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L'omicidio di Serena Mollicone, l'Arma dei Carabinieri e presunti depistaggi

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Sono giorni di attesa per conoscere le decisioni del Gip o del Gup del Tribunale di Cassino sull'omicidio di Serena Mollicone. La ragazza di Arce scomparsa il 1 giugno 2001 e ritrovata cadavere il 3 giugno. Sarà rinvio a giudizio o archiviazione?

 

Franco Mottola ex comandante della stazione dei Carabinieri di Arce, sua moglie, suo figlio e due carabinieri, in servizio ad Arce nel 2001, sono iscritti nel registro degli indagati. A breve conosceranno la loro sorte. L'attesa è riempita dalle tante indiscrezioni giornalistiche. Il caso di Serena Mollicone è molto seguito dall'opinione pubblica. Per la giovane età della vittima, per le modalità brutali del suo omicidio, per l'ipotesi che Serena sia stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce. Uccidere una persona è già una cosa grossa, se poi succede in una caserma dei carabinieri è un caso unico. Quindi, è normale l'attenzione giornalistica. Però ci vuole molta prudenza. Primo perché si potrà dire che Serena è stata uccisa in caserma, solo dopo una sentenza di Cassazione. Secondo ad essere indagato è l'ex maresciallo Mottola, non l'Arma. Invece si parla, anzi si scrive, di depistaggi generalizzati. Sarebbe un depistaggio la convocazione di Guglielmo Mollicone presso la caserma carabinieri di Arce, il giorno del funerale della figlia. Sarebbe frutto di depistaggio l'arresto e il processo di Carmine Belli. Sarebbe un depistaggio l'aver usato una vecchia foto di Serena per il volantino di ricerca. Depistaggi messi in atto da Franco Mottola, e genericamente “dagli investigatori”. Ma è vero? La convocazione in caserma di Guglielmo Mollicone il giorno dei funerali della figlia, è cosa gravissima. Che deve essere chiarita. Però, se Franco Mottola convoca Guglielmo Mollicone di sua iniziativa, non attira forse su di sè l'attenzione dei superiori e dei magistrati? Ed infatti così accade. Un depistaggio dovrebbe provocare l'effetto contrario. L'arresto di Belli non è assolutamente frutto di depistaggio. Quando Carmine Belli viene indagato, estate 2002, Franco Mottola non era più in servizio ad Arce da maggio. Inoltre l'indagine su Carmine Belli è stata condotta dalla Polizia di Stato non dai Carabinieri. La Polizia di Stato ha lavorato con passione e professionalità da lodare. Sbagliare è umano e può succedere anche ai migliori. Per quanto riguarda la foto del volantino di ricerca di Serena Mollicone, è la Corte d'Assise di Cassino, nella sentenza del processo Belli,a dirci cosa è accaduto “ Per iniziativa dei familiari nelle prime ore dello stesso giorno, era stato preparato un volantino riportante l'effige di Serena, tratta  da una foto risalente ad un anno prima, da distribuire ai volontari onde agevolare la ricerca “. Dal luglio 2001 la Polizia ha affiancato i Carabinieri nelle indagini sulla morte di Serena Mollicone. Indagini che comunque non erano condotte dai carabinieri di Arce, ma da un Procuratore Capo, due Sostituti Procuratori, reparto operativo provinciale dei carabinieri di Frosinone, nucleo operativo della Compagnia carabinieri di Pontecorvo, Uacv della Polizia di Stato, Squadra mobile di Frosinone. Inoltre dal giugno 2002 erano conosciute delle anomalie nella caserma carabinieri di Arce. Non può un solo  uomo depistare tanti validi investigatori, o vogliamo insinuare che a depistare furono più persone ? Dobbiamo essere rispettosi di una istituzione leggendaria come l'Arma dei Carabinieri. Non è nemmeno corretto, dire che ora i carabinieri stanno lavorando bene sul caso di Serena, i carabinieri lavorano bene sul caso dal 3 giugno 2001. Gli indagati sono, oggi, innocenti. Se un tribunale lì condannerà, saranno loro, loro soltanto, colpevoli, non l'Arma. Questo è un principio giuridico che deve prevalere sui processi mediatici. Non vuole essere questa una difesa d'ufficio, l'Arma dei Carabinieri non ha bisogno di essere difesa, come un leone non deve difendersi da una pulce. Non si tratta nemmeno di retorica, il corretto rapporto tra cittadino e forze dell'ordine è fondamentale per la tenuta democratica. Vuole essere un richiamo al rispetto per la memoria di Serena Mollicone, Santino Tuzi e dei tanti che sacrificano, in divisa, la loro vita per la nostra sicurezza. Questa deve essere una ricerca della verità, rispettosa dei fatti, delle persone e delle istituzioni. Non processo mediatico. “ Usi obbedir tacendo “, questo era il motto dei Carabinieri. Impariamo tutti ad aspettare, preferendo il silenzio ad arbitrarie interpretazioni, le decisioni della magistratura giudicante.

Credit foto www.liritv.it