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Angela Romano, bambina di nove anni

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di MARIO GIANFRATE

Fucilata in Sicilia  dai bersaglieri d’Italia per rappresaglia dopo la “rivolta dei catrara”


Nelle contraddizioni e nelle contrapposizioni che caratterizzano la nascita dello Stato unitario, legate soprattuttoe ai fenomeni  del secondo brigantaggio e, dell’indipendentismo in Sicilia, si inseriscono i gravi sono i fatti di sangue che si svolgono proprio nell’isola,  a Castellammare del Golfo, nei primi giorni dell’anno 1862.

Gli avvenimenti noti come la rivolta dei cutrara, trae origine dalla introduzione della legge sulla leva militare obbligatoria, dalla durata di sette anni, naturalmente invisa ai contadini meridionali perché sottraeva ai lavoro nei campi – unico possibile sostentamento delle famiglie a causa della miseria diffusa e dalla mancanza di lavoro- , mentre si assisteva all’esonero da tale servizio dei giovani rampolli della borghesia, in buona parte riciclatasi nel  nuovo assetto istituzionale, cosa resa possibile dal pagamento  di amministratori corrotti che, con false pratiche, predisponevano la dispensa dall’obbligo di servire la Patria.

L’insurrezione popolare avviene nel pomeriggio del 2 gennaio: diverse centinaia di giovani scendono in piazza per protestare contro i favoritismi e i privilegi riservati ai figli dei ricchi – divenuti liberali - , guidati dai capipopolo, Francesco Frazzitta e Vincenzo Chiofalo.  La manifestazione, però, degenera quasi subito: la massa dei rivoltosi invade gli uffici del municipio e uccide il commissario della leva, tale Bartolomeo Asaro e Francesco Borruso, comandante della Guardia Nazionale.

La reazione del Governo è durissima: per sedare la rivolta e far luce sui delitti,  il generale Giuseppe Govone  invia  sul posto un battaglione di bersaglieri agli ordini del generale Pietro Quintino, ex garibaldino.  Alla insulsa violenza dei manifestanti, i bersaglieri rispondono con una altrettanta ingiustificata e ancor più spietata violenza, ponendo in atto un eccidio che non ha giustificazioni e macchia d’infamia l’esercito del nuovo Stato, alimentando una serie di altre polemiche.

Per rappresaglia, nella campagna di  contrada Fraginesi, il giorno successivo, 3 di gennaio,  vengono fucilati dal plotone di esecuzione, dopo un processo sommario con l’accusa di avere legami di parentela con gli indipendentisti o, semplicemente, di familiarizzare con essi, sette inermi cittadini. I loro nomi  desunti da Castellammare del Golfo. L gennaio 1862 di Francesco Bianco, (Editrice UNI Service, 2008), sono:  Maria Crociata, una ragazza non vedente di 30 anni; Marco Randisi, bracciante analfabeta di 45 anni; Benedetto Palermo, sacerdote che, rimasto a terra agonizzante per quasi un’ora, è finito da un bersagliere, mosso da pietà, che gli infila la baionetta nella gola;  Angela Catalano, vedova di 50 anni; Angela Calamia, una disabile di 70 anni  ; Antonino Corona, anch’egli disabile di 70 anni.

A essi va aggiunta, e questo rende l’eccidio ancor più ripugnante,  una bambina, Angela Romano, di soli 9 anni.

La sua breve esistenza è racchiusa nel Liber defunctorum del 3 gennaio 1862 e trascritto nei registri della Chiesa Madre di Castellammare del Golfo: Romano Angela, figlia di Pietro e della consorte Giovanna Pollina, all’età di 9 anni , alle ore 15 circa di oggi in Castellammare, rese l’anima a Dio senza i sacramenti, nella villa della cosiddetta Falconera, poiché fu uccisa dai soldati del Re d’Italia. Il suo corpo è sepolto nel nuovo camposanto.