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La sinistra italiana che dimentica il socialismo

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di MICHELE PETTINATO

E’ ancora buio fitto su quello che resta del centrosinistra italiano. Dal 4 Marzo ad oggi, la sensazione forte è quella di un profondo clima comatoso che non riesce più a scuotersi, ad essere propositivo anche nelle vesti di opposizione.

 

Matteo Renzi, dopo le pesanti sconfitte al Referendum ed alle votazioni, continua a tessere le fila di un Partito Democratico che, da tempo, non riesce a dare una risposta ad una semplice domanda: cosa significa essere sempre e comunque dalla parte degli ultimi?

Prendo allora volentieri spunto da una bellissima riflessione di Nadia Urbinati, docente di Scienze Politiche alla Columbia University ed autrice di numerosi saggi. La vera questione, sostiene la Urbinati, è quella che la sinistra italiana ha cessato di vivere da quando ha rinunciato alle sue radici socialiste.

Questa importante considerazione, è immediatamente evidente già a partire dal contesto europeo. La Spagna, ad esempio, non ha mai rinunciato alle sue radici socialiste, come dimostrato dal nuovo governo Sanchez che subito ha dato una lezione di dignità all’intera Europa nel dare la disponibilità ad accogliere nei propri porti l’”Aquarius”, la nave di migranti in balia del Mediterraneo.

Vi è poi una significativa visione che coinvolge non solo le decisioni politiche, ma anche gli stessi atteggiamenti individuali. In che misura i parlamentari del PD si sentono di sinistra? Il progressivo smantellamento dei diritti, a partire da quelli del lavoro, ha reso questo Partito come una entità senza spina dorsale.

Questa identità non può fare a meno della parola “Socialismo”. Da quando essa è stata accantonata, la sinistra italiana ha cessato di fatto di svolgere la sua profonda azione politica. E non si tratta solo di gesti, ma anche di parole. Nella sinistra italiana, oggi, sempre secondo la Urbinati, è cambiata anche la geografia del linguaggio. Non si parla più di sfruttati, di cittadini privati di una vita dignitosa. La sinistra italiana oggi parla invece di umili e di ultimi, termini che inducono alla carità, incapaci di ispirare contestazione ed emancipazione.

In questa fondamentale differenza, c’è tutto un mondo da ricostruire. La sinistra oggi dovrebbe rinascere a partire dagli atteggiamenti. Promuovere la libertà dei diritti, rimuovere gli ostacoli che impediscono di progettare il futuro, ribellarsi alle diffuse ingiustizie sociali ed economiche.

E’ proprio questa la radice socialista che la sinistra italiana deve recuperare se vuole davvero venir fuori dall’oblio di valori in cui è caduta negli ultimi anni. E’ un qualcosa scritto nella storia politica della sinistra italiana e che è stato colpevolmente messo da parte negli ultimi anni. Una sfida che deve ripartire, inevitabilmente, dalla difesa della libertà e della dignità di ogni persona.