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Quale futuro per il PD e per il riformismo italiano?

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di MICHELE PETTINATO

Un nuovo partito, dopo le elezioni regionali. E’ quanto affermato dal Segretario del PD Nicola Zingaretti qualche giorno fa. Il PD si prepara dunque ad una nuova metamorfosi e si tratterà di un momento cruciale, non solo per la storia politica del PD ma dell’interno fronte riformista.


E’ un momento molto delicato, soprattutto dal punto di vista culturale. In questi ultimi 25 anni, la sinistra italiana ha attraversato diverse fasi importanti. Quella dell’Ulivo del ’96, nella sua variegata anima, era riuscita a mettere assieme il fronte cattolico con quello della vecchia tradizione di sinistra. La chiave vincente fu proprio quella di essere riusciti a costruire un patto politico e culturale tra le tante anime che da sempre hanno animato la sinistra italiana. Un ruolo determinante, in quella esperienza, fu svolto dal mondo associazionistico. Quel Governo, che aveva cominciato a lavorare in maniera propositiva, cadde per colpa di Bertinotti che, probabilmente, oggi si pente per quella scelta forse un po’ azzardata. La stessa stella di Bertinotti, proprio da quel momento, cominciò a non brillare più nel panorama politico italiano.

Finita quella esperienza, riproposta poi nel 2006 e naufragata nel 2008 con il secondo Governo Prodi, la sinistra italiana scelse la vocazione maggioritaria del Partito Democratico.  Un esperimento che, probabilmente, oggi vive il suo momento di maggiore crisi, sancita dalle parole del segretario del PD. Dal 2008 al 2019, Il Partito Democratico, anche per azione di Matteo Renzi, ha snaturato la sua vocazione popolare apparendo agli occhi della gente come il partito del potere fine a se stesso, dalla parte delle banche e incurante della tradizione e dei valori di sinistra. La fantomatica opera rinnovatrice di Renzi, ha annullato in realtà quei valori che, da sempre, hanno rappresentato la sinistra italiana.

Oggi le parole di Zingaretti rappresentano sicuramente un importante atto di coraggio. La domanda è però un’altra. Come sono cambiati quella società civile e quel mondo associazionistico di cui parla il segretario del PD? In che modo un nuovo partito potrebbe avvicinarsi a movimenti come quello delle “Sardine” o a tanti delusi del M5S ed ex elettori del centrosinistra?

Il rischio concreto è quello di non trovare tanto terreno fertile al di fuori del PD. Le cause andrebbero ricercate negli errori di un partito colpevolmente assente nel cuore della gente e lontano dalle piazze. Il 2020 potrebbe sancire la crisi definitiva del riformismo italiano. Ma potrebbe anche essere un nuovo inizio per tanti coloro che pensano che un nuovo partito riformista non possa fare a meno dei valori che hanno da sempre animato la sua storia. La lotta contro le ingiustizie, l’antifascismo, il rispetto della Costituzione, un nuovo protagonismo nelle nostre città e in Europa. Questi ingredienti, sicuramente, contribuiranno alla costruzione di una nuova classe politica.

Fonte foto: TPI.it