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Due Nobel per la Pace 2018

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di CARMELA BLANDINI

Per fare aprire gli occhi al mondo

Il premio Nobel per la pace è stato voluto da Alfred Nobel nel suo testamento ed è stato assegnato per la prima volta nel 1901, come tutti gli altri premi istituiti da lui stesso. A differenza degli altri premi Nobel, quello per la Pace viene assegnato in Norvegia, e non in Svezia, perché Nobel volle che a decidere fosse un Comitato nominato dal Parlamento norvegese. Sinceramente pentito di essere diventato ricco con la sua invenzione della dinamite, che i giornali dell’epoca subito definirono portatrice di morte, lui volle che il suo premio per la pace andasse a persone degne di riceverlo per la loro prodigarsi nell’abbattimento dei conflitti umani.

Nel 2018 il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a due persone che sono due veri monumenti, perchè ciò che hanno fatto rimarrà per sempre a testimoniare quanto è orribile e indegna la violenza degli uomini sulle donne.

I premiati sono il medico ginecologo congolese Denis Mukwege che cura le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo, e Nadia Murad, una donna Yazida irachena, oggi attivista per i diritti umani, ex schiava sessuale dell’ISIS, che sterminò il suo villaggio  trucidando migliaia di persone.

La motivazione del riconoscimento "per i loro sforzi per mettere fine all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati" dice poco, ma il suo significato è grande.

Il medico Denis Mukwege è conosciuto come “l’uomo che ripara le donne” vittime di abusi  bestiali, perpetrati con la precisa intenzione di usare la violenza sessuale come un’arma di guerra.  In Congo la guerra è finita ufficialmente nel 2002, ma le aggressioni continuano tra l’esercito e i gruppi armati che si contendono le immense ricchezze minerarie del paese. Lo stupro viene inflitto in pubblico, nei villaggi, e chi cerca di fermare la violenza viene subito ucciso. Dopo aver visto quello che viene fatto subire alle donne tutti gli altri abbandonano il villaggio per il dolore e la vergogna di non aver fermato o potuto fermare lo scempio. Da quel momento chi ha le armi in pugno prende il potere nel villaggio e nello sfruttamento del territorio. Questa strategia si ripete di continuo e le donne vengono maciullate e violentate anche con l’ausilio di coltelli e fucili, la maggior parte muoiono, alcune vengono salvate. Il dottor Mukwege ne ha ricucite più di quaranta mila e racconta che è stato il periodo più penoso della sua vita.

La denuncia che il medico fa, però, è contro tutto il mondo, contro l’indifferenza del resto dell’umanità che sa benissimo, o lo immagina, che queste cose orribili avvengono, ma non se ne cura, non ne parla, non ci sono titoloni di condanna sui giornali, e  lui tristemente dice: -Il mondo ha chiuso gli occhi-.

Mukwege ha fondato nel 1998 l'ospedale Panzi a Bukawo dove accoglie e  cura le donne vittime di stupri, e ha perfezionato delle tecniche particolari per cercare di limitare le terrificanti lesioni esterne ed interne che sono state loro inferte. Da anni Mukwege è diventato l'unica voce che si ostina a denunciare, alla cieca e sorda comunità internazionale, un crimine che continua giorno dopo giorno.

L'altra vincitrice del premio Nobel per la pace 2018 è l'attivista irachena Nadia Murad (Premio Sakharov nel 2016), venticinquenne di etnia yazida. Fu resa schiava nel 2014 dallo Stato islamico. Quando fu rapita dall'Isis, quasi tutta la sua famiglia era stata uccisa. Riuscì a fuggire dopo mesi di prigionia. Nel 2016  divenne prima ambasciatrice Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani.  La sua esperienza è stata raccontata nell'autobiografia L'ultima ragazza, edito da Mondadori.

Nadia Murad ha avuto il coraggio di raccontare cosa le è stato fatto nei mesi di prigionia, gli abusi collettivi, le torture, la schiavitù, il disprezzo, la sua sofferenza, e ha dato voce a se stessa e alle altre vittime dell’Isis. Nei villaggi yazida le stragi e le deportazioni di donne e bambini sono continue, l’umiliazione e lo stupro vengono inflitti alle donne di continuo e con una violenza che è difficile immaginare. Nadia ha raccontato all’ONU la sua storia, senza mai esitare, senza nulla togliere e nulla aggiungere e, sicuramente, tanti si sono commossi. Ma nessuno avrebbe potuto aiutare Nadia a riprendersi la sua vita e la sua dignità se, per prima, lei stessa non si fosse data coraggio sfidando la morte per fuggire e raccontando la verità che il mondo, cieco, non conosce o non vuole conoscere.

Due premi Nobel per la Pace a due persone straordinarie che, dopo averli conosciuti, non possiamo e non potremo dimenticare per la loro grandezza d’animo, per la loro sensibilità e delicatezza  nel volere alleviare e raccontare il dolore delle donne che il mondo non aiuta.

 


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