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Un segnale politico da non sottovalutare

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di MICHELE PETTINATO

L’onda giallo/verde del 4 Marzo 2018 sta assumendo sempre più le tinte verdi del partito di Salvini. Le elezioni in Abruzzo hanno definitivamente chiarito il calo evidente del M5S che passa dagli oltre 300 mila voti delle politiche ai meno 120 mila delle regionali.


Accanto a questo crollo, vi è, dunque, un dato sempre più forte. E’ quello relativo alla crescita del partito di Salvini, che ha portato alla vittoria il centrodestra scegliendo questa volta i vecchi amici di coalizione. Il risultato abruzzese, chiaramente, diventa un segnale per l’intero scenario politico nazionale.

Il centrodestra riprende forza, questa volta forte di un consenso non più incentrato su Forza Italia, ma sul partito di Salvini. Una iniezione di energia, questa volta fondata su un consenso populista, che agita nelle menti più infime sentimenti di rivalsa e di rabbia contro gli immigrati, di ogni età e di ogni sesso.

Nel 94, Berlusconi agitava le folle contro i comunisti. Nel 2019, l’ondata Salviniana fa entrare nella testa dell’italiano medio quella visione culturale che l’incontro con il diverso sia qualcosa da cui tenersi in guardia.

Il dato abruzzese, attesta però che Salvini sta guadagnando consensi anche nel centro sud. I prossimi appuntamenti elettorali regionali, chiariranno se questa nostra impressione sarà supportata dai risultati elettorali. Il M5S, intanto, annaspa tra le sue contraddizioni. La cosa più preoccupante è la mancanza di prospettive future e di programmi. Oltre al reddito di cittadinanza, sta cominciando a venir meno quella necessaria visione futura che deve caratterizzare l’azione politica di un partito.

Una criticità, quest’ultima, che continua ad assillare quello che resta del Partito Democratico. I risultati abruzzesi, deludenti, hanno tuttavia messo in evidenza che solo una corale iniziativa di coalizione potrà salvare il centro sinistra, o quello che resta del suo futuro.

In questa considerazione, rientrano tutti gli errori fatti in passato da Veltroni e poi da Renzi. La storia culturale riformista italiana è fatta da tante anime e può vincere solo in un contesto che mette assieme tutte queste anime. La visione maggioritaria, auspicata da Veltroni nel 2007 e poi da Renzi nel 2014, ha portato solo cocenti sconfitte.

Il calendario politico, impone tuttavia già di voltare pagina. Le elezioni europee rappresenteranno un nuovo banco di prova per capire dove sta andando l’opinione pubblica e dove sta andando questa Europa che arriva quanto mai divisa all’importante appuntamento elettorale.

Fonte foto. Quotidiano.net