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La scuola non annienti la cultura dell’inclusione

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di MICHELE PETTINATO

Se è vero che l’attuale contesto culturale e sociale in cui viviamo è quello del progressivo smantellamento di tanti diritti, la scuola italiana non può che essere il principale campanello d’allarme di questo clima.

 

 

 

E se pensiamo che lì, tra i banchi delle attuali scuole elementari e medie, siedono coloro che animeranno la futura classe dirigente, è normale chiedersi quali saranno i valori che animeranno la loro identità di cittadini. Cosa sta accadendo allora a quell’indispensabile cuore di cui non può fare a meno la società?

La scuola pubblica italiana, probabilmente, vive attualmente la sua crisi più grave. Nessuno, in questi anni, a livello di classe dirigente, ha pensato di tutelarne l’immagine, difendere la sua storia repubblicana e antifascista, promuovere le sue indispensabili azioni di inclusione. Si ascoltano sempre più cronache che raccontano di pestaggi a danno dei docenti, di genitori sempre più invadenti e di un contesto politico che in questi ultimi vent’anni ha rubato tutti i sogni di docenti e alunni.

L’ultima, sconcertante, vicenda è di pochi giorni fa. A Larino, in provincia di Campobasso, un gruppo di genitori ha proposto l’istituzione di una classe senza bambini immigrati e diversamente abili. Una super classe di bambini proiettati già nel mondo degli adulti. Bambini a cui, improvvisamente, vengono sottratti tutti i sogni dell’infanzia, con lo sguardo bendato, a negare quella meraviglia che, naturalmente alberga nel loro animo. Un gesto di estrema violenza, specchio di un momento culturale in cui la diversità è interpretata come un pericolo. E l’innocenza tipica dei primi anni di vita, viene di colpo mortificata.

La prima meraviglia negata è proprio quella dell’inclusione. I bambini, per purezza d’animo, sono naturalmente portati ad accogliere il prossimo, a socializzare con bambini provenienti da altre nazionalità, a intravedere e comprendere le difficoltà di un loro amico diversamente abile. Nel pensare a questa purezza d’animo, è inevitabile ricordare figure come quella di Don Milani, uomo mite che nel dopoguerra raccolse i più poveri ed emarginati e riuscendo a dare quel diritto alla formazione che rappresentava per ognuno di loro la possibilità di costruire il futuro.

Cosa significa precludere a questi ragazzi la bellezza di vivere la cultura dell’inclusione? Significa privarli della possibilità di vivere un concetto importantissimo. Quello per cui il futuro è una porta che deve potersi aprire per tutti, che si tratta di un diritto che fa parte della vita. E’ qualcosa a cui deve poter aspirare il bambino immigrato così come il diversamente abile.

Queste considerazioni dovrebbero entrare a piene mani nei programmi politici di chi si considera dalla parte dei più deboli. E invece nulla. Scandalosamente, è un tema che ancora latita a pochi giorni dal voto.

E questo, fa paura. Perché un sogno rubato ai bambini è una porzione di futuro che viene meno a tutti.