Sedile 24 / Torrijos e la Catalogna

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di IGOR SANTOS SALAZAR

Cammino veloce tra la gente che ammira cavalieri, madonne e putti.

 

 

Per guadagnare una porta devo quasi spingere i gruppi che sentono nelle loro audioguide raccontare di vecchi re e di eserciti invitti piegati dal tempo, di buffoni e di dee. Corro quasi sopra i marmi del pavimento che riflettono la luce e i dipinti. Solo, tra la moltitudine, attraverso i secoli per guardare dall'oggi l'Ottocento, tra paesaggi romantici e signore sognanti. Finalmente giungo anch'io sulle sabbie di una spiaggia di Málaga dove il vento increspa l'onda, là dove un gruppo di uomini interpreta con dignità gli ultimi momenti della sua vita. Mi avvicino, piano, per vedere i loro volti composti, la loro elegante consapevolezza della fine. Neanche la visione orribile dei corpi senza vita di alcuni loro compagni serve a turbare la compostezza di chi ha già visto tante volte la morte. Gli anni di lotta, di esilio, di speranza si infrangono come il mare si infrange contro la costa. Al centro della composizione, come un tribuno antico, José María de Torrijos tiene per mano vecchi ministri e altri compagni, gli happy few dell'opposizione all'assolutismo e all'illegalità, da Napoleone alle forze della 'Restaurazione'. Decenni di speranza sconfitta. Tre frati tentano di confortare chi non sa che farsene del conforto, dimenticato sulla strada della prigione e dell'esilio per aver tentato di costruire un paese migliore.

Il vento soffia mentre, in perfetto ordine, un plotone aspetta che l'ufficiale, quasi un soldatino di piombo impaurito davanti all'aura del generale Torrijos, dia l'ordine di scaricare contro quei corpi il piombo che darà loro l'immortalità. Poi solo l'onda, le nuvole, il vento e il gracchiare impazzito dei gabbiani.

Alcuni visitatori si avvicinano, guardano il quadro qualche secondo e passano oltre. Altri si fermano più tempo, impressionati dalle dimensioni e dalla drammaticità del dipinto. Prima di lasciare Torrijos e i suoi uomini sospesi tra la vita e la morte nel Museo del Prado ricordo il giornale letto in una caffetteria del centro e penso alla nostra incredibile capacità di deturpare il significato delle parole e, prima di dare le spalle a quel manipolo di uomini capaci di perdere tutto per un ideale, mi riprometto di non dimenticare mai il vero significato di "persecuzione politica", di "esilio", di "libertà". Prima che l'irresponsabilità degli eredi ideologici del boia di Torrijos e dei suoi compagni riesca a manipolare del tutto l'opinione pubblica e finga con il mondo che la Catalogna è vittima di qualcuno. Altrimenti non potrò più guardare negli occhi il volto composto, elegante e fiero di Torrijos dipinto da Antonio Gisbert.