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Italia,anno zero

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di PEIRDOMENICO CORTE RUGGIERO

 


Le macerie del ponte Morandi, a Genova, sono appena cadute.

 

 

 

La polvere non si è ancora posata, i funerali sono appena terminati, le lacrime da piangere sono ancora molte. Eppure, già iniziano ad arrivare le prime sentenze. Di “giudici” improvvisati. Ovviamente è doveroso accertare le eventuali responsabilità penali di una tragedia tanto grande. Accertamento che verrà fatto nelle sedi competenti. Certo rimane la domanda che non possiamo non porci. Come è stato possibile ? La risposta è più articolata di quanto possa sembrare. Certamente la manutenzione è un settore critico e spesso carente. Certamente, i lavori pubblici vengono fatti, troppo spesso, in maniera allegra. Ma, ancor di più, il problema è che molte opere pubbliche, sono arrivate al termine della vita utile. Ponti, strade, edifici pubblici costruiti tra gli anni 50 e gli anni 70. Con materiali diversi da quelli odierni, con tecniche superate, predisposti per un carico di esercizio molto inferiore a quello attuale. Semplicemente, molte vecchie infrastrutture andrebbero abbattute e ricostruite. In molti casi, nuove costruzioni costano meno della manutenzione, che inoltre nemmeno elimina il pericolo. Una tale opera di ricostruzione, richiede decine di miliardi di euro. Una massa enorme di denaro, che avrebbe enormi ricadute positive per la sicurezza e per l'occupazione. Dove trovare tanto denaro ? Una domanda a cui nessun governo ha dato una risposta credibile. Il problema, non è solo delle infrastrutture. L'impalcatura costituzionale e normativa della nostra Italia, risale al dopoguerra e agli anni 70 per le leggi sui diritti civili. Sono passati tanti anni, anche le nostre leggi e la nostra Costituzione, hanno bisogno di manutenzione, per poter rispondere alle nuove esigenze. Nessun stravolgimento, ma miglioramenti. Per garantire diritti e permettere il maggior rispetto della volontà popolare. Però, non ci riusciamo. I tentativi di riforma costituzionale sono sempre naufragati, le leggi che abbiamo ereditato, sono state spesso peggiorate. Per faziosità o incompetenza. L'Italia ha bisogno di profondi lavori di ammodernamento. Le strade, gli edifici, le leggi, la Costituzione. Per fare un esempio, per come è strutturata oggi, la legge di iniziativa popolare è uno strumento poco efficace e spesso ignorato dal Parlamento. Invece di ammodernare e migliorare, oggi vince la politica del tornare al passato. Un passato che non può tornare. Le generazioni che hanno vissuto la guerra e gestito il miracolo economico, hanno costruito, e non solo letteralmente, l'Italia che abbiamo ora. Dobbiamo ammettere che per anni, troppi, abbiamo vissuto di rendita. Sfruttando al massimo tutto ciò che abbiamo avuto in eredità, senza pensare ad un programma di ammodernamento e sostituzione. E l'Italia si ritrova all'anno zero. Le cose iniziano a crollare, a non funzionare. Non facciamoci illusioni, è un processo destinato a peggiorare. Perché nessuno pianifica interventi strutturali seri. Esistono progetti democratici di riforma costituzionale ? Esistono progetti per rendere efficaci le riforme degli anni 70 sui diritti civili ? Esistono progetti per dare pratica attuazione ai principi costituzionali su lavoro, sanità, istruzione e giustizia ? Esiste un programma di realizzazione di lavori pubblici ? No. Dopo la tragedia di Genova, avremo commozione, indignazione, i responsabili di questa tragedia. Forse. Invece, quasi sicuramente, non avremo ponti sicuri, strade migliori, leggi efficaci, la completa attuazione della Costituzione. La nostra Italia ha bisogno di una nuova fase costituente e ricostituente. Di un tagliando, di una profonda ed estesa manutenzione. Con il coinvolgimento di tutti i partiti, delle forze sociali e dei cittadini. Non è più possibile mettere toppe su un vestito a brandelli. Non è più possibile vivere in costante emergenza. Non è possibile evitare il confronto con i tempi nuovi. Non è possibile pensare di risolvere, eliminando tutto ciò che non si è capaci di gestire e migliorare. Ammodernare, ricostruire, migliorare, è una sfida enorme, che non può essere affrontata con demagogia o a colpi di maggioranza. Una sfida che è corale. Sfida da vincere. Altrimenti il ponte Morandi, peserà come un macigno sulle coscienze di tutti, nessuno escluso. Perché per dirla con le parole della Canzone del maggio, “provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti”.

Credit foto www.gds.it

Chi è malato terminale oltre ad assumere i farmaci salvavita, passati in esenzione, spesso deve assumere medicinali comuni per mitigare gli effetti collaterali delle cure e della malattia. Laura chiede che i malati terminali possano godere dell'esenzione non solo sui farmaci salvavita ma anche su tutti gli altri medicinali.









Petizione diretta a Giulia Grillo

Giulia Grillo: Esenzione non solo per farmaci salvavita per malati oncologici











Chi è malato di cancro assume medicinali specifici per la cura di questa malattia, chiamati farmaci salvavita e passati in esenzione dal sistema sanitario nazionale. Tuttavia molti sintomi collaterali sia della malattia, che di questi farmaci (es. Chemioterapici o altri) necessitano l'assunzione spesso massiccia di altri medicinali più comuni, come antidolorifici, antipiretici, ecc. che il malato paga a prezzo pieno, con spese notevoli.

Chiedo che chi è affetto da patologie tumorali o chi è malato terminale possa essere esentato dal pagamento di ogni medicinale, essendone l'uso comunque direttamente collegato alla malattia in corso.

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