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Quelle “sinistre” marce su Roma

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di LAVINIA ORLANDO

La pandemia e le conseguenti rigide misure di contenimento che il nostro Paese ha subito per mesi, oltre a generare le ben note problematiche economiche, stanno riaccendendo i riflettori su di un fenomeno già in corso di svolgimento negli ultimi anni: il riemergere di focolai inneggianti al fascismo.

Spicca, ad esempio, un gruppo che si definisce “Marcia su Roma” e che ha esternato, per l'appunto lungo le strade della Capitale, il proprio risentimento rispetto al coronavirus (che non esisterebbe, secondo qualcuno dei partecipanti), alle limitazioni di libertà imposte in questi mesi (che sfocerebbero nella schedatura generalizzata, tramite app, dei cittadini italiani), agli esponenti governativi (che avrebbero artatamente costruito la pandemia per costringere alla fame il nostro Paese) e, dulcis in fundo, alle futuribili vaccinazioni obbligatorie.

Il tutto è, ovviamente, avvenuto senza alcuna autorizzazione e senza alcun rispetto della normativa anticontagio, con le violazioni del divieto di assembramento e dell'ulteriore divieto, ancora in vigore lo scorso 30 maggio (data in cui si è tenuta la manifestazione), di recarsi in Regioni differenti da quella di residenza.

Tra le sigle aderenti – o tra gli organizzatori, non si è ancora ben compreso – spicca la ben nota Casapound, che di “marce su Roma” è sicuramente molto esperta. Ed, infatti, al di là degli slogan, dei dubbi – più o meno legittimi – e dell'ira – più o meno giustificabile a seconda dei punti di vista – l'aspetto lessicale non può passare in secondo piano e non si può pensare che gli ideatori della manifestazione siano a tal punto poco avvezzi all'approfondimento sui libri di storia, da ignorare l'”illustre” precedente risalente al 28 ottobre 1922, ragione che, da sola, avrebbe dovuto fare desistere i partecipanti alla manifestazione dal prendervi parte.

E non è tutto, perché, a Milano, in contemporanea, si teneva un altro assembramento, anche in questo caso non autorizzato e condotto in totale spregio delle regole sul distanziamento sociale e con ben poche mascherine protettive. Il condottiero è qui facilmente individuabile nella persona del generale Antonio Pappalardo, che con i suoi “Gilet arancioni” ha mostrato argomentazioni in tutto simili a quelle ascoltate a Roma, a partire dagli anatemi contro la dittatura della scienza e l'erosione delle libertà costituzionalmente garantite. Ovviamente, nessuna delle manifestazioni finora citate ha fatto menzione, neanche per sbaglio, degli oltre 30.000 morti per o con coronavirus (la differenza importa poco in questa sede, dal momento che molti di loro sarebbero ancora in vita, quand'anche con serie problematiche, se il virus non ci fosse stato). Ed anche questa circostanza sarebbe sufficiente, da sola, a lasciare nell'angolo tali soggetti, perché è legittimo, se non doveroso, porsi dei dubbi circa le soluzioni, sanitarie ed economiche, adottate ed adottabili, ma è assolutamente folle negare l'evidenza (tragica) dei fatti avvenuti, come se si trattasse di una strage del tutto inventata.

Altre manifestazioni, organizzate sempre da gruppi di estrema destra, sono state annunciate e si presume potranno svolgersi nei prossimi giorni, con argomentazioni che si ripetono costanti: il popolo è arrabbiato, in quanto privato del cibo e della libertà, oltre che costretto alla “museruola” - ossia, alla mascherina – e non vede l'ora di mandare a casa chi ci governa (il fatto che non si parli di chi dovrebbe sostituirlo è un ulteriore punto che non depone a favore di chi sta scendendo in piazza in questi giorni).

Così la fascinazione dell'uomo forte al comando, da sempre ampiamente presente nel nostro Paese, viene esacerbata in una fase di estrema crisi, per il tramite di coloro che soffiano sul vento della disperazione. Nessuno nega le enormi difficoltà in cui in molti si sono improvvisamente ritrovati, ma sfruttare la (paura della) fame di centinaia di migliaia di cittadini non è altro che la riproposizione di quanto già avvenuto in passato, ad esempio nella prima parte del secolo scorso, con lo sviluppo di quei totalitarismi di cui il fascismo rappresenta uno degli esempi più “fulgidi”.

In tutto ciò, spicca il sequestro preventivo di un immobile occupato a Roma, dal 2003, da Casapound e disposto dal Tribunale della Capitale, che ha altresì sottoposto ad indagine sedici militanti della predetta forza politica (tra cui i vertici) per occupazione abusiva ed associazione a delinquere finalizzata all'odio razziale.

Trattasi di un ulteriore tassello che dimostra quanto il pericolo di una deriva fascista, dietro l'angolo in tempi normali, sia, a maggior ragione in questi mesi, ancora molto presente e da arrestare con tutti i mezzi, culturali e politici, possibili.