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Grillo, il M5stelle e la restituzione dei rimborsi elettorali

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di ANTONELLA SODDU

Una questione su cui occorre far chiarezza

La restituzione dei fondi dei rimborsi elettorali, cavallo di battaglia del movimento cinque stelle, rischia di trasformarsi in qualcosa che rasenta il ridicolo salvo, poi obbligare gli stessi ideatori del movimento a fornire immediate spiegazioni e/o come si usa dire in termini politici, riferire in Parlamento. Il vanto del movimento, ne fanno uno slogan tutte le volte che appaiono in TV – senza contraddittorio, devono parlare solo loro per tutta la durata del tempo che gli si concede - “Il movimento cinque stelle, ha restituito ben 42 milioni di euro di rimborsi elettorali”. Qual è la realtà, questi soldi sono o no stati restituiti e soprattutto, sono mai stati incassati? No. Né restituiti né mai incassati in quanto allo stato delle cose, non hanno mai avuto diritto a percepirli. Se prima la cosa poteva sembrare uno slogan al contrario propagato dai non sostenitori del movimento, nuovo che avanza nel nostro panorama politico, ora la faccenda prende corpo grazie ad un’interrogazione del deputato Boccadutri (Sel) posta nei giorni scorsi al Presidente del Senato, Grasso. Questo il testo dell' interrogazione: “ Chiede di sapere se Grillo e il Movimento 5 stelle ha restituito 42 milioni di euro di rimborsi elettorali, se gli stessi abbiano mai rispettato la legge che predispone il diritto ai rimborsi ai sensi della legge n. 96 del 2012 al fine poi di poter incassare ed eventualmente restituire la somma percepita, posto che la legge obbliga le forze politiche a depositare alle camere la dichiarazione dei redditi del tesoriere (in questo caso Grillo), il bilancio del M5s e in allegato lo statuto che contenga le caratteristiche conformi ai principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti. Ai sensi della legge tutto quanto va presentato entro 45 giorni dalla data dello svolgimento delle elezioni, pena la perdita del diritto”. Il 18 Ottobre scorso puntuale ed eloquente è arrivata la risposta di Pietro Grasso: “ Il Senato non ha ricevuto copia “. E non finisce mica cosi, il Presidente spiega: “Non conosco chi sia il tesoriere, non ho ricevuto né i suoi riferimenti né il bilancio del gruppo” - e precisa - “il diritto al rimborso decade ove non provveda alla trasmissione secondo i termini, appunto, di 45 giorni dalla data delle elezioni”. L' interpretazione logica del contenuto della risposta vuole, dunque, che il M5s non abbia diritto a nessun rimborso, di fatto non è mai avvenuto e, di fatto, non potevano restituite nulla. Altro elemento di non poca rilevanza è quello inerente allo statuto presentato per candidare i parlamentari che non prevedono nemmeno formalmente il rispetto della legge ravvisato nella dicitura “rispetto delle minoranze e diritti degli iscritti”. Infatti, a prova di ciò, lo abbiamo visto tutti quanto accaduto negli ultimi mesi, chi non la pensa come Grillo e vorrebbe discuterne, non può, rischia l'espulsione a mo’ di tribunali fai da te del Far West. Viene, però, da porsi e porre un altro interrogativo; Il M5s ha sempre dichiarato di aver restituito i rimborsi percepiti, nel caso, se davvero li hanno percepiti, qualcuno ha chiuso un occhio sulla correttezza delle procedure? Sarebbe il caso che Boccadutri ponesse in se un’altra interrogazione. Intanto altra mannaia si sta abbattendo sul capo del m5s. Infatti, sempre riguardo al bilancio, l'Associazione casa della legalità di Genova, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Genova accusando il Movimento di Grillo di aver incassato migliaia di euro di donazioni ai banchetti per strada senza inserire le cifre nei bilanci ufficiali. Grillo, Casaleggio, certo non si può affermare che, da chi come voi proclama massima trasparenza quanto sopra esposto lo sia a tutti gli effetti! O no?