Il SudEst

Thursday
Aug 16th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica La violenza e lo sfruttamento che mortificano i sogni di ogni essere umano

La violenza e lo sfruttamento che mortificano i sogni di ogni essere umano

Email Stampa PDF

alt

di MICHELE PETTINATO

In questi travagliati giorni d’estate, in cui per l’ennesima volta si scopre che lo schiavismo esiste ancora a due passi da casa,

 

il dolore verso quegli uomini di colore morti nei due incidenti stradali mentre andavano a raccogliere pomodori, si accompagna ad una ulteriore riflessione, legata a quella dinamica che porta ogni donna e uomo a sognare un futuro diverso.

Ogni essere umano, nel suo percorso di vita, costruisce dei sogni. Una casa, un lavoro, una famiglia, un amore con cui condividere tutto, un progetto di lavoro da realizzare. E’ un qualcosa che accompagna la nostra identità, sin dal profondo, e nessuno può impedire di sognare ad un altro essere umano.

Quegli uomini morti come sardine su quei pulmini che li conducevano nei campi dello sfruttamento, sicuramente, conservavano nel loro cuore qualche sogno. Rivedere i propri genitori, mettere da parte qualche soldo con cui pensare di costruire un futuro per sé e per i propri figli, chiudendo persino gli occhi dinanzi alle atrocità di chi non ha rispetto per la vita degli altri ma vivendo ogni giornata come una battaglia da vincere.

Ma il diritto ad esprimere un sogno, per tutti noi, diventa una domanda incalzante che chiede una risposta chiara e precisa. Che diritto ha un essere umano di negare ad un suo simile la possibilità di sognare? Che tipo di diritto ci autorizza a vietare ad un giovane di colore di poter pensare di emigrare e di migliorare la sua vita?

Non ce lo autorizza quel diritto naturale per cui tutti gli uomini sono uguali. Un concetto, quest’ultimo, quasi mai applicato nelle Costituzioni nazionali sempre più sottomesse alle logiche dell’economia e dell’individualismo. Il diritto sembra allora soccombere dinanzi alla bestialità che gli uomini spesso trasmettono, nel rapporto con i loro simili, quando le regole scritte non vengono più rispettate.

A tutto questo, non basta nemmeno constatare le inefficienze della politica. La legge sul caporalato esiste già da diversi anni e quasi mai è stata quasi mai applicata, perché vittima delle logiche mafiose che nel tavoliere pugliese portano gli immigrati ad essere sfruttati, per fare un lavoro massacrante che la civiltà evoluta non vuole fare più, salvo poi scoprire che i pomodori servono e che non potremmo farne mai a meno per la nostra alimentazione.

In questa storia, restano la rabbia ed un profondo sentimento di dolore. Nemmeno la morte, forse, riuscirà a dare la giusta dignità a quei ragazzi morti sulle strade che li portavano verso i campi di lavoro.

Perché, alla fine, sulle ferraglie di quei pulmini bianchi rovesciati su strada, è un po’ morta anche la nostra stessa capacità di sognare, quella tensione dell’animo, che ci rende simili ai bambini, che porta ognuno di noi a pensare che, oltre le nuvole, il cielo è sempre sereno.