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Storie e storiacce di nera/ Strage di Curraggia, quando incendiare boschi uccide

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

L'estate 2017, come praticamente ogni estate, è caratterizzata dall'emergenza incendi.

Un vero bollettino di guerra. Bruciano boschi, coltivazioni, terreni incolti, rifiuti. Spesso poi, favorito dal vento e dalla siccità, l'incendio arriva a minacciare case e vie di comunicazione. Quasi sempre, si tratta di incendio doloso. Ogni anno abbondano analisi sul perché degli incendi dolosi e sulle criticità del sistema preposto al contrasto degli incendi boschivi. Ad appiccare incendi sono due categorie: incendiari e piromani. L'incendiario ha come motivazioni interessi economici, vendetta, la noia o una buona dose di idiozia. Perché dare fuoco a delle sterpaglie in pieno luglio, per pulire il proprio terreno, è da idioti. Il piromane, è spinto dal piacere di vedere le fiamme distruggere. Deve appagare un proprio desiderio. Possiamo parlare nel caso del piromane di patologia. Le carenze del sistema di contrasto agli incendi boschivi sono note. Pochi uomini e pochi mezzi. Con le condizioni favorevoli, caldo e vento, un incendio impiega pochi minuti per espandersi. Quindi, è necessario distribuire, in modo capillare, uomini e mezzi sul territorio. Questo però richiede molti investimenti. La situazione non è certamente migliorata dopo l'accorpamento del Corpo Forestale dello Stato con i Carabinieri. Il vero problema è l'incuria e la poca sensibilità verso le tematiche ambientali. Basterebbe che ogni proprietario, rispettando la legge e le ordinanze comunali, procedesse a tener pulito il proprio terreno, specie se incolto. Ciò non avviene, soprattutto perché si pensa “Si va beh alla fine bruciano delle piante, quelle poi ricrescono, mica muore qualcuno? “. Le piante impiegano anni per ricrescere, con grave danno all'ecosistema. E si, a volte qualcuno muore. Come nella strage di Curraggia. Siamo in Sardegna, nel 1983. Più precisamente siamo nei pressi di Tempio Pausania. Sono giorni che un incendio, doloso, partito dalla costa, devasta la zona. Sono accorsi Vigili del Fuoco e uomini del Corpo Forestale da tutta la Sardegna. Purtroppo l'incendio è troppo vasto, mentre scarsi sono i mezzi. Praticamente assenti i mezzi aerei. Il 28 luglio 1983, l'incendio arriva sulla collina Curraggia, alle porte di Tempio Pausania. Le fiamme minacciano il centro abitato. Le campane chiamano a raccolta la popolazione. Decine di persone si precipitano per cercare di fermare l'incendio. Pochi hanno l'attrezzatura adatta. Diversi di loro, proveranno a spegnere le fiamme in ciabatte, vestiti con pantaloncini e magliette. “Armati “solamente di una frasca. Il vento impetuoso spinge le fiamme, che diventano un muro di fuoco. Una lotta impari e disperata. Il fuoco circonda un gruppo di persone che cercavano di fermare l'incendio. Nove persone vengono uccise dalle fiamme, quindici ferite. Una vera strage. Alle nove vittime e a sei feriti viene conferita la Medaglia d'oro al valor civile, e alla città di Tempio Pausania la Medaglia d'argento al valor civile. Il proverbiale coraggio del Popolo Sardo è da ammirare, ma non si può non constatare che troppo spesso la Sardegna è abbandonata a se stessa da uno Stato assente. Il 28 luglio è stata dichiarata giornata europea di sensibilizzazione contro gli incendi boschivi. Purtroppo dopo quella di Curraggia, ci sarà in Sardegna un'altra strage provocata da un incendio boschivo doloso. Il 28 agosto 1989 a Rocce Sarde di San Pantaleo, tredici persone perdono la vita, carbonizzate. L'incendio boschivo doloso, distrugge la bellezza, la natura, la vita. Questo lo rende un crimine esecrabile. Quando parliamo di fuoco non dimentichiamo le parole di Susanne K. Langer “Il fuoco è simbolo naturale di vita e passione, sebbene sia l'unico elemento nel quale nulla possa davvero vivere “.

Foto tratta dal sito www.vistanet.it