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Salvini Premio Nobel per la Pace

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di LAVINIA ORLANDO

Incredibile, ma vero. Un po' come se ad conclamato pedofilo fosse consentito di lavorare in una scuola dell'infanzia o ad un temibile truffatore venisse affidata la sorveglianza del caveau di una banca,

 

nel medesimo modo è giunta notizia che il vice premier e Ministro dell'Interno Matteo Salvini sarebbe candidato al Premio Nobel per la Pace.

Se la proposta provenisse dall'Italia, ci sarebbe pur sempre l'alibi del caldo sole estivo che, notoriamente, non tarda a causare nei fisici meno temprati serie problematiche di lucidità mentale. Giungendo, invece, tale candidatura dalla meno calda e molto più seria Germania, diviene arduo trovare una giustificazione legata a ragioni climatiche e non resta altro che prendere sul serio una notizia che altrimenti saprebbe davvero di carnevalata.

L'astrusa idea proviene da Beatrix von Storch, deputata di Alternative für Deutschland, partito tedesco di estrema destra, che pone tra i suoi cavalli di battaglia la medesima lotta all'immigrazione che rappresenta il fiore all'occhiello della Lega di Salvini.

È, tuttavia, la motivazione posta alla base della proposta di candidatura del Ministro dell'Interno italiano a far dubitare della compostezza della deputata tedesca, ossia l'avere “sperimentato una politica efficace di stabilità per l'Europa e per il salvataggio di migliaia di vite” e l'avere “fermato con successo l'immigrazione clandestina verso l'Europa e l'industria dei migranti”, precisando che “nessuno affoga nel Mediterraneo se si impedisce all'industria dei rifugiati ed alle loro navi di continuare i loro affari”.

Alla luce di queste considerazioni, sono due le alternative che vengono in luce: o l'esponente del partito tedesco non è bene informata su quanto accade in Italia e nel Mediterraneo o è totalmente offuscata dalla stessa patologia che ha colpito, negli ultimi anni, un numero sempre crescente di europei da aver totalmente perso il lume della ragione.

Siamo davvero alle comiche – e non ancora, purtroppo, finali. Al pensiero della proposta odierna, la precedente candidatura (correva l'anno 2009, poco meno di dieci anni fa), sempre al Premio Nobel per la Pace, di Silvio Berlusconi genera un lieve, quasi piacevole, solletico, come molte delle avventure del Cavaliere di Arcore che, riviste alla luce di quanto sta capitando da un anno a questa parte, paiono delle autentiche pantomime.

E del resto, ritornando a Salvini, ci sarebbero tante ragioni atte a confutare la delirante e faziosa tesi enunciata dalla parlamentare tedesca, ma è sufficiente specificare in primis che, come già più volte chiarito – e sono i dati a specificarlo – la riduzione degli arrivi nel Mediterraneo è essenzialmente frutto delle politiche del governo Gentiloni e delle decisioni del predecessore di Salvini, Marco Minniti, incentrate sugli (scellerati) accordi con gli Stati africani che si affacciano sul Mediterraneo, volti ad impedire la partenza dei migranti verso l'Italia attraverso l'obbligatoria permanenza nei c.d. centri di accoglienza – in realtà qualificati dall'ONU come dei veri e propri lager, in cui solo i migranti più fortunati riescono a scampare a violenze e torture.

Ancora, ci sarebbe molto da dire sulla circostanza che Salvini si sarebbe impegnato a salvare migliaia di vite nel Mediterraneo e, soprattutto, che le morti si sarebbero arrestate. Se il Viminale narrava di soli due cadaveri recuperati in mare nei primi quattro mesi del 2019, l'UNHCR parla di quattrocentodue tra morti e dispersi nel medesimo periodo, senza contare che gli approdi continuano a ripetersi giorno dopo giorno e, con essi, le conseguenti – per il momento ancora silenti - morti in mare.

Ben altro, dunque, che grasse risate: sappia Beatrix von Storch che ci sono tante differenti modalità per generare buonumore e che la massima riconoscenza attribuibile a Salvini è, allo stato dell'arte, una laurea ad Honorem in comunicazione digitale o in gastronomia.