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“Sulla mia pelle”

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

La vicenda di Stefano Cucchi

 

 

 


Un film può far ridere, può far piangere, può raccontare, può denunciare. Il film sulla vicenda di Stefano Cucchi non fa certamente ridere. Racconta e denuncia, lacera le coscienze, divide i giudizi. Un film che non può essere raccontato, deve essere visto. Infatti non lo racconteremo. Racconteremo le riflessioni scaturite dalla visione del film. Conosciamo tutti la vicenda di Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre 2009, durante la custodia cautelare in carcere. Una vicenda giudiziaria complessa, è ora in svolgimento l'ennesimo processo. Attendiamo la sentenza definitiva. La vicenda umana di Stefano Cucchi, è raccontata in modo fedele nel film “Sulla mia pelle”. Senza offrire verità alternative alle sentenze dei tribunali. La vicenda umana di Cucchi è un monito. E' drammaticamente facile scivolare ai margini della società ed essere marchiati a vita. Stefano ha una famiglia, una professione da geometra. Le immagini di Stefano sorridente, sono l'immagine di una vita serena. Vita serena, travolta e stravolta da un male interiore e dalla droga. La droga un demone dimenticato. La terribile piaga che ha funestato gli anni 80 e 90. Centinaia di morti. Siringhe ovunque. Il dilagare dell'HIV. La vergogna del Platzspitz di Zurigo, dove tossicodipendenti si iniettavano droga pubblicamente, autorizzati dalle autorità. Tanti normalissimi giovani, di tante normalissime famiglie, resi schiavi dalla droga, tanto da arrivare a delinquere. Il drammatico calvario delle famiglie, nel tentativo di disintossicare i propri figli. La droga è ancora un dramma, di cui si parla poco. Come si parla poco dei diritti dei detenuti. Il detenuto non diventa proprietà dello Stato, non smette di essere cittadino. Viene affidato allo Stato per scontare la pena o per esigenze cautelari. Lo Stato ha il dovere, sancito dalla Costituzione, di restituire il detenuto alla società in condizioni, sia culturali che morali, migliori rispetto a quando è stato condannato. Le manette non possono e non devono comportare la sospensione dei diritti costituzionali. Il detenuto non può essere sottoposto a punizioni non previste da leggi e regolamenti. Quando un detenuto si ammala, deve avere il diritto di avere vicino i familiari. Il diritto alle cure dovrebbe prevalere sulle esigenze cautelari, con le ovvie misure di sicurezza. Il carcere dovrebbe essere riservato ai casi più gravi, creando istituti di pena con minimi livelli di sicurezza o misure alternative alla detenzione per i reati a bassa pericolosità sociale. Il film mette anche in evidenza come molti italiani sono ostaggio di idee del passato. Non il giudizio oggettivo, ma il pregiudizio ideologico ha partorito tanti commenti sulla vicenda di Stefano Cucchi. Per i nostalgici di ordine e disciplina in salsa di manganello, Cucchi era uno spacciatore che meritava le botte. Per i nostalgici del Hazet 36 invece le forze dell'ordine sono la nuova Gestapo da combattere e denigrare a prescindere dai fatti. Non si può combattere una guerra ideologica sulla pelle di Stefano Cucchi. La questione è in realtà semplice, abbiamo delle leggi e vanno rispettate. Anche quando prevedono diritti per i detenuti. Questo è il messaggio che trasmette il film. La storia umana deve prevalere sulla vicenda giudiziaria. Non dobbiamo fermarci solo alla vicenda di Stefano Cucchi. Tanti detenuti sono in carcere in condizioni di salute precarie e con cure spesso non adeguate. Addirittura, è storia di questi giorni, siamo arrivati al dramma di bambini che muoiono in carcere. Quando saranno realizzate strutture apposite con la necessaria assistenza per le detenute con bambini piccoli ? Se un detenuto viene picchiato, giustamente protestiamo, mentre rimaniamo in silenzio davanti alla tante mancanze del sistema carcerario e molti di noi ancora non vogliono capire che arresto non equivale a condanna. Sulla pelle di Stefano Cucchi, è scritto il documento di protesta che mostra tutte le criticità che da anni aspettano soluzione. La cosa più sconvolgente della vicenda di Stefano, e il film la sottolinea con efficacia, è il fatto che è morto da solo. Nessuno dovrebbe morire da solo. De André cantava che quando si muore si muore soli. Tutti però dovrebbero avere il diritto di lasciare questo mondo, circondati dall'affetto delle persone amate e salutati da un'ultima carezza. La carezza negata a

Stefano Cucchi, è un delitto. Forse il delitto peggiore.

 

 

Credit foto www.repubblica.it

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