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Intellettuali, se ci siete, battete un colpo contro le barbarie!

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di MICHELE PETTINATO

Quando la visione sociale di una città o di una nazione lascia entrare nelle sue crepe la cultura dell’individualismo, quel processo di disgregazione che assume una natura culturale, diventa irreversibile.

 


A proposito di questo, non avremmo mai pensato di assistere in questo 2018 al completo smantellamento di quell’idea di comunità su cui si fonda la Costituzione. Dilagano le intolleranze, e non solo quelle razziali che fanno evocare bruttissimi ricordi, a ottant’ anni dalla emanazione delle leggi razziali del regime fascista, come se la storia non avesse davvero insegnato nulla a tutti coloro che lasciano crescere nel loro animo quei sentimenti di rabbia e violenza contro i diversi.

La storia, direbbe il filosofo Giambattista Vico, sta riproponendo i suoi corsi e ricorsi storici, ma nessuno sembra accorgersene. O meglio, anche coloro che solitamente non hanno mai avuto nulla da spartire con il potere, sembrano spariti tra le nebbie di questo oscuro tempo.

Di chi sto parlando? Naturalmente, degli intellettuali non collusi con il potere, coloro che da sempre, anche a costo della vita, hanno lottato per la difesa di un ideale, comunicando alla gente il valore di quell’impegno quotidiano proteso a fare luce nel buio che spesso avvolge le comunità umane.

La loro voce, oggi, sembra presa da un torpore senza fine, incapace di indignarsi dinanzi alle sempre più evidenti disuguaglianze che, a più livelli, sembrano ormai istituzionalizzate. Certo, non è facile oggi ritrovare un nuovo Giacomo Matteotti che intuì, pagando con la vita, la pericolosità di un regime fascista nei giorni in cui questo acquistava potere e consensi.

Pur tuttavia, quel coraggio, fu come un faro che guidò coloro che, anni dopo, ricostruirono i valori democratici dello Stato. Se non ci fosse stata quella luce anticipatoria, tutto sarebbe stato più complicato e difficile.

L’intellettuale è colui che intravede più di tutti le future evoluzioni sociali che danno forma al contesto civile. Oggi, in Italia, mancano moltissimo queste figure o restano voci isolatissime. La cultura, i diritti, la politica e la società vanno così avanti a stento. Manca il coraggio di indignarsi, di ribellarsi, di mettersi in prima fila e dare voce a chi non ne ha.

Un tempo, la poesia, i romanzi e la musica, erano strumenti che riuscivano a sollevare le sensibilità del popolo e guidarlo alla rinascita. Se catapultiamo tutto alle tecnologie dell’oggi, il web o la parvenza di una finta condivisione di informazioni, non sono certo sufficienti.

Gli intellettuali sembrano spariti anche dal contesto riformista, che pure in passato aveva dato figure di grandissimo rilievo.

L’ultimo grido di allarme, datato nel tempo, resta quello di Nanni Moretti che nel lontano 2002, in piena era berlusconiana, in Piazza Savona affermava che la sinistra, con quei dirigenti, non avrebbe mai vinto. Sedici anni dopo, la situazione sembra persino peggiorata. Un partito, Il Pd, in piena crisi di valori, non riesce a scuotere il paese mostrandosi essenzialmente come una scatola di potere di potentati vari.

La domanda torna allora prepotente. Quale potrà essere, oggi, la voce che riuscirà a scagliarsi con forza contro il razzismo dilagante, la corruzione, la distruzione dell’ambiente e la tutela dei diritti?

Per tutte queste ragioni, l’appello non può essere che forte e deciso. Intellettuali, se ci siete, battete un colpo contro le barbarie!

Fonte foto: sakeritalia.it