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La Commissione Moro e i familiari delle vittime di Via Fani

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

La Legislatura è oramai agli sgoccioli, con essa anche l'attività delle commissioni d'inchiesta parlamentari. Particolare attenzione desta l'attività della Commissione d'inchiesta sul rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Una pagina buia della storia italiana. Piena di lati oscuri, nonostante molti affermino il contrario. In questi giorni è stata approvata e pubblicata la relazione finale della Commissione.

 

Di cui, ovviamente, daremo conto. Ora invece, scriviamo della lettera inviata alla Commissione d'inchiesta Moro dai familiari delle vittime di Via Fani. Lettera firmata da Ignazio Rivera, Giovanni Ricci, Sandro Leonardi, Paolo Ricci, Vincenzo Iozzino, Maria Fida Moro, Luca Moro. Nella lettera, inviata al Presidente Fioroni, i familiari esprimono il timore che possa essere posto il segreto di Stato su alcuni documenti e conclusioni della Commissione d'inchiesta. Non parliamo del segreto istruttorio sui documenti inviati alla magistratura dalla Commissione, è ovvio che ci sia il segreto su indagini in corso. Timore, purtroppo, non infondato. Sarebbe per loro e per noi tutti una beffa tremenda. Questa Commissione d'inchiesta è un’occasione importante per fare chiarezza. Anche perché oggi si possono usare tecniche d'indagine scientifica sconosciute nel 1978. Oltre ad avere a disposizione molti più documenti. Inoltre l'attività della Commissione ha avuto il sostegno fattivo di molte persone interessate a trovare la verità. Si può citare a titolo d'esempio, le molte segnalazioni e proposte inviate alla Commissione Moro dal collettivo Sedicidimarzo e da Michele Pizzardo. Tre anni di lavoro della Commissione, da cui molti si attendono risposte, non nuovi segreti. I familiari di Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino e Aldo Moro, aspettano risposte da 40 anni. Hanno dovuto sopportare la perdita dei loro cari, l'abbandono da parte dello Stato, l'arrogante affermazione che tutto è stato chiarito. Cosa, oggettivamente, non vera. Si è raccontato che gli uomini della scorta facevano sempre lo stesso percorso e che non si aspettavano di essere attaccati. Invece la mattina del 16 marzo 1978 Leonardi prende altri proiettili, Ricci era preoccupato da giorni, Rivera aveva la pistola a portata di mano pronta a sparare, Iozzino riesce a sparare due colpi (siamo sicuri che non colpisce qualcuno?), Zizzi aveva il mitra PM12 a portata di mano (siamo sicuri che non sia riuscito ad usarlo?). Se Rivera aveva la pistola vicino alla leva del cambio, perché Zizzi doveva mettere il mitra nel bagagliaio? Siamo sicuri che i brigatisti non avessero una base in Via Stresa? Si è sempre detto che Moro è stato tenuto in una sola prigione, ma sui vestiti e sulle scarpe trovano sabbia di mare. Testimoni e periti, dicono che in Via Fani si è sparato anche da destra, ma si è voluto credere solo ai brigatisti. Questo hanno dovuto sopportare i parenti delle vittime di Via Fani. Hanno dovuto sopportare di vedere gli assassini dei loro cari uscire di prigione e fare conferenze. Abbiamo voluto consegnare gli anni di piombo alla storia senza una verità giudiziaria completa. Ora c' è il rischio del segreto di Stato, che può vanificare tutto. Ogni documento deve essere consultabile e deve poter essere usato in Tribunale. Il 16 marzo 1978 in Via Fani è stata stravolta, con le armi, la vita istituzionale e costituzionale italiana. Un colpo di stato. Una ferita nel tessuto sociale e storico. Senza la violenza delle armi, oggi, probabilmente ci sarebbe una Italia diversa. Questo dovrebbe bastare per pretendere risposte. Invece, dopo 40 anni, non sappiamo quanti erano in Via Fani, quante armi hanno sparato, il percorso usato dalle Br per portare via Moro da Via Fani, le prigioni di Aldo Moro, come venne ucciso, non abbiamo il memoriale completo di Aldo Moro. Non sappiamo perché non venne salvato. Non sappiamo perché Pecorelli e Varisco vengono uccisi. Ci lamentiamo, oggi, perché la politica non ci rappresenta, che altri decidono per noi. In realtà sopportiamo, da 40 anni, che una minoranza abbia imposto, con la violenza, il proprio volere. Lasciamo ai parenti delle vittime di Via Fani, l'ultima parola “E' una verità che appartiene ai familiari delle Vittime ed a tutto il popolo italiano, e non è concepibile che siano i suoi rappresentanti a sottrargliela.”

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