Il SudEst

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Aug 09th
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Contro la Fama

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di IGOR SANTOS SALAZAR

Talvolta la storia dell'arte lascia aperto l'uscio a interrogativi pieni di fascino, che col passar degli anni non trovano soddisfacente risposta e paiono attendere,

 

con la calma di chi sa di essere eterno, chi abbia voglia di perdersi nei meandri di carta degli archivi e delle biblioteche e di navigare attraverso una tradizione di studi ormai secolare. Uno di questi interrogativi riposa a Ferrara, in una sala del palazzo costruito dagli Este per schifar la noia dei loro giorni d'armi e di governo, là dove un insieme di uomini d'arte nascose le pareti di un grande salone con l'interpretazione dei mesi, compiuta tra scene di vita quotidiana, immagini auliche per esaltare il committente dell'opera, Borso d'Este, trionfi e citazioni colte e quasi magiche dei segni zodiacali e della tradizione classica a essi legata. Il tutto dipinto a fresco a secco a tempera. Tuttavia, mancano le scene da ottobre a febbraio e alcune vedute di città e di cavalieri che occupano le pareti ovest e sud del salone.

Dopo il restauro, la magnificenza dell'opera di Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti – due dei principali autori dell'Officina ferrarese, "invenzione" del genio critico di Roberto Longhi – è tornata a splendere, ma l'illuminazione nuova non riesce a far luce sui problemi di attribuzione di alcuni mesi: penso in modo particolare a giugno, luglio e agosto, ancora assegnati ad autori mirabili persi nell'oblio del tempo, a chi la tradizione accademica ha attribuito nomi di fortuna, come "maestro degli occhi spalancati" e "maestro dell'agosto", quest'ultimo, probabilmente Gherardo da Vicenza, maestro di Ercole de' Roberti. Alcune delle loro invenzioni sono stupefacenti per modernità nei panneggi e nella rivelazione dei volti, quasi da anticipare soluzioni proprie del cubismo, dell'espressionismo, del futurismo, se solo l'arte potesse, che non può, essere interpretata come una lunga scia di eventi verso la modernità: le vesti mosse dal vento di alcuni personaggi ricordano il Boccioni della scultura "Forme uniche della continuità nello spazio" (ripetuta in modo industriale nella moneta da venti centesimi italiana).

Il mese di settembre è, per una volta, il mio preferito. Non più spazio del ritorno alla routine, alla scuola, all'autunno e alle sue malinconie cadenti, ma allucinata interpretazione di una scena, la fucina di Vulcano, presente in capolavori successivi, come nel dipinto di Velázquez oggi al Prado. Gli accademici discutono ancora se deve essere considerata opera di Ercole de' Roberti (ipotesi che più consensi ha destato tra gli storici italiani), di Gherardo da Vicenza o di altri. È vero che le vesti dei personaggi presenti nel fregio della bilancia ricordano la predella del Polittico Griffoni dipinta da de' Roberti. Come nel salone dei mesi, anche per il polittico bolognese – oggi ricostruito in mostra a Bologna dopo lo smembramento subito nel Settecento che portò ogni tavola a collezioni e musei diversi del mondo – de' Roberti fu chiamato a lavorare insieme a Francesco del Cossa, giunto nella città felsinea perché in rotta con il signore di Ferrara proprio per il pagamento degli affreschi di palazzo Schifanoia, da del Cossa considerati al di sotto della qualità del suo ingegno. Tuttavia, la forza della composizione di alcuni particolari del mese di settembre, la scena della fucina con la torsione dei corpi e la tensione degli atteggiamenti dei Ciclopi e di Vulcano; l’espressività del personaggio posto sopra la bilancia, sul punto di far deflagrare se stesso nel Quattrocento padano, ben potrebbero sposarsi con la mano e la qualità pittorica di Gherardo da Vicenza... Non pare troppo azzardato pensare a maestro e allievo al lavoro assieme e solo la nostra abitudine, modernissima e romantica al contempo,  di voler dare sempre un nome certo al genio dietro l'opera spiega l'acceso dibattito sull'autorialità.

Da parte mia preferisco sedermi nella penombra del salone e guardare in silenzio personaggi che, vivendo ancora, tanti secoli vissero dopo essere stati dipinti da un gruppo eccezionale di pittori di cui la Storia ha voluto esaltare, soltanto, la fama di pochi.