Un’Italia sempre più povera e i più colpiti sono i giovani

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di DALE ZACCARIA

Una crisi economica da cui non si riesce ad uscire, un ceto medio impoverito, e la grande fuga nei paesi esteri

Secondo gli ultimi dati Istat circa 4,7 milioni di italiani vivono in povertà assoluta con una crescita   di 144 mila persone in situazioni indigenti rispetto al 2015.

Da quasi 10 anni l’Italia arranca su se stessa. Un vuoto politico di governi che si succedono senza nessuna legittimità dal basso, democratica e popolare. Licenziamenti, casse integrazioni, un nuovo popolo di esodati e disoccupati. Padri e madri di famiglia che si trovano a 50 anni a r-inventare loro stessi, nuove possibilità e un lavoro. E’ questa un’ Italia dove il ceto medio - che è stato da sempre il nervo della vita economica e sociale del paese – sembra non esistere più.

La scomparsa del ceto medio

Il professore emerito di Sociologia all’Università di Torino Arnaldo Bagnasco ha scritto un saggio edito dalla casa editrice il Mulino dal titolo La questione del ceto medio. Un racconto del cambiamento sociale. In un’ intervista Bagnasco afferma: “Abbiamo molti dati concordanti che mostrano come siano presenti forti correnti di polarizzazione sociale. Come dicono gli inglesi, le figure nel mezzo sono state “strizzate”. Su molti pesa la condizione di essere più lasciati a se stessi, e di vivere senza lavoro o con lavori aleatori in condizioni in cui è difficile progettare un futuro. Guardando più da vicino, si vede però dove più ha colpito la crisi. Ovunque la contrazione di reddito e ricchezza è stata maggiore per le classi più povere che per quelle medie. Più precisamente, in Italia la diminuzione del reddito diventa più consistente a partire dal quarto decile e aumenta gradatamente scendendo ai primi decili”.

In un rapporto della Fondazione Unipolis, già nel 2014, il 60% degli italiani, collocava la propria famiglia nella classe sociale «bassa e medio bassa». Ma è il rapporto dell’Istat di questo 2017 che decreta definitivamente la scomparsa del ceto medio e della classe operaia.

Giovani senza lavoro e futuro

L’Indagine su occupazione e sviluppo sociale in Europa (Esde) riporta un quadro drammatico della nostra Nazione con un ulteriore frenata del mondo lavoro e una crescita della disoccupazione a Maggio. Secondo l’indagine siamo ai primi posti in Europa, per il numero di giovani tra i 15 e i 24 anni che né studiano, né lavorano. Il mercato del lavoro non facilmente apre le porte alle nuove generazioni e se lo fa è con contratti atipici, temporanei e con minore copertura previdenziale.

La fuga all’estero è quasi consequenziale in un quadro sociale ed economico così poco positivo e produttivo.  “Nel 2016, ben 115 mila italiani si sono trasferiti fuori dal Belpaese. Sono soprattutto studenti e neolaureati. Ma in sei anni sono raddoppiati gli espatriati con i capelli grigi: professionisti, imprenditori ma anche lavoratori poco qualificati che se ne vanno in Cina, in America Latina o nei Paesi del Golfo”. E’ quanto riporta un articolo recente de La Repubblica.


La politica sembra incapace di arrestare questa emorragia sociale e culturale che sta lasciando sul campo una popolazione malata e impoverita. Dall’Europa intanto la commissaria Ue all'Occupazione Marianne Hyssen invita l'esecutivo Ue a introdurre in tutti gli Stati membri un salario minimo «per avere più convergenza e migliore protezione sociale per tutti».