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Mal'aria

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di LAURA FANO

Storia di una malattia, da Alessandro il Grande a Fausto Coppi


Sembra paradossale che alle soglie del 2018 alcuni mali che si pensava sarebbero stati stroncati dal progresso scientifico, tornino a far parlare di se’ in maniera drammatica. E’ il caso della malaria che ancor oggi rappresenta una delle principali cause di morte in tanti Paesi neanche troppo lontani da noi.

Poche civiltà, nel corso della storia, l'hanno scampata. Alcune mummie egizie hanno i segni della malaria addosso. Alessandro il Grande ne è probabilmente morto, e con lui l'Impero greco. Le armate di Attila e Gengis Khan potrebbero essere state fermate dal morbo. I Greci e i Romani, e prim’ancora Volsci ed Etruschi, convissero con la malaria per tutta la loro storia.

Il morbo era con molta probabilità già presente e nota tra il IV e il III millennio a. C. Le prime tracce scritte di febbri stagionali o intermittenti si trovano in testi medici e religiosi di popoli di antiche civiltà: Sumeri, Assiri, Babilonesi, Cinesi, Egiziani, Indiani. Le febbri malariche erano in quei tempi attribuite essenzialmente all’ira di divinità offese o ai demoni che governavano il destino degli uomini e della natura, le cui maledizioni potevano essere placate con riti, sacrifici vari e con l’uso di pozioni a base di erbe particolari.

L’associazione tra malaria e esalazioni di aria morbifica è di antica memoria: già nella seconda metà del V secolo a.C., Ippocrate esplicitamente pose un legame tra sintomi verosimilmente di infezione malarica e ambienti palustri. Galeno, medico romano del II secolo, attribuì ai “miasmi” la causa delle epidemie di febbri intermittenti, pur non identificandone la natura: tra le varie ipotesi le acque palustri, il vapore di escreti, la putrefazione di corpi organici.

In seguito, la malaria si diffuse in Italia, dove le opere idrauliche e l'abilità dei Romani nel curare i campi agricoli ostacolò l'avanzata della malattia. Quando l'impero romano perse i suoi fasti, i focolai fecero nuovamente la loro comparsa, comportando una lunga opera di bonifica fino al Medioevo.

L'etimologia della parola "malaria" deriva proprio da un termine medievale italiano "mal aria", che significa cattiva aria. In Francia, si preferiva utilizzare il derivato latino "paludisme" (la malaria, infatti, è detta anche paludismo), dalla convinzione che la malattia fosse provocata dalle esalazioni di aria morbifica provenienti dalle zone paludose. Il termine "malaria" divenne sinonimo della malattia solo nel tardo Ottocento.

Un’antica leggenda vietnamita narra che le zanzare nacquero dalla triste storia amorosa di un amante tradito. In un villaggio sulle palafitte due giovani

sposi vivevano amandosi felici, quando la sposa si ammalò e morì in pochissimi giorni. Il “Genio della palude”, toccato dal dolore dello sposo, punse il suo dito e da una goccia di sangue trasse nuova vita per la fanciulla morta: la sposa tornò a vivere e vissero a lungo felici, dimenticando l’orribile passato. Ma una sera la sposa fuggì e insensibile alla disperazione e alle preghiere del consorte ripagò la vita ricevuta pungendosi un dito e restituendo la goccia di sangue. Improvvisamente il suo corpo divenne polvere, la polvere cadde nell’acqua della palude e si animò: nacquero così le larve di zanzara. Ancora oggi la sposa non si rassegnerebbe al suo destino ed ogni notte punge, nella sua veste di zanzara, con la speranza che una goccia di sangue possa restituirle la vita.

In Italia, la malaria ha rappresentato per secoli una vera e propria malattia di massa nelle aree costiere e fluviali della Penisola e delle Isole. 

La letalità della malaria non è elevatissima, per niente paragonabile ad altre malattie epidemiche come la peste o il colera. Ma la sua presenza ha fatto la storia di larghe plaghe del Paese e delle sue due grandi isole. «Oh, il Sud è stanco di trascinare morti/in riva alle paludi di malaria»: così cantava Salvatore Quasimodo nel suo "Lamento per il Sud".

La storia tramanda che già l’imperatore Tito, nell’81 d.C ne fu vittima;e poi  Alarico, re dei goti, nel IV secolo d.C.; Sant’Agostino, nel 430 d.C. Diffusissima tra i papi, tanto da prendere il nome di febbre romana, la malattia uccise Gregorio V (999), Damaso II (1048), Leone X (1521), Sisto V (1590), Urbano VII (1590).

Il caso ricordato sicuramente più di frequente dagli italiani è quello del campionissimo di ciclismo Fausto Coppi, reduce dall’Africa, ucciso per una malaria diagnosticata troppo tardi, quando già all’epoca del contagio, nel 1960, avrebbe potuto salvarsi grazie al Chinino.

L’italiano probabilmente più illustre ad essere stato ucciso dalla malaria è stato Dante Alighieri, sempre a causa di una banale puntura di zanzara. Il poeta sta finalmente vivendo un periodo di serenità e di pace a Ravenna. Viene inviato con una ambasceria a Venezia e malauguratamente al ritorno contrae la malaria in forma grave sul Po e ne muore nella Bisanzio d’Italia a soli 56 anni.

Da citare però anche altre grandi menti o illustrissimi protagonisti della storia che a causa della zanzara anofele hanno dovuto dire addio a questo mondo: sempre in Italia, il grande pittore italiano il Parmigianino, con la zona dell’Italia centrale che è stata purtroppo a lungo funestata dalla malattia. Ma di malaria morirono probabilmente Raffaello il quale aveva a lungo lavorato a Roma lungo il Tevere, alla Farnesina, e sicuramente Caravaggio fra Palo Laziale e Port’Ercole nella sua fuga disperata.


Ironicamente la si può considerare fra le più democratiche malattie dell’umanità, in quanto colpisce tutte le classi sociali ed è stata responsabile della morte di molte grandi personalità: dal filosofo Friedrich Hegel all’imperatore spagnolo Carlo V. Altri personaggi famosi morti per malaria furono: Oliver Cromwell, nel 1658; mentre sopravvissero al terribile male: Cristoforo Colombo; Sir Arthur Conan Doyle; l’esploratore David Livingstone; Ho Chi Min; Gandhi; Ernest Hemingway; l’ammiraglio Nelson; Leon Trotzky; gli attori Errol e Flynn Michael Caine, il mitico Perry Mason; Madre Teresa di Calcutta e i Presidenti USA: Washington, Monroe, Jackson, Lincoln, Grant, Garfield, Roosevelt e, per ultimo lo stesso John Kennedy.

A fine 1800 la malaria era così diffusa a Washington che un importante fisico cittadino tentò invano di far costruire una gigantesca rete attorno alla città. Il morbo si è portato via un milione di soldati dell'Unione durante la Guerra Civile e più vite di quelle perse in battaglia durante la Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico. Secondo alcuni scienziati, il 50% delle persone vissute in tutti i tempi è morto di malaria.

Tutti casi legati al passato (quello di Coppi è il più recente). Nel 1970 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l'Italia ufficialmente libera dalla malaria. Tuttavia, da allora, vi sono stati diversi casi di questa malattia "importati" dall'estero e ora la paura per il virus è tornata improvvisamente a farsi strada con la morte della bambina di 4 anni agli Ospedali Civili di Brescia.

Nei paesi ricchi c'è chi pensa che la malaria sia una malattia ormai debellata. Ma la zanzara Anofele, portatrice del virus, è sempre in agguato e minaccia ancora metà della popolazione mondiale.