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L’allarme del rapporto Unicef sull’infanzia

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di LAURA FANO

L’allarme del rapporto Unicef sull’infanzia

 

 


«Internet è stato progettato per gli adulti, ma è sempre più utilizzato dai bambini e dai giovani, e le tecnologie digitali coinvolgono sempre più le loro vite e il loro futuro»: queste le parole del direttore generale dell’Unicef Anthony Lake.

Stando a quando emerso dall’annuale rapporto dell’Unicef sulla Condizione dell’infanzia nel mondo 2017, presentato qualche giorno fa, i giovani sono i più connessi del pianeta: un utente di internet su 3, nel mondo, è un bambino. Dati alla mano, ciò significa che il 71% di loro, comparato al 48% della popolazione totale, è continuamente in rete. Fanno eccezione i giovani africani che sono i meno connessi, con circa 3 giovani su 5 offline. In Europa solamente 1 giovane su 25 non è online.

Alcuni adolescenti, arrivano addirittura a inviare 4000 messaggi al mese, o mediamente  uno ogni sei minuti. «Nel bene e nel male, la tecnologia digitale è attualmente una realtà irreversibile delle nostre vite», ha dichiarato Lake.

Il rapporto è importantissimo perché presenta la prima analisi completa sui diversi modi in cui la tecnologia digitale sta impattando sull’esistenza dei bambini e sulle loro condizioni di vita, identificandone sia i pericoli sia le opportunità.

Secondo l’Unicef, i governi e il settore privato non sono stati al passo con i cambiamenti vertiginosi della nostra società, esponendo i bambini a nuovi rischi e pericoli e lasciando, viceversa,  indietro milioni di bambini appartenenti ai ceti sociali più svantaggiati. Il rapporto analizza i benefici che la tecnologia digitale può offrire ai bambini più svantaggiati, che crescono in povertà o che sono colpiti da emergenze umanitarie. Questi includono: aumentare il loro accesso alle informazioni, sviluppare competenze per il settore lavorativo digitale e offrire loro una piattaforma per connettersi e comunicare le loro opinioni. Lo stesso rapporto, tuttavia, rivela che milioni di bambini stanno perdendo quest’occasione: circa un terzo dei minori nel mondo – 346 milioni in tutto – non sono online, e il digital divide aggrava le disuguaglianze e riduce la capacità dei giovanissimi di partecipare a un’economia sempre più digitalizzata.

Lo studio dell’Unicef, ha poi analizzato come internet aumenti comunque la vulnerabilità dei bambini ai rischi e ai pericoli, fra cui l’uso improprio delle loro informazioni private, l’accesso a contenuti dannosi e il cyberbullismo. Il rapporto presenta un’analisi e dati attuali sull’utilizzo che i bambini fanno del web analizzando il dibattito sempre più acceso sulla “dipendenza” digitale e sui possibili effetti del tempo passato davanti allo schermo sullo sviluppo del cervello.

Nel rapporto anche un sondaggio realizzato tra i giovani (13-24 anni) di 26 paesi, con 63.000 risposte ottenute. Alla domanda “Cosa non ti piace di Internet?" il 23% degli intervistati ha risposto “la violenza”. Le ragazze rivelano di essere più turbate dagli episodi di violenza rispetto ai coetanei maschi (27% contro il 20%). Un terzo del campione ha identificato come principale timore “i contenuti pornografici indesiderati”, senza una significativa differenza tra maschi e femmine. Alla domanda “Cosa ti piace di Internet?” il 40% dei giovani ha risposto "imparare nuove cose per la scuola o la salute", mentre per un altro 24% "acquisire competenze che non posso imparare a scuola". Al quesito “Come hai imparato a utilizzare Internet?” il 42% dei ragazzi ha risposto di aver imparato da solo, mentre il 39% - prevalentemente giovani che vivono in paesi a basso reddito - ha risposto di aver imparato da amici o fratelli.

I dati allarmanti, però, sono altri: localizzati in 5 Paesi: Canada, Francia, Olanda, Russia e Usa, sono ben nove i gli indirizzi internet su 10 con contenuti pedopornografici. Il 53 per cento dei bambini abusati e sfruttati per produrre contenuti pedopornografici diffusi in rete ha dieci anni e anche meno e il numero d’ immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni è in aumento: dal 30% nel 2015 al 45% nel 2016.

La presenza diffusa dei dispositivi mobili come smartphone e tablet, sottolinea il rapporto, ha reso l’accesso al web indiscriminato e per molti bambini meno controllato; perciò, potenzialmente più pericoloso.


Reti digitali come il Dark Web e le criptovalute, inoltre, stanno agevolando le peggiori forme di sfruttamento e abusi, fra cui la tratta e l’abuso sessuale di bambini online ‘su richiesta’.


Secondo le Nazioni Unite, nonostante la massiccia presenza dei bambini in rete, si fa ancora "troppo poco per proteggerli dai pericoli del mondo digitale e per aumentare il loro accesso a contenuti sicuri online”. «In un mondo digitale, la nostra sfida è duplice: ridurre i danni, massimizzando allo stesso tempo i benefici del web per ogni bambino.» ha concluso Anthony Lake

Solo un’azione collettiva da parte dei governi, del settore privato, delle organizzazioni per i bambini, del mondo accademico, delle famiglie e degli stessi bambini può rendere lo spazio digitale maggiormente accessibile e sicuro per loro.


Le raccomandazioni pratiche per aiutare a indirizzare le politiche e renderle più efficaci e per delle pratiche commerciali più responsabili che vadano a beneficio dei bambini includono: fornire a tutti i bambini un accesso a costi contenuti a risorse online di alta qualità; proteggere i bambini dai pericoli online – fra cui abusi, sfruttamento, tratta, cyberbullismo ed esposizione a materiali non adatti salvaguardare la privacy dei bambini e le identità online; insegnare l’alfabetizzazione digitale per tenere i bambini informati, attivi e al sicuro online; sfruttare il potere del settore privato per migliorare le pratiche e gli standard etici per proteggere e beneficiare i bambini che accedono al web. Porre, infine, i bambini al centro delle politiche per il digitale.

Internet, purtroppo, non è un posto sicuro. Quando i nostri figli sono online, sono esposti a incalcolabili rischi. Alcuni riguardano i loro dati personali, altri invece riguardano la loro stessa persona.  Solo l’istruzione e un uso consapevole e informato possono ridurre i rischi per la sicurezza.

Bisognerebbe aiutare i bambini a capire che Internet non è qualcosa di magico. C’è un essere umano in carne e ossa dietro a tutto ciò che accade online, che sia una persona oppure un software programmato da una persona. È necessario educare, e non rimproverare – questa distinzione è fondamentale - e deve essere fatto in maniera stimolante, in modo che i nostri figli si sentano liberi di farci domande.

Per proteggersi dalle insidie del web purtroppo non basta più installare un antivirus e limitare l’accesso. Con smartphone e tablet la situazione è drammaticamente peggiorata, e anche se gli strumenti di controllo parentale si sono evoluti nel corso degli anni, purtroppo si limitano al web e trascurano le infine app che scaricano ogni giorno i nostri ragazzi; il che rende tutta la questione sulla sicurezza molto più complessa. A questo aggiungi che gli schermi di questi dispositivi molto piccoli e quindi  i contenuti molto meno visibili per i genitori rispetto a un monitor del pc o alla televisione.

Questo significa che, in attesa che i governi e le istituzioni recepiscano le indicazioni dell’Unicef, non possiamo limitarci a utilizzare gli strumenti che la tecnologia ci offre per rendere il mondo digitale più sicuro, ma dobbiamo innanzitutto interessarci a questa realtà attraverso un attento monitoraggio dei siti, delle app e dei contenuti visti e scambiati dai nostri figli.

Non facciamoci spaventare dal web, dopotutto la rete è- se ben utilizzata- una meravigliosa finestra sul mondo; piuttosto cerchiamo di parlare e di discutere insieme ai nostri figli di ciò che si trova in rete e di come loro la utilizzano, controlliamo la privacy degli account nel momento in cui aprono un profilo sui social network, e soprattutto stabiliamo una serie di regole da rispettare per le connessioni.

Prevenire è meglio che curare.

Foto tratta da: Financial Rewiew