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Anna Maria Ponzo, uno dei misteri del Tevere

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Questo è il primo di tre articoli, articoli che raccontano storie di vittime dimenticate. Racconteremo le storie di Anna Maria Ponzo, Marcella Giannitti e Cinzia Travaglia.


Siamo abituati a cercare la storia di Roma tenendo lo sguardo in alto. I monumenti, le chiese , i luoghi famosi. Eppure molta della storia di Roma si trova in basso. Il Tevere. Il fiume è stato spettatore della millenaria storia di Roma. Imperatori, Papi, vinti e vincitori, si sono specchiati nel Tevere. Anche molte vite si sono spente o hanno trovato " sepoltura " nelle acque del fiume capitolino. Tra queste molte vite, quella di Anna Maria Ponzo. Il 21 novembre 1984 il suo corpo decapitato viene ritrovato nel Tevere, in una risacca tra l'Isola Tiberina e il lungotevere. Le caviglie erano legate con un grosso spago e attorno alla vita stretta una corda da serranda. Il corpo non presentava alcuna ferita ed era in acqua da meno di una settimana. Di Anna Maria non si avevano più notizie dal 06 novembre 1984. Sappiamo della sua morte, ma quale era la vita di Anna Maria Ponzo ? Sposata con due figli. Viveva al Labaro. Lei lavorava come cameriera presso l'albergo Rosen, il marito era un costruttore, ma aveva ultimamente problemi economici e la moglie aveva iniziato a chiedere diversi prestiti. Anna Maria lavorava nel pomeriggio, mentre quasi ogni mattina usciva di casa alle 8 per farvi ritorno intorno alle 12. La mattina del 6 novembre esce di casa ma a mezzogiorno non rientra a casa, nel pomeriggio la figlia chiama l'albergo per vedere se la madre era al lavoro, ma non si trova nemmeno lì. Il giorno 7 novembre viene ritrovata l'auto di Anna Maria parcheggiata con cura e chiusa a chiave. L'auto si trovava sulla Via Cassia all'altezza del raccordo anulare. Dentro c'erano la giacca e la borsetta con i documenti, l'assegno dell'ultimo stipendio e qualche decina di migliaia di lire. Ovviamente partono le indagini che si concentrano sul presunto amante di Anna Maria. L'uomo è agente di custodia a Casal del Marmo. Gli inquirenti lo ritengono responsabile dell'omicidio. Ma per i giudici gli elementi a carico sono insufficienti e l'uomo viene scarcerato. L'indagine praticamente finisce qui anche se viene interrogato un giovane che lavorava in una pizzeria vicino all'hotel Rosen. Da quali elementi possiamo ripartire per dare un po' di luce alla vicenda di Anna Maria? Partiamo da due elementi: viene decapitata e il corpo non presenta ferite. Ne possiamo dedurre che la causa della morte poteva essere individuata con l'esame della testa. Per esempio un proiettile rimasto incastrato nella testa, proiettile che con un esame balistico poteva condurre ad individuare l'assassino. Anna Maria usciva tutte le mattine ad orari regolari, probabilmente incontrava qualcuno. Anche la mattina della scomparsa esce di casa con le solite modalità. Aveva quindi il solito appuntamento? L'auto viene trovata chiusa e parcheggiata con cura. Probabilmente la parcheggia lei. Lascia all'interno l'assegno con il suo stipendio. Questo è un dato importante. Anna Maria aveva bisogno di denaro, non avrebbe lasciato incustodita la borsa con l'assegno. Possiamo ipotizzare che Anna Maria abbia incontrato qualcuno in una macchina parcheggiata non lontano dalla sua o in un luogo non lontano. Probabile anche che quello fosse un luogo di incontro abituale. Il corpo viene decapitato, l'assassino aveva quindi accesso ad un luogo idoneo e probabilmente abbastanza isolato. Potrebbe aver utilizzato per trasportare il corpo un veicolo diverso da quello che abitualmente usava. Non si può escludere avesse un complice. Se la testa conteneva elementi incriminanti l'assassino potrebbe averla nascosta in un luogo sicuro, forse lo stesso dove avvenne la decapitazione. Luogo che potrebbe non essere di proprietà dell'assassino. Era sicuramente una persona che Anna Maria conosceva bene e che aveva incontrato spesso. Di tali incontri ci sono quasi sicuramente testimoni. Anna Maria Ponzo è stata proprio sfortunata, perché è stata uccisa e uccisa nell'epoca sbagliata. Fosse morta solo 20 anni prima, di lei i giornali avrebbero scritto per mesi. Come avvenne per la decapitata di Castel Gandolfo. Invece nel 1984 la morte violenta era routine. Ma il tempo della verità per Anna Maria non è passato. L'assassino era molto vicino a lei. Un tentativo si può e si deve fare. Il Tevere ha restituito il corpo di Anna Maria Ponzo, noi dobbiamo restituirle la pace.

Credit foto www.fotoweb.it