Il SudEst

Saturday
Jul 04th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Riusciremo ad essere migliori?

Riusciremo ad essere migliori?

Email Stampa PDF

alt

di MICHELE PETTINATO

La storia ci insegna che il passaggio di ogni guerra lascia sempre delle pesanti macerie e fa nascere nell’animo l’obbligo morale di ricostruire quanto è stato distrutto.

La guerra epidemica che abbiamo vissuto nei mesi scorsi, tutt’altro che conclusa se si pensa alla possibilità di una nuova ondata in autunno, ci interroga quali saranno le strategie economiche e sociali per rimettere in piedi l’economia nazionale. A pagare, come sempre, è la fascia debole della popolazione.

 

A dircelo sono i dati forniti dalla Caritas e dall’Istat. Da marzo a maggio, quasi 450 mila persone, di cui il 61,6% italiane sono state assistite dalla Caritas. Di queste, il 34% rappresentano i “nuovi poveri” ovvero persone che si sono rivolte per la prima volta alla Caritas. Inoltre, 92mila famiglie hanno fatto richiesta di accesso a fondi diocesani mentre 3mila famiglie hanno usufruito di attività di supporto per la didattica a distanza e o smart working.

Sul fronte del lavoro, secondo l’Istat, il livello di occupazione è sceso di oltre mezzo milione di unità mentre le persone inattive sono salite di circa 900 mila unità. Era chiaro sin dall’inizio che l’emergenza epidemica avrebbe fatto soffrire la già sofferente economia italiana affondata da decenni di debito pubblico.

Quello che non può essere accettato è invece quel diffuso sentore di povertà che, come sempre, colpisce i più fragili. Non bastano sicuramente i bonus elargiti dal Governo ma servono politiche quanto mai “rinnovate” per risollevare una economia che esce stancamente da una situazione di guerra.

E’ troppo sognare una Confindustria finalmente collaborativa e non succube dei propri interessi? Negli ultimi decenni, la potente organizzazione industriale ha spesso lavorato contro gli interessi nazionali. Vogliamo ad esempio contare tutti gli imprenditori che hanno portato i loro soldi all’estero pretendendo poi aiuti di Stato e vivendo di commesse pubbliche? E’ troppo immaginare la nascita di una nuova classe imprenditoriale che guardi finalmente ad una visione solidale dell’economia, per una crescita dell’intero comparto sociale italiano?

La politica, è chiaro, faccia la sua parte. E la parte riformista di quella politica sia più attenta alle esigenze dei più fragili. Nel secondo dopoguerra, la rinascita dell’economia italiana avvenne anche perché tutte le classi sociali furono coinvolte nel processo di rinascita. Il mondo dell’impresa era guidato da uomini che avevano compreso che la stessa rinascita industriale non poteva fare a meno del coinvolgimento di tutti i ceti sociali.

L’attuale emergenza economica del “post-Covid” chiede di mettere in campo quello stesso spirito solidale. Ma l’Italia di oggi è pronta a questo? Riusciremo ad essere migliori?

Fonte: il parlamentare.it