Rovine a Milano

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di IGOR SANTOS SALAZAR

Le fotografie esposte ci portano a un presente lontano ma provengono da un passato molto vicino.

Colpisce vedere monumenti-simbolo della nostra civiltà, come il Teatro alla Scala, sventrati, bruciati e caduti. Siamo soliti osservare quella distruzione altrove, spesso indifferenti, mentre le immagini degli edifici rasi al suolo e degli sfollati scorrono sui nostri schermi. Invece le strade delle città che abitiamo, da Gernika a Genova, da Conventry a Dresda, furono vittima della violenza folle della guerra come tante altre vengono martoriate oggi, ovunque nel globo. Gli oppressi di quelle vecchie violenze parlavano la nostra lingua, spesso erano membri della nostra stessa famiglia; passeggiavano nei medesimi luoghi dove noi passeggiamo. Per questo la mostra "Ma noi ricostruiremo", ospitata nelle Gallerie d'Italia della capitale meneghina, merita molto più di una visita. Gli scatti dell'Archivio Publifoto esposte sono testimonianza dell'orrore che si abbatté sul capoluogo lombardo nelle calde notti d'agosto del 1943, quando le forze angloamericane, dopo non poche esitazioni, decisero di lanciare morte e distruzione dai cieli, e diverse squadriglie dei Lancaster della RAF vomitarono le bombe che distrussero Palazzo Marino, la Galleria Vittorio Emanuele II, via Manzoni, Santa Maria delle Grazie e, fra tanti altri luoghi della città, anche parte della pinacoteca di Brera (le cui opere principali erano state portate al sicuro all'indomani dell'entrata dell'Italia fascista in guerra). Alcune delle immagini sono particolarmente toccanti. Gli scuri delle facciate colpite sembrano danzare impazziti, mentre le rotaie dei tram escono come risate folli dal pavimento. Il vecchio ospedale milanese, la Ca' Granda, opera del Filarete voluta dal duca Francesco Sforza, giace a terra, montagna di detriti e mura lacerati ancora in piedi. I cittadini rimasti a Milano (le vittime furono relativamente "poche", molti erano sfollati nella campagna già nelle settimane precedenti), passano accanto ai palazzi distrutti con aria malinconica, rassegnata e triste. L'Italia fascista era l'obiettivo da punire, ma i cocci divelti della chiesa di San Fedele e dei condomini di via Fiori Oscuri, a Brera, erano lo sfondo che doveva ospitare una popolazione che pagava il conto della sua stolta consegna a un regime criminale che criminalmente veniva punito. Il resto è storia nota; le fotografie in mostra, invece, sono l'inascoltato ricordo della fragilità delle nostre vite e della costante presenza della guerra nel mondo odierno.