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Micaela Quintavalle e il sindacato da ritrovare

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Facebook può essere molte cose, non tutte positive.

 

Può anche far conoscere persone che non avremmo mai conosciuto, in realtà anche a questo dovrebbe servire. Senza Facebook, per esempio, io non avrei conosciuto Micaela Quintavalle. Molti di noi non l'avrebbero conosciuta. Una donna, una sindacalista, autista Atac licenziata ma forse ancora per poco, studentessa in medicina. Detta così una persona come tante, un volto senza volto nella massa. Ma da quella massa Micaela Quintavalle è uscita. Per diventare sindacalista, o meglio con una nuova idea di sindaco. O meglio che una nuova-vecchia idea di sindacato. Cioè un sindacato che difende i diritti dei lavoratori senza compromessi con la politica. Bello come slogan, solamente che Micaela Quintavalle ha voluto realizzarlo. Così lei, sostenitrice del M5S e del sindaco Raggi, non ha esitato a contestare l'amministrazione capitolina e l' Atac a guida M5S, pur di tutelare i lavoratori Atac e gli utenti. Lo ha fatto, senza compromessi, tanto da esser licenziata. Licenziamento su cui, proprio in questi giorni, si esprimerà la magistratura. Dopo il licenziamento, Quintavalle ha fatto una cosa molto rara ultimamente. E' rimasta coerente, non ha rinnegato il M5S e non ha fatto vendette. Ha provato anche a candidarsi per le europee per il M5S e ha difeso pubblicamente Marcello De Vito dopo il suo arresto. In una paese normale, Micaela Quintavalle sarebbe solo una persona  coerente che fa ciò che dice giusto o sbagliato che sia, nulla di speciale. Ma siamo in Italia. Qui una sindacalista che vuole fare la sindacalista, che non rinnega le proprie idee, che non usa la posizione per far carriera, che non si vendica, è una notizia. E infatti Micaela Quintavalle sono anni che fa notizia. Il suo profilo Facebook è molto seguito e lei mette tutta la sua vita sul profilo. Le lezioni universitarie, i pianti, le delusioni, le soddisfazioni. Quintavalle fa notizia ma della sua esperienza pochi hanno capito la lezione. Perché Micaela Quintavalle è Micaela Quintavalle, perché l'Italia è un paese malato. Dove i sindacati da anni hanno perso la loro natura, dove la coerenza è merce rara, dove il senso del ridicolo è morto. Tanto malato, che pochi si sono mossi a difesa della Quintavalle, pochissimi in Atac. Eppure gli autobus prendono fuoco, la metro cade a pezzi, le corse sono poche e affollate, la sicurezza non è garantita. Ma nessuno parla. In questo silenzio, le parole di Miacela Quintavalle sono  diventate un caso. Eppure lei ha detto cose normali, addirittura banali, in un Paese normale. Perché è banale chiedere maggiore tutela per i lavoratori, maggiore sicurezza per i viaggiatori, mezzi nuovi, manutenzione regolare. Banale perché sono cose scontate o dovrebbero esserlo. Un sindacato, da sempre, ha  la sua forza nei numeri, nella compattezza. Ma se tra centinaia di sindacalisti e migliaia di lavoratori, l'unica di cui si parla è Micaela Quintavalle qualcosa non funziona. Se gli autobus prendono fuoco, perché l'unica ad esporsi e pagare é la Quintavalle?_ Dovremmo desiderare un paese normale, dove i valori hanno valore, dove i sindacati fanno i sindacati. Una delle più nobili istituzioni il sindacato perché si basa sul concetto di lotta unitaria per la difesa dei diritti. Abbiamo bisogno di tornare al significato delle cose, alla normalità. Quella normalità che auguriamo a Micaela Quintavalle, quella normalità che un Paese oramai anormale le ha rubato.

Credit foto www.cambiamentim410.it