Il Cardinale Ruini a favore di Salvini

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di LAVINIA ORLANDO

In principio fu fan di Berlusconi e della sua destra, accanito tifoso pro astensione finalizzata al fallimento del referendum sulla fecondazione assistita, nonché in acceso contrasto con la magistratura, rea di aver sentenziato il distacco del sondino che alimentava Eluana Englaro.


Anche ora, tuttavia, perfettamente in linea con quanto affermato in passato, l'ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Camillo Ruini, non si è smentito, procedendo con una nuova incursione, sempre notevolmente esplicita, nella politica italiana, incurante di quella regola non scritta per cui rappresentanti di Stati esteri dovrebbero astenersi dal pronunciare valutazioni e giudizi su di un altro Paese e sulle sue politiche.

In questo caso, il Cardinale ha esplicitato, attraverso un'intervista resa al Corriere della Sera, il suo apprezzamento nei confronti di colui che può essere oramai definito come il leader del centrodestra italiano, Matteo Salvini.

Così come nel massimo fulgore del berlusconismo, con tutte le criticità e gli imbarazzi che il Cavaliere portava con sé, Ruini non mostrò problema alcuno nel posizionarsi a favore dello schieramento diretto da Berlusconi, anche attualmente il già numero uno della CEI non ha lesinato parole di affetto nei confronti del Capitano leghista, definendo “doveroso” l'avvio del dialogo della Chiesa con Salvini, precisando di non condividere “l'immagine tutta negativa” con cui l'ex Ministro dell'Interno viene dipinto “in alcuni ambienti” ed affermando che lo stesso avrebbe “notevoli prospettive davanti a sé”. Non è neanche mancata la stoccata nei confronti di chi abbia criticato l'ostentazione di rosari ed altre immagini sacre, oltre ai continui riferimenti verbali, pronunciati anche in consessi inequivocabilmente istituzionali, come il Parlamento italiano, definendo tali abitudini come “una maniera pur poco felice di affermare il ruolo della fede nello spazio pubblico”.

Conservatore ed evidentemente poco amico di Papa Francesco, Ruini si è chiaramente mosso in contrapposizione rispetto a quanto affermato dal suo superiore e dalla parte maggioritaria degli ambienti ecclesiastici, che poco hanno apprezzato esternazioni e provvedimenti di Salvini, con riferimento a politiche sui migranti, sovranismo ed uso – per meglio dire abuso - dei simboli religiosi.

La predetta benedizione del Ruini, seguita dallo scontato ringraziamento del leader della Lega, non può che riaprire un'enorme finestra sulla contraddizione che permea chi, come il porporato succitato, pretende da un lato di difendere strenuamente i principi cattolici, caratterizzati soprattutto da fraternità, carità ed uguaglianza, e dall'altro di parteggiare, per giunta in maniera estremamente aperta, in favore dell'emblema politico della negazione di tali principi.

Si tratta di un contrasto evidente a cui i più o meno consapevoli credenti italiani paiono non dare risalto, ma che occhi liberi da condizionamenti non possono che evidenziare.

Non si comprende, ad esempio, dove fossero rinvenibili quelle “radici cristiane dell'Italia”, tanto care a Ruini ed a Salvini, nel momento in cui la Lega di governo ingaggiava una lotta senza quartiere verso migranti (quasi) di ogni specie e chiunque desse loro una mano, a cominciare da chi cercava – e cerca tuttora – di salvarli da morte sicura in mare.

Non si capisce, ancora, come sia possibile rendere compatibili i principi cristiani con quella continua propaganda leghista che fa dell'immigrato il capro espiatorio di qualsivoglia italica problematica, attraverso il sapiente utilizzo, a senso unico, dei mezzi di comunicazione – si pensi a casi di reati commessi da stranieri, continuamente veicolati dal Segretario della Lega di modo da renderli prioritari su tutti gli altri delitti, pur numericamente più rilevanti, commessi dagli italiani.

Resta, infine, un enigma la conciliazione dei dettami cattolici col linguaggio acceso, talvolta violento, adoperato di continuo da Salvini, che ha così reso del tutto ordinarie espressioni e scambi verbali fino a qualche anno fa del tutto impensabili.

Ci sarebbe, dunque, bisogno di qualcuno che avvisi il Cardinale Ruini che, se una senatrice a vita di quasi novantanni,come Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, finisce con la scorta in seguito alle centinaia di messaggi colmi di insulti e di minacce che riceve quotidianamente, ci sarà forse anche il minimo contributo di chi, come Salvini, utilizza abitualmente insulti ed espressioni veementi a danno di minoranze varie da lui considerate quali vittime sacrificali.

E, ancora, Ruini dovrebbe essere messo a conoscenza, qualora non lo sapesse, delle decine di episodi di violenza fisica e verbale perpetuati, negli ultimi anni, a danno di donne e uomini di origini chiaramente straniere e, dunque, caratterizzati da matrice razziale.

Sarebbe, dunque, opportuno che qualcuno consigli a Ruini di allargare le sue vedute e cercare altri interlocutori che rispettino maggiormente i da lui tanto amati principi cristiani e che, invece che brandire il crocifisso come arma di superiorità culturale, lo utilizzino quale strumento di divulgazione di pace e fraternità.