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Il popolo ha sempre ragione?

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di NICOLA PUTIGNANO

Le norme costituzionali che regolano la vita democratica del nostro Paese pongono paletti rigidi a tale retorico assioma.

 

 

Infatti, a mente dell’art.1, 2° comma della Costituzione Italiana, il popolo esercita la sovranità solo “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Quindi nessuna rilevanza hanno le “populiste” manifestazioni informatiche attraverso i social, che assumono crescenti ed inquietanti forme antidemocratiche e di intimidazione fascista.

La volontà costituzionale deve esprimersi attraverso libere adesioni a “partiti” (ex art. 49 Costituzione Italiana), attraverso un voto politico “personale ed eguale, libero e segreto” (ex art. 48 Costituzione Italiana).  Il magma sociale non garantisce alcuno dei requisiti costituzionali, travolgendo con tutti i suoi reflui le ordinarie libertà liberali.

Che rilievo possono avere dei “tweet” anonimi, incontrollabili emessi da individui magmatici sul cui stato di salute mentale nessuno può giurare, che individuano i nostri rappresentanti politici comparsi dal nulla come un esercito di extraterrestri?

Il popolo non ha sempre ragione.

Lo testimonia tutta la storia sociale e politica; il fascismo e il nazismo, così come il comunismo leninista e stalinista, sono stati fenomeni di massa maggioritari, con ampi consensi popolari.

Così come le dittature sud americane (Cile, Venezuela, Uruguay, Argentina ecc.). Quale la “ragione” della guerra, ampiamente popolare in tutte le Presidenze degli Stati Uniti? Pertanto assai opportuna appare la limitazione costituzionale dell’esercizio della sovranità solo “nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Si trattava di disposizione posta nel 1° articolo della Costituzione da parte di Costituenti nelle cui menti ancora riecheggiavano gli orrori del fascismo e della guerra.

Peraltro, per citare precedente noto, il Popolo senza regole tra Gesù e Barabba non ha avuto esitazione nello scegliere quello più consono con i loro istinti  più violenti e viscerali.

Così è, se vi pare.