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Capodanno con i "VIP"

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di LAURA FANO

Da un capo all’altro dell’Italia, questo Capodanno sarà festeggiato, nelle piazze e nei locali più alla moda, con i VIP.

Da Milano a Bari, passando per Sanremo e Parma, Sanremo, spopola ovunque la presenza di volti famosi della televisione e dello spettacolo e, poco importa se questi VIP siano realmente persone “importanti”, quel che conta è riempire le piazze con l’arrembaggio degli influencer all’insegna di un fine anno che assecondi i gusti della nostra società.

Stando alla definizione dell’enceclopedia Treccani VIP è una sigla formata dalle iniziali dell’espressione inglese “very important person”.

Un termine che fece la sua comparsa nel Belpaese intorno agli anni ’80 dello scorso secolo, quando risuonò chic nelle orecchie degli italiani, già frastornati da quella massiccia ondata di termini d’oltralpe come il “jet set”, le “socialitè” e la “gauche caviar”,che accompagnavano la Milano da bere e la nazione craxiana.  I settimanali erano stati i primi a cogliere l’opportunità di una definizione orecchiabile per valorizzare una massa di gente, che sino ad allora non rientrava in alcuna categoria spendibile.

Erano gli anni a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, quelli dei Duran Duran  e degli Wham che arrivavano in Limusine e sposavano le prime top model; gli anni in cui anche a noi sembrava di essere  diventati ricchi, tra tutti quei lustrini, i capelli cotonati e le giacche con le spalline alte un metro. Avevamo tenuto botta su Sigonella, senza sapere che ci sarebbe stata una contropartita.  Non eravamo ancora venuti fuori totalmente dagli anni di piombo, ma si sentiva la voglia di giacche da sera in affitto. Nei salotti della capitale Marina Lante della Rovere (al secolo marina Ripa di Meana) e Marta Marzotto si sfidavano a colpi di mise esotiche e cappellini stravaganti.

Non essendo il termine ancora entrato d’obbligo nei dizionari, al plurale diventava “vips”, e così si appellavano tra loro i protagonisti nei film dei fratelli Vanzina ancora oggi alla ribalta nelle sale cinematografiche con i loro cinepanettoni.

D’altra parte si sa, ogni società, anche la più democratica, è portata per natura alla stratificazione per censo, per disponibilità economica o cultura e i VIP, sono solo l’ultima deriva superficiale - e a tratti grottesca - di un processo iniziato con il crollo dell’Ancien  Régime.

Contrariamente ai vecchi protagonisti del jetset, che oltre alla disponibilità economica avevano anche una qualifica da spendere spesso meritata con sacrificio, la vastissima categoria degli attuali VIP - che si rinnova di continuo-  è però composta da personaggi dalla carriera fulminea e vaga e come i loro conti in banca, a cui l’acronimo garantisce comunque un lasciapassare e le pagine del gossip.

Nessuno si sognerebbe mai di chiamare VIP un medico che ogni giorno lotta negli ospedali per salvare la vita di un paziente, o un pompiere che spegne un incendio in un bosco. Così come nessuno penserebbe di definire “Very important person” chi ogni giorno e in silenzio aiuta i senzatetto con un pasto caldo, dona con una coperta calda un terremotato, o accoglie nella sua casa un profugo.

Nessuno mai si sognerebbe di chiamare VIP chi ogni giorno faticosamente fa ricerca nel nostro Paese o chi, con sacrificio aiuta i propri figli a studiare per un futuro migliore, magari fuori dall’Italia.

Questi VIP, purtroppo, non fanno cronaca, non fanno odience e non riempiono le piazze o le pagine dei settimanali.

Festeggiamo pure l’arrivo del nuovo anno in compagnia dei “VIP” dello spettacolo, però tra i buoni propositi per l’anno che verrà ricordiamoci che le persone veramente importanti sono altre, e sono tra noi ogni giorno.