Il SudEst

Friday
May 25th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Politica Politica Il nuovo governo “giallo verde”

Il nuovo governo “giallo verde”

Email Stampa PDF

alt

di LAVINIA ORLANDO

Ci siamo (forse).

Pare che, dopo una lunga attesa, durata più di due mesi, l'Italia potrebbe avere un nuovo esecutivo, per l'occasione denominato “giallo verde”.


Alla luce dei vari tentativi che si sono succeduti in queste lunghe settimane, si potrebbe dire che il nuovo possibile governo sia quello dell'ultima spiaggia e del “qualsiasi sia purché si faccia”, secondo un processo ben lontano da quello a cui eravamo abituati. Non esistono più né destra e né sinistra, concetti per molti ormai desueti, tanto da rendere necessaria una sostituzione con “vecchio” e “nuovo”.

L'acme di tale nuova prassi si raggiungerà nei prossimi giorni, quando il programma elaborato dal tavolo composto da Movimento Cinque Stelle e Lega (su cui a breve si dirà) verrà sottoposto ad una sottospecie di surrogato di votazioni, che si sono svolte on line tra gli iscritti alla piattaforma grillina (solo centinaia di migliaia a fronte di quasi undici milioni di voti presi dal Movimento alle scorse elezioni del 4 marzo) ed in banchetti (circa mille) fisicamente allestiti dai leghisti in giro per l'Italia.

C'è poi il programma (“Contratto per il governo de cambiamento”), sulla cui elaborazione si sono raggiunti punti di “innovazione procedurale” degni di nota. Di Maio e Salvini non hanno fatto altro che sottrarre molti dei propositi presenti negli originari testi - quelli, per intenderci, sottoposti agli elettori il 4 marzo, per giunta, almeno nel caso della Lega, unitamente a Forza Italia e Fratelli d'Italia. I propositi salvati dalla tagliola sono stati poi semplicemente addizionati ed inseriti nel contratto che dovrebbe rappresentare il programma politico del nuovo esecutivo. Ci sarà tempo per disquisire, nel merito, dei punti presenti; ci si limiti, per il momento, a considerare le tante versioni che, nel corso dei pochi giorni di elaborazione, sono state pubblicate, con altrettante differenti idee, a seconda delle varie elaborazioni, su TAV, rapporto con l'Europa e tassazione, in una sorta di mercanteggiamento non di altissimo livello, per poi giungere ad abbandonare l'idea di uscire dall'Euro, inserendo il reddito di cittadinanza (che fa felici i grillini) e la flat tax (secondo quanto richiesto dalla Lega) ed aggiungendo, come punti comuni, il superamento della legge Fornero e modifiche al Jobs Act.

Rispetto a tale situazione, si inserisce anche lo strano rapporto della Lega con gli (ex) alleati del centrodestra, Fratelli d'Italia e, soprattutto, Forza Italia. La situazione continua ad essere ambivalente e, sebbene la volontà di Salvini sia quella di tenere i piedi in entrambe le scarpe, la liaison col redento Berlusconi, per quanto possa risultare naturale collocandosi sia la Lega che Forza Italia a destra, da un altro punto di vista risulta surreale, posto che, a livello programmatico, soprattutto con riferimento al rapporto con l'Europa e con i suoi vincoli, non risulta esserci molto di simile.

Indipendentemente da ciò che accadrà nei prossimi giorni, il minimo comune denominatore di tutte le alternative possibili – nascita di un governo sostenuto dal Parlamento, nuove elezioni o esecutivo del Presidente – resta l'apparente inutilità delle elezioni del 4 marzo, che hanno affermato una volontà di cambiamento che, nei fatti, si è trasformata in sostanziale immobilismo e, circostanza ben più grave, in un'impossibilità di procedere alla realizzazione dei programmi elettorali espressi durante la lunghissima campagna elettorale che le ha precedute.

Come appendice al tutto, resta una sostanziale mancanza: gli schieramenti di sinistra continuano ad essere non pervenuti e, duole affermarlo, è plausibile che proseguano in per ancora molto tempo.