Il SudEst

Wednesday
Nov 22nd
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica L’orizzonte inquieto del centrosinistra

L’orizzonte inquieto del centrosinistra

Email Stampa PDF

alt

di MICHELE PETTINATO

E’ un film che ripete stancamente la sua pellicola quello del PD che, come una nave in avaria, procede senza meta nel contesto quanto mai confuso del riformismo italiano ed europeo.

 

E sempre a proposito della metafora cinematografica, in questo contesto, è venuto meno il pubblico che ha abbandonato negli anni quella visione proposta da un partito che ha sempre più snaturato la sua vocazione inclusiva e tutto quello che avrebbe dovuto essere il futuro di un moderno riformismo italiano. A pochi mesi dalle elezioni e dopo la frattura con l’anima di sinistra del partito, Renzi torna a parlare di alleanze, con una discutibile mossa che somiglia tanto a quella dell’allenatore di calcio che, negli ultimi minuti di una partita, accorgendosi che la sua squadra sta perdendo, manda in campo tre attaccanti. E nel frattempo, anche le discutibili giravolte di Pisapia sul futuro della sinistra, sui suoi valori e sulle alleanze, fanno riflettere.

In questi mesi, si è largamente discusso su quei temi e su quelle parole che sembrano uscite dall’agenda di questo centrosinistra. Ad esempio, la parola “lavoro”, quanto mai usata a sproposito da Renzi, è stata oggetto di un becero asservimento propagandistico. Il Job Act, strategia di brevissimo respiro, con i suoi incentivi quasi tutti a favore del titolare d’impresa, ha incentivato soltanto la precarietà, quella che fra qualche anno priverà molti lavoratori di diritti e tutele, considerando che in questa riforma del lavoro è totalmente assente qualsiasi proiezione verso il futuro. E sempre a proposito di lavoro, nelle strategie di questo centrosinistra sembrano latitare le strategie a favore dei tanti giovani titolari di partite Iva, costretti spesso a combattere nella quotidianità di professioni mal retribuite e riconosciute.

Altro tema scomparso dall’agenda di questo PD è quello della tematica ambientale, in un contesto in cui la difesa del territorio sembra essere diventata un concetto fastidioso e poco approfondito. C’è ancora qualcuno nel PD, anche a livello mediatico sulla stampa nazionale, che sta spendendo parole sul dramma della terra dei fuochi in Campania e sulle quotidiane morti per malattie derivate dall’inquinamento?

Dall’agenda di questo PD e di questo centrosinistra, sembra essere uscita di scena la parola “speranza”. Quella di milioni di donne, uomini e bambini che chiedono politiche sociali più eque e giuste, meno disparità, interventi concreti sulle politiche del lavoro, anche in riferimento ai nuovi scenari delle partite iva. Un popolo che chiede investimenti seri sull’innovazione e su quelle tecnologie in grado di avvicinare e non dividere le classi sociali.

Un centrosinistra che ritorni in prima linea contro la mafia e contro i rigurgiti di quelle intolleranze razziste e fasciste che hanno nuovamente fatto capolino nelle nostre città, incurati di una storia italiana che ha già condannato quella tristissima e violenta fase politica.

Un centrosinistra che, in buona sostanza, faccia rientrare nel suo vocabolario la parola “speranza”. Perché senza questo scenario, il contesto a cui si è destinati è come quello di un cinema vuoto in cui si stanno proiettando le immagini di un film che non interessa a nessuno. Un orizzonte quanto mai inquieto.