Siamo ancora liberi di manifestare civilmente?

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di MICHELE PETTINATO

Il concetto di sicurezza, è ancora un pilastro che regolamenta la nostra quotidianità? La domanda, sempre più insistente, alla luce del decreto sicurezza di Salvini, è piuttosto un’altra. La sicurezza va intesa come qualcosa di inclusivo o di esclusivo?


E’ chiaro che, su questo quesito, il decreto del Ministro dell’Interno parla chiaro. Si tratta, evidentemente di un documento che “esclude”, nel senso che elimina dei diritti, a partire da quella protezione umanitaria per i migranti che richiedono asilo e che, evidentemente, non hanno alcuna colpa, tanto meno quella di sognare un futuro diverso che, per la maggior parte dei casi, vede il suolo italico come zona di passaggio.

Proseguendo l’analisi del concetto di “esclusività”, intesa appunto come eliminazione dei diritti, nel decreto c’è una norma che, di fatto, mette un freno al diritto di manifestare. L’articolo 23 del decreto si occupa anche di disposizioni in materia di blocco stradale. In buona sostanza, riguarda coloro che occupano strade con oggetti. La norma fronteggia i frequenti episodi di blocco stradale, posti nella forma di assembramento, che potrebbero colpire una pluralità di beni giuridici. La pena prevede diversi anni di carcere.

Tradotto in italiano, questo decreto, condito da una nota di autoritarismo, non vede di buon occhio coloro che scendono in piazza e, magari, vogliono protestare con civiltà, su qualsiasi tema che riguarda i diritti di ogni cittadino. E se minimamente dovesse crearsi il rischio di blocco stradale, allora si rischia di essere incriminati per reato di blocco stradale.

E’ davvero questa l’Italia che vogliamo? In un contesto culturale e sociale dove ormai si dibatte pochissimo, era proprio necessaria questa intimidazione normativa rispetto alle manifestazioni di piazza che rappresentano il sale di una democrazia che, negli irrinunciabili confini del confronto civile e lontano dalla violenza, vede la piazza come un luogo importante per la crescita civile?

Sarà difficile aspettarsi una risposta credibile dal Ministro Salvini. Piuttosto, ci aspettiamo che una nuova coscienza civile possa risvegliare quel torpore culturale in cui siamo caduti.