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Le nuove vittime di Salvini

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di LAVINIA ORLANDO

In pochi conoscono uno degli aspetti più feroci del nazismo che, oltre che colpendo ebrei, omosessuali e rom, si preoccupò di preservare la purezza della razza ariana attraverso l'eliminazione dei disabili, fisici e mentali, e dei pazienti psichiatrici.

 

Queste ultime categorie, anzi, furono utilizzate come cavie per raffinare quella perversa macchina che produsse in seguito lo sterminio di milioni di esseri umani.

Hitler, Himmler e gli altri puristi avviarono il feroce piano sin dalla prima parte degli anni '30, stabilendo, tra gli altri provvedimenti, la sterilizzazione di soggetti affetti da patologie psichiatriche e da handicap di vario tipo, fino a giungere al 1939, quando fu impartito l'ordine di uccidere gli ospiti dei manicomi tedeschi, trasformati per l'occasione in centri di eliminazione. L'intera operazione prese il nome di Aktion T-4 e fu sorretta dalla solita propaganda nazista per cui sarebbe stato molto più proficuo per la società tedesca dirottare le somme utilizzate per sostenere tali soggetti in favore di altri scopi collettivi.

A distanza di poco meno di cento anni, la questione si sta riproponendo per bocca di un Ministro dell'Interno italiano onnisciente e tuttofare che, in parallelo con la propaganda anti migranti con la quale continua imperterrito ad ammorbare le nostre vite, ha pensato bene di individuare un'altra categoria, rigorosamente debole, contro la quale scagliarsi. Seguendo alla lettera i trascorsi nazisti, dopo stranieri e rom, è giunta l'ora dei pazienti psichiatrici, rei, secondo Salvini, di essere artefici di “un'esplosione di aggressioni”, legate al fatto che “sia stato abbandonato il tema della psichiatria e lasciato solo sulle spalle delle famiglie italiane chiudendo tutte le strutture di cura per i malati psichiatrici”.

Tali affermazioni hanno provocato l'ira di coloro che con i pazienti psichiatrici hanno quotidianamente contatto, dai medici agli infermieri, i quali hanno chiesto “a chi si occupa di politica di utilizzare le parole in modo misurato”, specificando che “non risulta alcun incremento dei reati contro la persona da parte di persone affette da disturbi mentali”, che, al contrario, si attestano intorno al 5% dei delitti gravi.

Lo schema è sempre il solito: Salvini individua una categoria umana debole, attribuisce alla stessa colpe assolutamente inesistenti, veicola tale informazione attraverso i social che usa con maestria e, come per incanto, per mezzo di una capillare divulgazione e dell'abilità comunicativa del Segretario del Carroccio, la notizia diviene vera.

È un po' come la questione della nave della guardia costiera Diciotti, lasciata per ore in rada, con tutto il carico umano comprensivo di bambini, al largo di Trapani, costretta da un Ministro dell'Interno che, attorcigliatosi su stesso con la smania di dimostrare ai suoi tanti elettori che “la pacchia è finita” e per questo convinto di doversi sostituire alla magistratura nell'individuazione di presunti colpevoli di altrettanto presunti atti violenti a bordo, ha ingenerato nei suoi seguaci l'idea che il titolare del Viminale possa decidere chi arrestare e chi lasciare libero, come se davvero l'Italia si fosse trasformata in uno Stato dittatoriale.

L'intervento di un Presidente della Repubblica finalmente destatosi ha, in questo caso, riportato il giusto ordine delle cose: Salvini, per una volta, non ha avuto il suo selfie con i presunti criminali in manette, lo Stato di diritto non si è trasformato in Stato di polizia, non avendo e non potendo avere il Ministro dell'Interno né il controllo sui porti né potendo disporre arresti (cosa che Salvini di certo non ignora, restando tuttavia incurante dell'importante ruolo che svolge e della necessità di fungere da esempio a vantaggio di tutti coloro che lo assumono quale padre putativo) ed i sessantasette migranti – sessantasette, non seicentosessantasette o seimilaseicentosessantasette – hanno potuto sbarcare in Italia.

La politica italiana è ora nel bel mezzo di una folle gara tra chi annuncia prima e di più, competizione al momento vinta nettamente da Salvini, che prosegue imperterrito a straparlare, dimenticandosi di occuparsi di ciò per cui dovrebbe realmente lavorare e che continua ad asserire di essere a lavoro per garantire la sicurezza degli italiani, incurante dell'incontrovertibile fatto per cui tale stretta abbia generato un significativo incremento del numero di morti in mare.

Il Ministro dell'Interno continua, sulla scia dell'ordine di mussoliniana memoria, a mietere vittime. C'è un solo piccolo particolare che sfugge ai tanti che lo osannano: cosa faranno nel momento in cui verranno toccati anche loro, direttamente o indirettamente, dalla furia di Matteo Salvini? O sono così tanto ingenui da pensare che saranno immuni da qualsivoglia intervento?