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Storie e storiacce di nera/ La storia di Benito Corghi, l'italiano ucciso dal Muro di Berlino

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

 


Sono tempi, i nostri, di grande paura. Del terrorismo, dello “straniero“, della crisi economica.

 

Dalla paura viene naturale difendersi. Ci sono molti modi per farlo. Ultimamente qualcuno propone come efficace difesa l'uso di sbarramenti e muri. Sbarramenti di navi militari per bloccare i migranti, muri per rendere sicure le frontiere, massiccio schieramento di forze armate e polizia. Se ci chiudiamo bene in casa e nella nostra nazione, saremo al sicuro. Ma è veramente così? L'uso indiscriminato dei muri e della forza ci rende più sicuri? Isolarci ci rende più sicuri? No. A dirlo è la Storia. A dirlo è il Muro di Berlino e la Cortina di ferro. Si potrebbe obiettare che è roba vecchia, storia passata, antiquariato e poi che c'entra l'Italia con il Muro di Berlino ? Niente di più sbagliato. Il Muro di Berlino e la Cortina di ferro nascono dall'idea di difendere le ideologie, le nazioni, addirittura la pace, separando Ovest ed Est. Con filo spinato, mine, muri, torri e migliaia di uomini armati fino ai denti. L'Italia, poi, è legata al Muro di Berlino più di quanto possiamo credere. Una delle pochissime vittime straniere del Muro è italiana. Benito Corghi da Rubiera. E' la metà degli anni 70, i consumi in Italia aumentano. Non basta la produzione interna. Ecco allora che il Partito Comunista Italiano stringe accordi con la Germania Est per l'acquisto di carne. In questo momento entra in scena Benito Corghi. Lavora come camionista per una cooperativa. Deve andare lui in Germania Est a caricare la carne. Per Benito non è un problema è il suo lavoro, ha grande esperienza nei viaggi nei paesi dell'Est. Poi lui è iscritto al P.c.i., e la sua famiglia ha fatto la Resistenza. La notte tra il 4 e 5 agosto 1976, si reca con il suo camion presso il macello di Cottbus nella DDR. Effettua il carico regolarmente. Riparte, è notte e c' è la nebbia, per raggiungere il confine con la Germania Ovest. Supera il posto di frontiera della DDR di Hirscherg. Sono le 3 del 5 agosto 1976, quando Benito Corghi arriva al posto di frontiera della Germania Ovest a Rudolphstein. Le solite procedure da sbrigare e poi via verso l'Italia, verso moglie e figli. Invece no, i documenti non sono in ordine. Manca la bolla veterinaria della DDR. Il camion non può entrare nella RFT. Benito Corghi chiede ai doganieri della RFT di risolvere la cosa con i colleghi della DDR. Riceve risposta negativa. Gli vietano anche di tornare con il camion in Germania Est. A Benito rimane solo una scelta, raggiungere a piedi il posto di frontiera della DDR di Hirscherg. Circa un km di autostrada. Corghi si avvia, ha tra le mani i documenti. Non si può percorrere a piedi l'autostrada, ma lui non ha scelta. Inoltre lui è un semplice lavoratore disarmato nella patria del comunismo e dei lavoratori, di cosa dovrebbe aver paura? Purtroppo sbaglia, quel giorno niente sol dell'avvenire, ma solo buio e nebbia negli occhi, nei cuori, nelle menti. Benito si trova sulla frontiera più difesa al mondo, migliaia di soldati si fronteggiano. Regnano paura, diffidenza e odio. Corghi viene avvistato quasi subito dalle guardie di frontiera della DDR, i Vopos. Si tratta di un uomo solo che cammina per l'autostrada, un po' misera come invasione. Eppure scatta l'allarme. I Vopos partono per intercettare Benito. Ovviamente ci riescono subito. Sono faccia a faccia, Benito Corghi e Uwe Schmiedel, giovanissimo graduato dei Vopos. Benito prova a spiegare la situazione, a lui basta solo un documento, è il suo lavoro. Schmiedel non capisce, ma non è solo questione di lingua, è pieno di ideologia e di paura. Paura di essere punito se fugge l'intruso, paura della Stasi. Benito decide di tornare in Germania Ovest per provare a risolvere la cosa, prova a spiegarlo anche a quel soldato che urla cose che lui non capisce. Perché quel soldato gli punta il fucile contro? Benito è disarmato, che male può fargli? Corghi volta le spalle a Schmiedel e inizia a camminare. Il soldato della DDR spara e uccide Benito. La notizia della morte di Benito Corghi arriva in Italia, insieme alla notizia della morte in Cile di Bruno Del Pero Panizza, ucciso dai soldati di Pinochet. Anche lui vittima di un muro ideologico. Per la morte di Benito Corghi protesta sia il governo italiano e sia il Pci. La DDR per diversi giorni non risponde, poi si scuserà per “l'incidente“. La Germania Ovest esprime solidarietà alla famiglia di Benito. Nel 1994 Schmiedel viene processato e assolto. Di Benito Corghi ci siamo quasi completamente dimenticati. Eppure oggi la sua vicenda è di grande attualità. Lui sarebbe ancora vivo se quella notte la ragione non avesse trovato un muro. Vengono alla mente le parole di Papa Giovanni XXIII  “ Dio ci ha dato la parola per comunicare fra noi , per conoscerci, per amarci. Non disprezziamo questo meraviglioso dono “.

Foto tratta dall'archivio del quotidiano  “La Stampa “