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Il 25 aprile oggi

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di LAVINIA ORLANDO

Per ricordare degnamente la Festa della Liberazione non si può che partire da una notizia che ha particolarmente colpito le cronache politiche degli ultimi giorni: la presenza tra i nominativi selezionati da Fratelli d'Italia in occasione delle elezioni europee di un candidato da cognome e nome alquanto altisonanti: Caio Giulio Cesare Mussolini.


Trattandosi non di banale omonimia, ma del pronipote del Duce, nonché cugino della più famosa Alessandra, che sarà anche lei proposta, in quota Forza Italia, al Parlamento europeo, la sua candidatura riaccende i riflettori, proprio in occasione del 25 aprile, sull'importanza di continuare a parlare di antifascismo, pure a distanza di quasi ottant'anni dalla sconfitta del regime.

Nulla contro il candidato di Fratelli d'Italia, perché non sarebbe corretto valutare un individuo dal cognome che abbia la (s)ventura di portare – almeno fino a quando parole o azioni del signore in questione non depongano in senso inverso – resta aperta la questione relativa all'attualità della vicenda che ha condotto alla fine del regime nazifascista nel nostro Paese e, dunque, all'estrema necessità di continuare a divulgarla.

Considerando che tale esigenza sorgerebbe naturalmente anche in condizioni ordinarie, è chiaro che il bisogno si accresce, a maggior ragione, visto l'incremento esponenziale, non solo di forze politiche esplicitamente o implicitamente inneggianti al Ventennio fascista, ma dei seguaci delle stesse, nella maggior parte inconsapevoli nostalgici di un'epoca che non merita di essere cancellata per la sola ragione di evitare, proprio attraverso un approfondito ed accurato racconto, una sua riproposizione.

La circostanza che il Ministro dell'Interno Salvini non faccia altro che deridere chiunque lo spinga a notare che, oltre a trattare di presunte invasioni di migranti, dovrebbe altresì interessarsi di rigurgiti fascisti, rafforza l'esigenza di ritornare ad occuparsi della questione – anche perché, è quasi inutile ripeterlo, il vice premier, non solo pesca consensi da quel bacino, ma lo rafforza con le quotidiane sortite volte a fomentare odio ed intolleranza tipici di qualsivoglia regime.

Non è, tuttavia, il solo razzismo montante a rappresentare un chiaro segnale della necessità di adoperare il 25 aprile quale momento fondamentale al fine di supportare le basi della nostra democrazia. Basti riferirsi al linguaggio che sembra essere tornato indietro nel tempo – si pensi al Capitano, appellativo utilizzato dai seguaci di Salvini per elogiarne le “gesta”; si ragioni, inoltre, intorno al discredito di studio e ricerca, soprattutto con riferimento agli intellettuali c.d. di sinistra, presi di mira dal Ministro dell'Interno e, a catena, da tutti i suoi seguaci; si consideri, ancora, il continuo richiamo alla patria, alle radici cristiane, al popolo italiano quali elementi fondamentali a tutela dei quali la politica dovrebbe spendersi.

Basterebbe una veloce ricerca per verificare quanto gli elementi appena indicati siano solo alcuni tra i fattori tipici di una fase storico-politica di cui l'Italia non dovrebbe avere alcuna nostalgia e che, invece, continua ad essere richiamata anche da chi è ora al governo, implicitamente col registro semantico visto ed esplicitamente col rifiuto più totale ad adottare le necessarie contromisure, se non addirittura con la chiara tecnica di mistificare la storia, giungendo ad equiparare partigiani e fascisti, come precisato di recente da Salvini.

Alla luce di tali considerazioni ed in totale dissenso con chi regge oggi le sorti del Paese, occorre accrescere il rilievo del 25 aprile, non limitando manifestazioni ed approfondimenti alla sola giornata in cui è consacrata la Festa civile, estendendone, al contrario, la portata e, soprattutto, urlando a piena voce similitudini e comparazioni tra ciò che fu e ciò che è attualmente, al fine di favorire la formazione di quegli anticorpi che in molti, per demerito o mala fede della politica o per giovane età sembrano aver perso o mai sviluppato.