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Storie e storiacce di nera/ Enrico Mattei, petrolio, misteri e la geografia della fame

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Lo facciamo quasi tutti. Anche più di una volta a settimana. No, non è quello che si potrebbe pensare.

 

 

Si tratta del rifornimento di carburante per la nostra auto, o di gas per la nostra abitazione. Ogni volta ci lamentiamo del prezzo alto, ci chiediamo se c' è modo di avere, a prezzo più basso, i carburanti necessari. Facciamo delle elementari considerazioni di politica energetica. In Italia se parliamo di politica energetica, parliamo di Enrico Mattei. Mattei è l'esempio classico di self-made man. Da semplice impiegato, arriva ad essere l'uomo più potente d'Italia. Il destino di Mattei, ha una svolta durante la Seconda Guerra Mondiale. Riveste, infatti, un ruolo di primo piano nelle formazioni partigiane legate alla Democrazia Cristiana. Il legame tra Mattei e la corrente di sinistra della D.C., sarà sempre molto forte. Nel 1945 viene nominato commissario liquidatore dell'A.G.I.P, ente creato dal regime fascista. Con lo scopo di trovare il petrolio. Di petrolio, L'A.G.I.P ne trova poco o meglio nulla. Si decide, quindi, di chiuderlo. Questo doveva fare Mattei. Questo Mattei non fece. Capisce che l'A.G.I.P ha tecnici capaci e una buona attrezzatura. Sono proprio i tecnici A.G.I.P ad informare Mattei, che nel Nord Italia non hanno trovato petrolio, ma gas metano. Mattei capisce l'importanza della scoperta. Ordina che venga ripresa, con il massimo sforzo, la ricerca del gas. Ricerca fruttuosa. Perché di gas, l'A.G.I.P di Mattei ne trova parecchio. Enrico Mattei riesce a salvare l'A.G.I.P. Ottiene anche di diventare presidente del nuovo ente preposto alla guida della politica energetica italiana. Nasce così l'E.N.I del cane a sei zampe, che negli anni diventerà il vitello grasso con cui molti faranno festa. L'Italia è in piena ricostruzione e si avvicina il boom economico. L'Italia ha fame di energia. Mattei deve fornire l'Italia di gas, petrolio, energia elettrica. Per farlo, non esita ad usare qualsiasi mezzo. Come i gasdotti fatti costruire, senza alcuna autorizzazione, letteralmente dalla sera alla mattina. Mattei decide di avviare in Italia la costruzione di centrali nucleari, a Latina e sul Garigliano. Si dimostrerà una scelta poco felice. Il problema principale è il rifornimento, a prezzi bassi, di petrolio e dei suoi derivati. Per risolvere questo problema, Mattei sfida il monopolio delle compagnie petrolifere americane ed inglesi, quelle che lui chiama le “sette sorelle “. L'Italia stringe rapporti con Marocco, Libia, Iran, Giordania, Algeria. Mattei si presenta in questi Paesi come alleato nella comune lotta per  lo sviluppo e la liberazione dal colonialismo economico. Il potere di Mattei aumenta. L'E.N.I finanzia generosamente i partiti, fonda il quotidiano “Il Giorno “. L'Italia si riempie di distributori e Motel A.G.I.P, l'E.N.I salva dal fallimento diverse società. Aumentano anche i nemici di Mattei, le “sette sorelle “ma anche l'O.A.S, visto che ha sostenuto l'indipendenza dell'Algeria dalla Francia. Nonostante i nemici, Enrico Mattei continua a volare alto. Volare sarà la sua fine. Il 27 ottobre 1962, Mattei, con altre 2 persone, decolla da Catania con destinazione Milano, su un bimotore di di proprietà E.N.I, aereo di produzione francese. Alle 18 e 57, l'aereo precipita nei pressi di Bescapè. Enrico Mattei muore così. Le indagini arrivano alla conclusione che si tratta di incidente. Un semplice incidente. Non sono molti a crederci. Viene ipotizzato l'attentato. Viene collegata la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro,  alla morte di Mattei. Recenti inchieste giudiziarie, indicano come probabile l'attentato. Una piccola carica di esplosivo, provoca la caduta del velivolo. Lavoro da professionisti. Forse gli stessi professionisti che, 16 anni dopo , “passeggiano” in Via Fani. Di Enrico Mattei, molti hanno perso memoria. Un personaggio controverso, forse, ma che ha scritto pagine importanti della nostra storia. Giusto chiudere con le sue parole, molto attuali anche per la questione dei migranti, “La geografia della fame è una leggenda. Legata solo alla passività, all'inerzia, creata dal colonialismo nelle popolazioni autoctone. Faceva comodo al colonialismo incoraggiare la fatalità e la rassegnazione.... Ho dovuto fare anche io della decolonizzazione perché molti settori dell'economia italiana erano colonizzati, anzi, direi che la stessa Italia meridionale  era stata colonizzata dal Nord d'Italia. Il fatto coloniale non è solo politico: è anche, e soprattutto, economico”.

Foto tratta dal sito www.quattrocentoquattro.com