questione palestinese è un antisemita e dunque è un razzista.

Moni Ovadia chiede: cosa c’entra Liliana Segre con Israele? È una donna che ha vissuto da giovanissima l’esperienza della Shoah, e ancora la testimonia e cerca di contrastare ogni forma di razzismo e di intolleranza. La sua vita è trasparente e il numero della sua prigionia, che porta impresso sul braccio, testimonia la sua lotta contro la sopraffazione e l’intolleranza di un mondo dove ancora lo Stato di Israele ancora nemmeno esisteva.

Dunque Liliana Segre è veramente una donna super partes, la destra non la accetta, perché lei non accetta la politica razzista di destra, e la sinistra non la comprende, perché lei non si allinea contro Israele.

Intanto, però, la senatrice a vita Liliana Segre ha voluto che venisse istituita una commissione speciale contro intolleranza e razzismo e ricordando i principi antifascisti della Costituzione Italiana e i valori democratici della Repubblica, il suo discorso è stato per molti una boccata d’ossigeno: «Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo, il carcere, la schiavitù minorile, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza»

Di recente Liliana Segre continua a denunciare il pericolo di violazione dei diritti civili per gli italiani e per ogni popolo del mondo.

Io penso che non solo gli italiani ma anche gli altri popoli del mondo dovrebbero essere grati alla senatrice per ogni parola che dice, perché lei è tra quelle pochissime persone che parla di amore e con amore di tutti e per tutti.

Questa è una delle sue ultime dichiarazioni: “Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano”. firmato: Liliana Segre, Senatrice a vita.

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Divise di genere

di LAVINIA ORLANDO

Con una scuola sotto i riflettori per il riavvio delle attività in piena minaccia da epidemia da Covid-19 e tutte le polemiche politiche a ciò connesse, il Comune di Francavilla Fontana, nel brindisino, si è distinto nell'ardua impresa di far parlare di scuola per ragioni finalmente slegate dallo scoppio di un cluster o dall'assenza di banchi monoposto.

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Domicilio digitale/Pec: obbligo di regolarizzazione per le imprese entro il 1° ottobre 2020

di FRANCESCA SARGENTI*

Entro il 1° ottobre 2020 tutte le imprese devono comunicare telematicamente al Registro delle imprese il proprio domicilio digitale (PEC): per gli inadempienti sono previste sanzioni pecuniare.

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"John Coltrane, il profeta del jazz"

di ROSAMARIA FUMAROLA

Della musica di John Coltrane si è soliti sottolineare la sospesa, fiabesca eleganza. Eppure, se questa può considerarsi una componente fondamentale di brani come "My favourite things" o "Naima", altrove il musicista sembra essere interessato al racconto di altro. Spesso si dimentica infatti che nella carriera di qualsiasi artista possono trovarsi espresse anime differenti e talvolta contrastanti, sebbene soprattutto presso il grande pubblico quello scrittore o quel pittore sia sinonimo di una sola di esse.

Coltrane era nato nel 1926 ad Hamlet, nel North Carolina. A tutt'oggi è universalmente riconosciuto come colui il quale ha continuato la ricerca musicale avviata da Charlie Parker, anzi il solo che in quegli anni sia stato capace di farlo.

Pur essendosi dedicato allo studio della musica a Philadelphia, presso la Ornstein Music School, non fu subito interessato a diventare un jazzista di professione, almeno non fino al raggiungimento dei suoi trent'anni. È allora infatti che  "Trane", dopo aver suonato in gruppi R&B, incomincia ad accompagnare i cantanti che si esibivano all'Apollo Theatre.

L'incontro con Miles Davis prima, con il quale collaborerà lungamente e con Thelonious Monk poi, gli permisero di abbandonare le proprie insicurezze e di acquisire coscienza di ciò che avrebbe potuto esprimere.

Come tanti tuttavia, fu accolto da una iniziale incomprensione (durante una tournée in Europa fu addirittura fischiato) e solo in seguito si fece strada tanto nel pubblico quanto nella critica, la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un genio, sebbene la critica stessa si sia spesso divisa nella valutazione di quale fosse il reale messaggio contenuto nelle composizioni di Coltrane. Alcuni ad esempio ritengono che in esso sia assente una presa di posizione esplicita a favore della causa dei neri e che il fulcro della sua creatività risiedesse in una sorta di misticismo che avrebbe poi portato di lì a poco all'affermazione del free jazz.

Con questa parte della critica devo ammettere di non trovarmi in accordo.

Il discorso di Coltrane è complesso e consta di un numero infinito di componenti. Tra queste è a mio avviso impossibile non cogliere quella dell'adesione profonda, benché implicita, al linguaggio della sua gente. Esisteva poi un'urgenza che lo portava a ritenere prioritaria l'espressione di altre dimensioni, fino ad allora o non presenti nella realtà o non ancora rese esplicite da altri artisti. Trane sarà infatti il primo ad accogliere nei suoi lavori echi di tutto ciò che lo circondava, di quel momento gravido di cambiamenti dei quali era assolutamente conscio. Anzi, si ha con lui la sensazione che sappia chiaramente di vivere un'epoca nuova e diversa, che avrebbe potenziato massimamente le capacità esperenziali dell'uomo e che uno dei suoi propositi fosse esprimerlo nel jazz che andava creando.

E questo mi porta a chiarire quale sia a mio parere la componente di maggior peso del suo complesso ed affascinante messaggio. Trane è un essere umano ed un musicista assolutamente conscio di dover essere testimone di sé e dei suoi tempi e di dover padroneggiare alla perfezione tanto i mezzi espressivi quanto i contenuti del suo discorso. La consapevolezza di questo progetto è in lui nettissima ed evidente. John Coltrane sa che un altro uomo si sta affacciando alla storia, lo descrive con precisione maniacale, ricercata, voluta, perché avverte con forza la novità di quanto sta accadendo.

Morirà  il 17 luglio del 1967 a quarant'anni, in conseguenza di una grave malattia epatica.

L'uomo che è stato capace in anticipo di vedere e di descrivere è l'uomo di oggi, la complessità della sua vita, le tante dimensioni della sua realtà e dei suoi saperi, l'individuo visto con tanta chiarezza da John Coltrane è quello ancora presente dentro ognuno di noi.

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