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10 agosto 1944, la strage di Piazzale Loreto

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di MARIO GIANFRATE

10 agosto 1944, prime luci dell’alba. Alcuni partigiani detenuti nel carcere di San Vittore, vengono bruscamente svegliati.

 


Fatti uscire dalla cella, mentre li mettono in fila, le guardie infilano nelle tasche di ognuno un foglio di carta. E’ la sentenza della loro condanna a morte, emanata senza alcun processo.

E’la rappresaglia nazifascista per una bomba esplosa in Via Abruzzi: la scelta delle quindici vittime designate è casuale.

Spinti su di un autocarro, i partigiani vengono condotti a Piazzale Loreto. Trascinati giù di forza, si trovano in mezzo a un nutrito fuoco di mitragliatrici.

Questi i nomi dei quindici partigiani massacrati dal fuoco dei carnefici – il plotone di esecuzione repubblichino della “Ettore Muti” è comandato dal capitano Pasquale Cardella -: Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Giovanni Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo e Vitale Vertemati.

In un vano tentativo di fuga, Libero Temolo viene inseguito e finito a colpi di rivoltella mentre varca un portone nel quale si era illuso di trovare scampo.

I corpi martoriati delle vittime vengono esposti sul piazzale mentre i fascisti delle Brigate Nere bloccano i tram e fanno scendere i passeggeri a bordo, perché sfilino davanti ai cadaveri.

A impartire la benedizione c’è, anche, Padre Davide Maria Turoldo che, anni dopo, così ricorderà quella scena: “Noi non dimenticheremo mai il mucchio di quindici cadaveri, uno ridosso all’altro, come macerie… Quel mucchio, all’imboccatura del piazzale, accanto a un distributore di benzina, come se fosse un mucchio di bidoni. Custodito dalle ausiliarie, giovani donne che di tanto in tanto si pulivano le scarpe sul corpo dei cadaveri; mentre il sangue dal mucchio si spargeva sulla piazza… E Milano che sfilava muta… Girava intorno a quel mucchio, in silenzio e guardava. E tornava indietro. E’ stata quella la processione più lunga della mia vita; mi dicevo durante il percorso: ‘Eppure non vinceranno… Non possono vincere, non ostante i massacri…’”.

L’anno successivo, il 29 aprile 1945, su quel piazzale saranno esposti i corpi di Mussolini, della Petacci e di altri gerarchi fascisti, giustiziati dai partigiani.