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Gli omicidi di Valerio Verbano e Mario Amato

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Trame nere e documenti scomparsi

 


 

Valerio Verbano era un ragazzo di 19 anni, militante della sinistra extraparlamentare. Mario Amato, era un magistrato. Hanno due cose in comune. Entrambi indagavano sulla neofascista romana. Entrambi vengono uccisi. Valerio Verbano è uno studente del liceo Archimede di Roma. Soprattutto è molto impegnato in politica. Valerio, con alcuni amici e compagni, raccoglie materiale sui neofascisti romani. Indirizzi, schede biografiche, fotografie. Una mappa accurata. Un lavoro certosino, svolto con precisione. Centinaia di pagine e di fotografie, che Valerio conserva nell'appartamento dove vive con i genitori. Materiale che la Polizia trova e sequestra, quando nell' aprile 1979 arresta Valerio Verbano. Sarà rilasciato a novembre. Il 22 febbraio 1980, Valerio si trova a scuola. A casa sua, in via Monte Bianco 114, tutto sembra normale. La madre e il padre attendono il suo ritorno. Sono le 12:44, quando delle persone suonano alla porta, si presentano come amici di Valerio. I genitori aprono. Si trovano davanti tre uomini, viso coperto da passamontagna, armati di pistole dotate di silenziatore artigianale. I tre legano e imbavagliano i genitori di Valerio. Poi attendono il ritorno del ragazzo, attesa che dura quasi un'ora. Sono le 13:40, quando Verbano rientra a casa. I tre si lanciano su di lui, vogliono bloccarlo. Valerio si difende con efficacia. Riesce a disarmare uno degli aggressori e cerca di fuggire verso una finestra, ma viene colpito mortalmente alla schiena. Da un proiettile calibro 38. I tre scappano, lasciano a terra un passamontagna, una pistola con silenziatore, un guinzaglio per cani, un paio di occhiali da sole, un bottone di una camicia. La matrice neofascista del delitto sembra chiara, ma non saranno mai trovati mandanti ed esecutori. E nemmeno il movente. Dopo la morte del figlio, i genitori chiedono la restituzione del dossier sequestrato nell'aprile 1979. La risposta è sconcertante, non si trova più. Dossier, che sembra aver attirato l'attenzione del magistrato Mario Amato che indaga sui NAR e sul neofascismo romano. Amato è costretto ad indagare da solo e senza mezzi. I NAR, lo uccidono il 23gugno 1980.

Quattro mesi dopo l'omicidio di Valerio Verbano e 40 giorni prima della strage di Bologna. Recentemente sono state riaperte le indagini sull'omicidio di Valerio, ma senza, ad oggi, risultati. L'omicidio di Valerio Verbano è certamente anomalo. Perché gli assassini lo aspettano a casa e non sotto casa se volevano solo ucciderlo ? Perché non sparano appena entra in casa ? Forse perché volevano farlo parlare prima di ucciderlo. Cercavano qualcosa ? Una fotografia o un negativo ? Forse Valerio ha fotografato qualcosa o qualcuno che doveva rimanere segreto. Nel 2011, viene ritrovata una parte, in fotocopia, del dossier. Ma quasi sicuramente, mancano molte delle fotografie scattate da Valerio e dal suo gruppo. Fotografie, che potrebbero nascondere  il movente dell'omicidio. Sarà difficile scoprirlo, perché molti reperti sono stati distrutti per ordine del Tribunale. La vicenda di Valerio Verbano, è legata ad un altro omicidio anomalo. Il 12 marzo 1980, non molto lontano da dove viveva Verbano, viene ucciso Angelo Mancia. Militante del MSI e lavora presso “ Il Secolo d'Italia”. Mancia è molto noto per la sua attività politica, il suo nome si trova anche negli appunti di Valerio Verbano, “Mancia ripassa a scuola”. Angelo viene ucciso da due persone che indossano camici da infermieri e avevano usato un furgone come nascondiglio prima di agire. Una tecnica anomala, un travestimento anomalo, una rivendicazione anomala, un movente anomalo. I Compagni Organizzati in Volante Rossa, gruppo di cui non esistono tracce, rivendicano l'omicidio che sarebbe la vendetta per la morte di Roberto Scialabba, ucciso dai NAR nel 1978. Una vendetta dopo 2 anni ? L'omicidio di Angelo Manica è irrisolto. L'omicidio di Valerio Verbano, ha delle similitudini con l'omicidio avvenuto a Milano, nel marzo 1978, di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci. Anche loro avevano contribuito ad un dossier sui neofascisti milanesi, anche nel loro caso i sicari potrebbero provenire dall'estrema destra romana. Il 1980 è anno di omicidi anomali, di stragi anomale e sanguinarie. Qualcosa di terribile, probabilmente, si nasconde dietro ai tanti morti del 1980. Qualcosa di terribile, che ancora non abbiamo scoperto. Qualcosa, con cui torneremo a scontrarci.

Credit foto www.lasinistraquotidiana.net