E adesso? Si salvi chi può!

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di MARIO GIANFRATE

Avevo visto giusto e il mio rammarico è non essere stato smentito dai fatti: il dopo Coronavirus lascia in eredità un Paese diviso, dove – è stato facile prevederlo – affiorano prepotentemente gli egoismi resi ancor più furibondi dalle larghe sacche di impoverimento dei già precari del lavoro, e dalle spregiudicate corse all’accaparramento e allo sciacallaggio di coloro che vantando perdite di profitto, ampiamente superiori ai redditi dichiarati in precedenza, tentano – e il più delle volte ci riescono -, di incettare fette di profitto a scapito della popolazione.

Concessioni e autorizzazioni, ad esempio, di coste e spiagge a privati, sottratte alla fruibilità pubblica se non a pagamento; per non parlare poi dello squallido denaro elargito finanche a categorie privilegiate che vivono nel lusso e di ingenti contributi a scuole paritarie che, in quanto tali, dovrebbero mantenersi a proprie spese. La Costituzione garantisce la libertà dell’istruzione privata, non il suo finanziamento. La corruzione – lo attestano le cronache di questi giorni – è al top. Affaristi e sanguisughe sono a lavoro per trarre il massimo vantaggio dalla situazione.

La politica si è ancor più incarognita al punto da speculare sui morti, utilizzando la pandemia mortale per strappare – con le falsità – qualche consenso elettorale perché, quello che conta, non sono gli interessi generali del Paese ma il consolidamento di posizioni personali sotto tutti i profili. Forze della maggioranza rischiano di mandare in aria il Governo di cui fanno parte, salvo poi addivenire a un accordo-ricatto che si risolve in una meschina richiesta di sottopotere. Per intanto, si nega il diritto fondamentale di manifestare, mettendo il bavaglio alla protesta in disparità di trattamento con la libertà di culto. E l’abolizione del codice degli appalti la dice lunga. Tutto questo in un quadro di scandali e corruzione dilagante.

La gente, diciamolo pure, quelli che “apprezzeremo adesso la stretta di mano”, che hanno versato fiumi di inchiostro per descrivere il nuovo mondo tutto rose, bontà e miele sono tornati a essere quelli che erano; né più, né meno. Soltanto un po’ più ipocriti di quanto fossero già. L’idillio sì è frantumato: il diritto al divertimento dei giovani è contrapposto alla paura di contagio dei “vecchi”, si dà la caccia agli “untori” presunti e qualcuno – vero – se ne va a spasso tranquillamente tra la gente. Ed è scontro generazionale che apre un solco profondo tra gli uni e gli altri, che esclude ogni possibilità di dialogo. La solidarietà diviene merce sempre più rara.

Cosa ci aspetta? Lo vedremo presto. Mi verrebbe da urlare: Si salvi chi può!