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Sedile24 / Un mattino di quiete

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di IGOR SANTOS SALAZAR

Se avesse saputo soltanto tre minuti prima il destino che lo attendeva tre minuti dopo sarebbe rimasto dove era.

O meglio. Si sarebbe limitato a rigirarsi nel letto tentando di godere ancora del tepore sotto le coperte, incredulo della possibilità che quella mattina gli offriva. Aveva saputo la sera che il viaggio a Parigi era saltato, quindi niente convegno e niente sveglia all'alba, niente corsa verso l'aeroporto e niente arco di sicurezza, niente code, niente imbarchi, niente autobus e file e folle e fifa. Perché in fondo lui aveva paura di volare.

Non doveva che rimanere a letto ma, purtroppo, quella mattina appena sveglio gli era entrata in testa una poesia di Leopardi, una di quelle imparate a scuola come una filastrocca. Non c'era verso di ricordare un verso. Quindi aveva deciso di alzarsi, prendere una sedia, aprire il vecchio volume con i Canti del vate, leggere, ricordare e tornare alla base con la preda. E poi dormire.

Tutto successe molto in fretta, come spesso capita. I libri di poesia erano in alto, sopra la narrativa russa. Salì sulla sedia e perse l'equilibrio. Nel tentativo di mantenersi in piedi appoggiò la mano sinistra su una distesa di classici in lingua portoghese. Tra Saramago e Amado non furono in grado di trattenerlo. A poca distanza, la mano destra cercava disperatamente un punto d'appoggio, che non sarebbe stato mai trovato, e scaricò tutto il suo peso sullo scaffale, che venne così a staccarsi dalla libreria, rovesciando il suo carico di prose immortali sul suo mortale corpo. Cadendo, libri e uomo trascinarono altri libri: il realismo magico non fu mai così prosaico, costringendo molta letteratura iberoamericana a cadere. La singolar tenzone tra García Márquez e Vargas Llosa scoppiò di nuovo, nel breve tratto che separava il ripiano dal pavimento. Già a terra, dolorante, coperto di libri, con la libreria rovinata e il suo ordine violato, alzò lo sguardo verso lo scaffale più alto. Da lassù i poeti lo guardavano con scherno. E lui, come un passero solitario sotto il monumento di Dante (i tre volumi della Commedia dominavano l'insieme), in quella finta quiete dopo la tempesta, ricordò il verso di colei che sembrava ricordare quel che lui aveva dimenticato.

Ancora sdraiato a terra, bestemmiò.