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Il mito perduto di Lilith

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di LAURA FANO

Prima femminista della storia mitologica

 

 

“FAUST: Ma quella chi è? MEFISTOFELE: Quella è Lilith. FAUST: Chi? MEFISTOFELE: La prima moglie di Adamo, sta in guardia dai suoi bei capelli, da quello splendore che solo la veste. Fai che abbia avvinto un giovane con quelli, e ce ne vuole prima che lo lasci!”

Apro con questo passo del Faust di Goethe per parlare di uno dei miti più antichi della storia occidentale: quello della creazione. Gran parte di noi è cresciuta con un bagaglio d’immagini tratte dai testi sacri cristiani. Il testo del Genesi, con la narrazione della creazione della donna da una costola dell’uomo, ha per secoli condizionato il modo di percepire il rapporto tra i generi.

Per millenni il racconto biblico delle origini ha incanalato su i suoi binari tutto ciò che concerne i rapporti tra uomo e donna e le identità di genere, ha permesso di giustificare e rendere necessarie le gerarchie tra maschile e femminile, imprimendo a fondo una forma mentis rimasta indiscussa per qualche millennio.

Esiste, però, una storia omessa o poco raccontata nei miti della Genesi che parla della prima donna creata da Dio, il cui nome è Lilith e non Eva. Una leggenda antica narra, infatti, che la prima moglie di Adamo fosse proprio Lilith creata dalla stessa sostanza del compagno e a questi contemporaneo nella nascita. “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò “(Genesi, 1:27; 10).

Un mito antichissimo e poco conosciuto, quello delle due lune. Prima ancora che nell’Antico Testamento, la leggenda di Lilith compare nella mitologia sumera, assiro-babilonese, cananea e nel Talmud. Di Lilith si sa che preferì fuggire dal Paradiso Terrestre piuttosto che sottomettersi alla volontà di Dio e di Adamo. Si legge ne “L’alfabeto di Ben-sira”: “Ella disse ‘Non starò sotto di te, ‘ ed egli disse ‘E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra”.

Secondo i tradizionali commenti alla Torah ebraica Dio diede ad Adamo una prima compagna, ed entrambi vissero nel giardino dell’Eden, ma Lilith rifiutò di obbedire ciecamente all’uomo, si stancò del paradiso, si ribellò, fuggì e se ne andò. Dio la esiliò nel regno delle ombre e poi creò, dalla costola di Adamo, Eva perché non seguisse le sue orme.

Ribellatasi a Dio, Lilith si stacca dalle origini, prende consapevolezza di sé e sceglie di vivere la propria vita. Lilith e Eva sono due donne molte diverse. Lilith rappresenta la libertà e la disobbedienza all’uomo, Eva nasce dalla costola di Adamo per garantirgli la sudditanza.

Le fonti ebraiche che parlano di lei sono numerose, spesso viene descritta come una donna di una bellezza ammaliante, ma terrificante, con lunghi capelli rossi o blu, con coda di serpente o con ali di uccello. Insomma, nei secoli il mito si è arricchito di ogni sorta di fantasia e dettagli, invadendo spesso anche il mondo dell’arte. Numerose sono le figure di riferimento con caratteristiche simili: le Arpie, le Sirene, Echidna e la sua stirpe (Sfinge, Medusa, Scilla), Idra, le Strigi, le Nereidi.

Trasformata dalla mitologia ebraica in un furioso demone che tormenta le notti degli uomini, Lilith incarna in sé tutti i tratti oscuri e distruttivi che sembrano raccogliere la testimonianza di un’antica paura, ovvero quella del sovvertimento degli schemi tradizionalmente imposti. Lilith rappresenta l’archetipo della donna riluttante alla sottomissione e si carica nel tempo di tutti gli aspetti negativi della femminilità presenti nell’immaginario popolare: adulterio, stregoneria e lussuria.  Tra le famiglie ebree ortodosse esiste ancora l’usanza di appendere degli amuleti alle culle dei bambini maschi per proteggerli da questo demone, che potrebbe ucciderli negli otto giorni che intercorrono tra la nascita e la circoncisione.

Persino la cultura Medioevale non ci si mise molto a trasformare la figura di Lilith in quella di un demone.

Antiche leggende narrano che Lilith rubasse i bambini e li uccidesse. Il mito che precede la sua demonizzazione, invece, la ricorda come protettrice delle partorienti, invocata per tutelare le donne gravide.


Non ci vuole molto a individuare nel mito di Lilith la paura dell’uomo nei confronti di una donna che non si conforma alle sue leggi. In Lilith riecheggiano tutti i timori al maschile per una donna che dice “no”, che non si lascia addomesticare e che segue la sua natura ferina.

Come ha scritto Joumana Haddad, scrittrice, poetessa e giornalista libanese, che a questa figura di donna ribelle ha dedicato un libro dal titolo “ il ritorno di Lilith”, questa creatura non è una super-donna, ma è una donna normale, una donna riconciliata con la sua femminilità e con la sua identità di donna. Lilith è una donna indipendente, che non ha bisogno di essere salvata dall’uomo, ma che ha bisogno dell’uomo…come partner, come complice e non come protettore.

E allora se è vero che i miti ci appartengono, noi abbiamo completamente il diritto di reinventarli e di ricostruirli. Forse è giunto davvero il momento del ritorno di Lilith. Nel suo peregrinare, ai tempi di oggi, incontrerà creature dolenti. Camminerà a fianco delle donne, condividendone fatica e sofferenze: le lapidate di Herat, le spose bambine di ogni Stato del mondo e le tante donne che ogni giorno subiscono passivamente le violenze, gli stupri e le umiliazioni.

“L’importante è non confondere l’immagine di Lilith con quella di un potere matriarcale che verrebbe a prendere il posto del potere patriarcale che c’è adesso. C’è bisogno di un’immagine sana della donna e del potere femminile”. In fondo, come ebbe a sostenere tempo fa Margherita Hack, per essere libere a volte basta poco, anche solo avere i capelli spettinati. L’importante è imparare a volersi bene.