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Antonio Corrado, vittima del grande errore

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

L'estremismo politico è tornato di attualità. Fascismo e antifascismo sono termini tornati attuali. Per questo motivo raccontiamo la storia di Antonio Corrado, vittima sia di un errore di persona, sia vittima del grande errore degli Anni di Piombo. Nel destino di tutti noi prima o poi arrivano eventi imprevisti dalle dinamiche anche incredibili e con esiti nefasti. Nella vita di Antonio Corrado, 21 anni da Roma, eventi sfortunati già avevano fatto sentire effetti funesti. Corrado ha una malformazione ad un occhio che ne condiziona la vita, ha inoltre perso il padre. Colpi duri ma ai quali Antonio Corrado risponde nella maniera migliore: vivendo al massimo delle sue possibilità. Vive con la madre in Viale dello Scalo di San Lorenzo 65 e ha 4 fratelli. Dopo il diploma cerca di inserirsi nel mondo del lavoro e coltiva le sue passioni: musica e poesia. Una famiglia per bene i Corrado e Antonio è stimato nel quartiere San Lorenzo. San Lorenzo non è il quartiere di una città metropolitana con enormi palazzi e rapporti umani ridotti al minimo, a San Lorenzo si sente la necessità di essere comunità. Antonio Corrado si muove sicuro nella sua San Lorenzo, sicuro perché ha una vita limpida e senza nemici, sicuro perché forse sente di aver pagato il conto con la cattiva sorte. Evidentemente però il destino teneva una diversa contabilità, e nel ottobre 1975 passa nuovamente da Antonio Corrado, per presentare il conto definitivo. Precisamente la sera del 29 ottobre 1975, Antonio decide di recarsi al cinema con un suo amico. Qui inizia la sua fine, nelle stesse ore un ragazzo che vive a poca distanza da lui si prepara per recarsi ad un incontro politico e sempre nelle stesse ore assassini senza volto si preparano per la loro missione di morte. Tutti si preparano senza sapere che tra poche ore il loro destino si incrocerà per sempre. Usciamo insieme con Antonio che con il suo amico, si avvia verso il cinema Palazzo in Piazza dei Sanniti. Le strade quasi deserte, poco illuminate, dalle finestre voci di vita quotidiana. Antonio e il suo amico entrano nel cinema e noi li lasciamo al loro film. Andiamo ora in Via dei Rutoli dove si tiene una riunione di “Lotta continua “, qui si reca il ragazzo vicino di casa di Antonio Corrado a cui ora diamo un nome, Emilio Petrocelli. San Lorenzo è un quartiere quasi interamente di orientamento di sinistra, con una intensa attività politica. Da Via dei Rutoli ci avviamo verso via dei Sardi in direzione Viale Scalo di San Lorenzo. Una ventina di metri prima dell'incrocio tra Via dei Sardi e Viale Scalo di San Lorenzo alcune persone attendono qualcuno, ancora per poco sono persone come le altre.


Da poco è passata la mezzanotte, il film è finito quindi Antonio e il suo amico escono dal cinema. Per tornare a casa a Corrado converrebbe passare per Via degli Ausoni, ma decide di accompagnare il suo amico. Si avviano per Via dei Sardi e arrivati all'incrocio con Via dei Marzi si separano e Antonio prosegue per Via dei Sardi. La strada è deserta, arrivato ad una ventina di metri dall'incrocio con Viale dello Scalo di San Lorenzo, ha solo il tempo di notare delle persone che si avvicinano verso di lui e che gli sparano. Antonio cade a terra e gli assassini scappano. Negli stessi minuti Emilio Petrocelli lascia Via dei Rutoli e si avvia verso Via dei Sardi per tornare a casa. Quando Petrocelli arriva all'incrocio tra Via dei Sardi e Viale dello Scalo di Sal Lorenzo, Antonio Corrado è stato già colpito.

Corrado arriva cadavere in ospedale. E' stato colpito da quattro proiettili: due alla testa, uno alla spalla e uno al fegato. A sparare sono state due persone, con due pistole di calibro diverso: una calibro 38 e una calibro 22. Le indagini trovano subito un grande ostacolo: il movente. Antonio Corrado non faceva attività politica, non aveva nemici, nessuna ombra nella sua vita. Stesso discorso per la sua famiglia. Non resta che una sola ipotesi: lo scambio di persona, il tragico errore. Ipotesi che trova conforto nel fatto che Emilio Petrocelli doveva passare in Via dei sardi proprio nei minuti in cui viene ucciso Antonio Corrado. Petrocelli abitava vicino casa di Corrado e aveva con lui una certa somiglianza fisica. Inoltre quella sera erano vestiti in modo simile. Petrocelli era un militante di “Lotta continua “ e non era ben visto dai militanti di estrema destra. Ma perché uccidere Emilio Petrocelli? Per vendetta forse, il 29 ottobre 1975 a Roma ignoti uccidono a fucilate davanti una sede del Msi un ragazzo di 16 anni, Mario Zicchieri. Mario Zicchieri aveva una sola “colpa”, essere simpatizzante del Msi. Affascinanti e terribili gli anni 70, la lotta politica diventa lotta armata. Si viene uccisi semplicemente per una simpatia politica, per il giornale che si legge, per essere andati ad un comizio politico o solo per errore. Omicidi a cui si risponde con vendette. Abbiamo così in 24 ore due vittime innocenti e due famiglie segnate per sempre.

Non ci sono testimoni dell'omicidio, solo alcuni hanno sentito dei colpi secchi. Le cronache dell'epoca riportano che sul luogo dell'omicidio sarebbe stata vista una “bianchina” o una “lambretta “. Ad uccidere Antonio Corrado sono assassini professionisti quanto meno nell'uso delle armi. Ma non lo sono nella pianificazione dell'omicidio. Non seguono la vittima designata, cosa che avrebbe evitato l'errore di persona.

L'omicidio di Antonio Corrado ha aspetti che richiamano l'omicidio di Tinelli e Iannucci a Milano nel 1978. Anche nel 1978 gli assassini aspettano le vittime presso l'incrocio di una via. Ma nel delitto di Milano gli assassini prima si accertano dell'identità delle loro vittime, testimoni vedono Tinelli e Iannucci scambiare poche parole con gli assassini, che forse volevano evitare l'errore accaduto nel 1975. Il calibro delle armi usate richiama altri delitti avvenuti a Roma: Giorgiana Masi 1977 (usata arma calibro 22 ), Walter Rossi 1977 ( ucciso con un proiettile calibro 9 ma venne trovato anche un bossolo calibro 22 ), Valerio Verbano 1980 ( usata arma calibro 38 ).

Antonio Corrado non ebbe molta fortuna nemmeno dopo la sua morte, catalogata velocemente come un tragico errore e archiviata. Il suo omicidio per molti andrebbe, insieme ai tanti omicidi degli “anni di piombo”, consegnato alla storia archiviando così quella tragica pagina della nostra vita. Ma non si possono archiviare le storie dei singoli, il dolore di tante famiglie. Un omicidio non è il semplice atto di togliere la vita ad una persona, abbiamo mai pensato a quante vite cambia un singolo omicidio? La giustizia e la verità non possono essere legate all'arbitrio di nessuno, non abbiamo il diritto di negarle. Uccidere è il più terribile degli atti, qualsiasi sia il movente o il momento storico.

Mentre moriva Antonio Corrado si sarà forse chiesto “ perché?”, e una risposta ha il diritto di averla anche dopo 42 anni.

Antonio Corrado non è vittima del destino, ma lo è doppiamente degli uomini che prima gli hanno negato la vita poi giustizia e verità.

Foto dell'autore.